Anteprima Angel's egg

Un delirio onirico o la maestosa espressione di un genio?

anteprima Angel's egg
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Frutto della collaborazione tra due maestri come Mamoru Oshii e Yoshitaka Amano, Angel's egg è una pellicola surreale e magica. Uscita nel lontano 1985, vede la presenza del talentuoso illustratore, tra l'altro, di vari Final Fantasy al character design, e la direzione dell'autore di capolavori dell'animazione, su tutti il dittico di Ghost in the shell. Prodotta dallo Studio Deen e dalla Tokumaa Shoken, è una delle opere meno note di Oshii, ed è incredibilmente ancora inedita in Italia, solitamente ben disposta verso le opere del regista. Amano si è occupato anche della direzione artistica insieme a Shichiro Kobayashi, e il fascino tipico del suo tratto è ben presente nelle immagini, ammantate di uno stile virtuoso e sinuoso, ma incredibilmente efficace e adatto alla storia narrata. Perchè non ci troviamo dinanzi ad un semplice film d'animazione, ma bensì un qualcosa che travalica le vie stesse dell'arte per gettarsi anima e corpo nel complesso e incredibile mondo del surrealismo più ispirato.

Desolate visioni

In un mondo desolato, vittima probabilmente di un conflitto atomico, due figure assai diverse incrociano i propri destini: una strana bambina che porta con se un uovo, e un misterioso guerriero dai capelli bianchi armato di un avveneristico fucile a forma di croce. L'uomo mostra da subito uno strano interesse verso l'oggetto tenuto con tanta cura dalla ragazzina, che sembra morbosamente legata ad esso. I due, dopo il primo incontro, si muovono in una città deserta, dove ombre di giganteschi pesci vengono inseguite da una sorta di esercito fantasma, che sembra del tutto ignorare i due viandanti. Cos'è successo anni prima, quale catastrofico avvenimento ha condotto il mondo alla rovina? Il guerriero sembra conoscere parte della verità e racconta alla sua compagna di viaggio di un gigantesco albero, della genesi e della costruzione dell'arca di Noè. Sarebbe stato un enorme volatile, il cui destino nella leggenda è incerto, ad aver causato l'inizio della fine.

Il genio e la follia

Un delirio onirico o la maestosa espressione di un genio? Entrambe le cose, ma d'altronde ben si sa che la pazzia artistica è da sempre insita nei Grandi. Oshii riesce a trasportare il sogno nel reale, con una lucidità ferma e ragionata, che riesce a districarsi con sapienza nei meandri più irti, lambendo il precipizio dell'inutile astrazione fine a se stessa in favore di un racconto composto e razionale nonostante l'apparenza spartana e minimale. La trama è volutamente abbozzata, e l'asciuttezza dei dialoghi, prevalicati per la maggior parte da lunghi ed eterei silenzi, contribuisce a fantasticare sull'ignoto, di cui ben poco sappiamo. Ma le poche gocce di conoscenza che ci è dato scoprire, attraverso i ricordi di un guerriero senza nome, hanno un sapore quasi mitologico nella loro importanza, tracce fondamentali di un passato oscuro e misterioso. Dicono molto più le immagini delle parole, che dipingono con tratti quasi pittorici un mondo oscuro, in cui i due protagonisti si muovono come fantasmi, nel quale sembrano gli unici sopravvissuti. Sequenze che puntano tutto sull'incrocio tra la visione e l'emozione, in un ibrido che cattura con presenze solide, e animate, di incerta provenienza e che contribuiscono ad alimentare il mistero, sorta che tocca naturalmente anche allo stupendo finale. Non mancano riferimenti e rimandi alla religione cristiana, dalla leggenda dell'Arca al fucile cruciforme, sino all'origine della creazione, di come le acque invasero il suolo. I lunghi fermo immagine si soffermano sui personaggi e i luoghi, a ricordare quel Cinema russo che gloria diede a Maestri come Tarkovsky o, più recentemente, Sokurov. Proprio l'autore dell'originale Solaris e di Stalker è palesemente omaggiato in alcune situazioni, e non può che far piacere la conoscenza e la reinterpretazione cinefila di Oshii, da sempre attento anche alla Settima Arte come mezzo d'espressione, come la sua carrierà dirà anni dopo. E questa plumbea atmosfera, di dannazione e nichilismo, si avvantaggia di un animazione e uno stile di disegno di livello sublime, nei quali Amano ha trasposto tutto il suo più puro ed incontaminato senso dell'arte, priva di fronzoli e inutili artifizi, ma diretta nel suo eclettismo visivo. Angel's egg è un'Opera quasi mistica nel suo esporsi visionario e vibrante, dove il rosso del cielo si incontra col buio grigiore della terra, e un semplice uovo può essere protetto come una ragione dell'esistenza globale.

Angel's egg L'incontro tra due Maestri ha portato alla creazione di un capolavoro visionario, debitore al cinema surrealista, intriso di reminescenze religioso-mitologiche, che fa della ricerca dell'immagine e del senso da essa trasmessa il punto cardine della sua riuscita. Tecnicamente perfetto, nonostante i venticinque anni sulle spalle, Angel's Egg è un'Opera maestosa e immaginifica, dove il senso va ricercato nella profondità delle sensazioni e dell'immaginario più che nel volutamente scarso incipit narrativo. Qui il cinema d'animazione giapponese e l'arte nel suo senso più puro del termine collidono, ibridandosi senza imperfezioni di sorta.