Anteprima Gosenzosama Banbanzai

Animeye analizza un’opera chiave dell’itinerario artistico di Mamoru Oshii

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Se avete alle spalle almeno una visione dell’opera in questione nonché una buona conoscenza dei lavori di Oshii ecco a voi una lieta lettura, altrimenti solo un invito a farvi un giro e tornare a conoscenze acquisite. Perché leggere e sparare pareri senza avere adeguata conoscenza dell’opera e dell’autore in questione è, per dirla con un eufemismo, una scemenza. Una scemenza che può portare al fraintendimento dell’opera analizzata cosi come della poetica generale dell’autore, un fraintendimento simile a quello che abbiamo potuto osservare leggendo in rete le opinioni riguardo Lamù: Beautiful Dreamer. Tutte lo indicavano come un’esaltazione dell’adolescenza eterna e nessuna come un inno all’abnegazione amorosa, pensando di legittimare ciò con le successive opere di Oshii (gli adattamenti di Gits, The Sky Crawlers,...). Il che, dato che un autore deve essere considerato anche in prospettiva cronologica, ha ben poca validità.
Spiegammo allora in un nostro articolo che Oshii nel 1984 (a 33 anni) non aveva ancora abiurato l’idea dell’amore e addurre le prove a carico fu facile, ma in quella importante recensione ricordammo anche che l’anello di collegamento tra i due periodi, quello che elucidava innegabilmente il cambiamento di sentimenti, è il misconosciuto Gosenzosama Banbanzai, serie ova del 1989 splendidamente chiarificante quanto enormemente oscura alla gran parte degli anime fans.
Con quest’articolo speriamo ora di dare una schiarita definitiva alla questione e fare un po’ di pubblicità a questa grande e ignorata opera.

Sicuramente ciò che tutti aspettavano

Non sappiamo quanti di voi abbiano mai riflettuto sul fatto che la nostra credulità nei confronti di una storia - a cui è la nostra fede a dover dare veridicità - non dipenda tanto da quanto essa sia in sé credibile ma più che altro dal nostro desiderio o bisogno di credere ad essa ...
Gli Yomota sono una tipica famigliola giapponese: padre 42enne e madre 38enne parimenti insoddisfatti della loro vita e un figlio 17enne che non trova la forza di uscire dal suo uovo e diventare adulto, un po’ uno schizzetto autobiografico di Oshii, un po’ un mezzo otaku con tanti sogni in testa.
Un giorno quando il sole splende alto in cielo e tante ragazze non aspettano che di essere corteggiato dal giovane Inumaru - che però, pur ben asserendo ciò, preferisce la reclusione - una giovane fanciulla si presenta alla porta di casa, dichiarando di essere Maroko Yomota, la nipote di Inumaru venuta dal futuro a trovare i suoi antenati. Nel prossimo capitolo il perché della sua venuta, sempre che questa storia sia vera, qui solo le disastrose conseguenze che essa ha sulla famiglia. La madre, indignata del fatto che il marito, tentato dal desiderio di poter corteggiare una giovane, la accoglie ben volentieri in casa, se ne va lasciando i due uomini soli. Tra i due il figlio Inumaru fugge via solo con la ragazza tentando, fallimentarmente, di combinare qualcosa con lei e fregandosene abbondantemente del fatto che dovrebbe essere sua nipote. Il tutto mentre, accanto ad alcune fatti che pare confermino la storia delle ragazza, ne emergono altri che la descrivono come la Grande Anarchica, una misteriosa giovane che vaga per il Giappone distruggendo allegre famigliole. I due uomini continuano a credere alla storia della giovane mentre la famiglia va totalmente in pezzi, ma forse questo è solo il segno che l’equilibrio su cui la famiglia si reggeva era precario, un fasullo simulacro pronto ad andare in mille pezzi al primo scossone.

Oshii e il (deluso) desiderio di amore

“Il corpo desidera la libertà del mondo esterno ma la mente preferisce la quiete di quel mondo isolato. È l‘indecisione dell‘adolescenza”

Ai tempi dei nostri nonni l’amore era eterno, le coppie non si scioglievano mai ed un Uomo era per la vita. Più o meno si sentono oggi discorsi nostalgici del genere, nei quali spesso ci si dimentica ( in malafede ? ) che le coppie non si scioglievano ma la donna tradita e delusa era all’ordine del giorno. Presumibilmente i nostri nipoti potrebbero pensare altrettanto bene di noi, dimenticando lo squallore di matrimoni in cui l’amore è ormai spento, e casomai intraprendere un viaggio nel passato per rivedere l’epoca degli antenati in cui c’era ancora il valore della famiglia.
Ma tanto nei discorsi di oggi quanto negli ipotetici viaggi futuri, il fulcro è un desiderio di ritrovare quell’essenza dell’amore che non si riesce mai a cogliere. Un desiderio che dovrebbe essere il motivo del viaggio di Maroko, ma che è sicuramente la causa per cui i due uomini della famiglia Yomota le credono facilmente : il padre spera di trovare in questa giovane il vero amore che non nutre per sua moglie, Inumaru la ragazza che lo prenda per mano e lo tragga fuori dall’uovo adolescenziale che non riesce ad infrangere.
Ed è proprio la storia di Inumaru, il cui desiderio d’amore andato a male conclude tragicamente la serie, ad interessare principalmente Oshii. D’altronde dalla lettura del nostro articolo su Lamù: Beautiful Dreamer e del primo paragrafo di questo, nonché da una conoscenza minima della vita di Oshii si può ben intuire come la via tracciata dal nostro circolo ermeneutico sia quella giusta per la risolutiva collocazione di quest’opera nell’esegesi del nostro autore. A questa recensione non resta ora che mettere l’accento sulla stretta corrispondenza tra il fallimento sentimentale di Inumaru e la nuova rotta che nella poetica ( e nella vita ??? ) di Oshii esso segna nonché sull’intenso finale che con elevatissima tragicità suggella ciò. In questo Inumaru ormai solo insegue Makoto, assumendosi tutto il rischio di credere che sia l’antenata destinata ad amarlo ed avere un figlio da lui piuttosto che la Grande Anarchica distruttrice delle famiglie. Ma questa scommessa decisiva finisce in una terribile sconfitta: Inumaru muore infatti assiderato nella neve mentre vaga alla ricerca di Makoto e Oshii sancisce artisticamente la sua rinuncia all’amore. Ormai il nostro rifletterà il suo sé solo in personaggi desolatamente soli: Batou dei Ghost In The Shell, solo tra i suoi libri o coll’unico affetto di un cane; i ragazzi di The Sky Crawlers forse ancora più penosi mentre si dividono tra prostitute e giostre su cui ridicolmente si forzano nel desiderio di prolungare l’infanzia.

Raffinatezze stilistiche

Sicuramente abbiamo già detto abbastanza e il desiderio di tacere completamente dell’estetica dell’opera era tanto, poiché la raffinatezza e cripticità di quella ne ha purtroppo oscurato il profondo contenuto. Ma dedicandole un ultimo e breve capitolo la ricollocheremo al posto che merita.
Un pregio delle opere di Oshii è che quasi sempre sono molto ricercate stilisticamente, il che getta sia molto fumo negli occhi dei fan sia li spinge a concentrarsi maggiormente sugli interessi filosofici più astratti del nostro a scapito di altri. Se una tale linea interpretativa ha con opere come G.i.t.s. le sue ottime ragion d’essere, si rivela però del tutto inadeguata con un opera come Gosenzosama Banbanzai. I disegni particolari e le musiche di Kenji Kawaii sono infatti si un elisir estetico d‘immortalità ma del tutto superfluo visto che questa gli era già garantita dall‘alto contenuto, mentre nelle strane storie a inizio puntate va vista la principale chiave interpretativa dell’episodio piuttosto che solo un momento di questo.

Gosenzosama Banbanzai Forse, trasgredendo l’invito iniziale, avete letto quest’articolo anche non conoscendo la serie, ora però sconfiggete la pigrizia e andate a reperire quest’opera che ha davvero molto da dire sul suo autore. Se invece siete tra i pochi che già la conoscevano speriamo di avervi fornito un punto di vista d’estremo interesse.