Anteprima Io ho visto

La pesante eredità del bombardamento atomico di Hiroshima vista attraverso la sensibilità artistica di un testimone oculare

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Lui l'ha visto!

Keiji Nakazawa è nato a Hiroshima il 14 marzo del 1939. La sua opera autobiografica più esauriente è Hadashi no Gen (Gen a piedi scalzi), tradotta come Gen di Hiroshima, che racconta la storia del giovane Gen, sopravvissuto all'inferno post atomico della sua città nel 1945. Ma prima di Gen l'autore aveva già affrontato con successo questo tema (che rimarrà centrale, vedremo poi perchè, della sua produzione) nella storia auto conclusiva Ore wa Mita (Io ho visto!)

Per approfondire

Per approfondire l'argomento si consigliano l'altro manga di Keiji Nakazawa, Hadashi no Gen (Gen a piedi nudi), conosciuto anche come Gen di Hiroshima; Una tomba per le lucciole (famoso lungometraggio dello Studio Ghibli) e la pellicola di Akira Kurosawa Rapsodia di Agosto.

Quel che resta del giorno dopo

Quarto di sei figli, Keiji Nakazawa ebbe un padre artista, pittore di professione. Fu arrestato per aver partecipato ad una manifestazione contro la Seconda Guerra Mondiale; in seguito rimase per più di un anno in prigione, uscendone provato nel corpo e nello spirito. Questa esperienza segnò profondamente il giovane Nakazawa che però, come racconta in una sua intervista, fu molto influenzato dalle idee e dal pensiero paterno. L'autore ammette che l'influenza del padre fu molto forte durante il suo periodo formativo. Il padre, afferandolo benevolmente per un braccio, era solito ripetere che “Questa guerra è sbagliata” e che “Il Giappone è destinato a perdere” chiedendo a se stesso e al figlio “in che condizioni sarà questo paese quando sarai vecchio?”. Sempre dalle parole del padre “La sconfitta in guerra porterà tempi migliori”. Tutto ciò diventa ben visibile nelle future opere di Keiji Nakazawa.
Era il fatidico 6 agosto 1945 quando su Hiroshima l'aereonautica militare statunitense lanciò la bomba atomica "Little Boy”, seguita tre giorni dopo dal lancio dell'ordigno "Fat Man” su Nagasaki. “Little Boy” uccise immediatamente il padre, un fratello e una sorella di Nakazawa, mentre la madre morì nel 1966 per le conseguenze delle radiazioni. Lo stesso Kejii soffre da allora di leucemia. A 22 anni Keiji si trasferisce a Tokyo per inseguire fino in fondo il suo sogno di diventare un mangaka. Cominciò a pubblicare le prime opere nel 1963 sulla rivista Shonen Gaho e 5 anni dopo il suo ingresso nel mondo dei manga vediamo per la prima volta comparire nei suoi lavori la tragedia nucleare di Hiroshima: era Kuroi ame ni utarete (Sotto la pioggia nera). Nel 1972 sulla più diffusa rivista di manga giapponesi, Shûkan Shonen Jump, trova invece la sua prima pubblicazione Ore ha mita (Io ho visto), breve ma intenso racconto autobiografico di 48 pagine. Grazie alla fiducia e al supporto del redattore capo Tadasu Nagano, Nakazawa torna in seguito a lavorare sulla grande tragedia atomica; nascerà così il suo lavoro più acclamato Hadashi no Gen (Gen di Hiroshima), da cui è stato tratto anche un film di animazione.

La catastrofe

L'avvelenamento da radiazioni e le necrosi provocarono malattie e morti successive al bombardamento per circa il 20% di coloro che erano sopravvissuti. Alla fine della guerra migliaia di persone morirono per via dell'avvelenamento da radiazioni, portando il totale di Hiroshima a circa 350.000. Da allora molte migliaia di persone continuarono a morire per cause legate alle radiazioni.

La scoperta della morte!

Dalle parole di Keiji Nakazawa:

"La cosa più terrificante che abbia mai visto. C'erano così tante mosche... che non potevi nemmeno tenere gli occhi aperti. Si riproducevano in maniera esponenziale per via della bomba atomica. Erano dappertutto. Orribile. E crescevano nei corpi umani! L'unica cosa che si muoveva nel cielo erano loro. Hiroshima era cenere e le mosche pullulavano".

Apparso per la prima volta nel 1972, Ore wa Mita è una storia che nasce e si conclude nelle sue 48 pagine. Venne pubblicata per la prima volta nell'appendice mensile di Shonen Jump per poi essere ristampata diverse volte e in diverse lingue nel corso degli anni. Ore Wa mita è un lavoro che segue la vita dello stesso Nakazawa durante la gioventù nell'Hiroshima post bombardamento nucleare, fino al suo ingresso nell'età adulta.
Le prima due pagine sono ambientate a Tokyo, dove inizia e si conclude la storia. Troviamo l'autore nella capitale nipponica nei giorni da esordiente mangaka. Durante una passeggiata incontra dei turisti in visita al Palazzo Imperiale. Il breve incontro sullo sfondo induce Keiji a pensare alla madre ammalata e si trova quindi ad augurarsi di poter portare la madre in visita a Tokyo. Calciando un sassolino in uno stagno, le onde concentriche riproducono le onde della memoria e comincia così il viaggio nei ricordi della tragedia che scosse non solo la sua vita e quella della famiglia, ma che sconvolse un'intera nazione (il Giappone) e fece domandare al mondo come abbia potuto l'umanità permettere qualcosa del genere: il bombardamento atomico di Hiroshima!
La vicenda torna indietro a quei giorni quando il piccolo Keiji viene svegliato dalla madre durante un bombardamento per cercare riparo in un rifugio. Affamato e senza cibo Keiji si trova costretto a rubare del cibo e per guadagnare qualche soldo la famiglia si mette a dipingere tradizionali zoccoli di legno.
Arriva così la Grande Tragedia: il 6 agosto 1945 mentre Kejii sta andando a scuola vede sorvolare sulla sua testa un bombardiere americano B-29, proprio quello che lancerà Little Boy sulla città giapponese.
In seguito al'esplosione Keiji perde i sensi e quando si risveglia ha un chiodo conficcato nella guancia. Ferito e sconvolto per la distruzione della scuola torna a casa dove trova, ad aspettarlo, solamente la madre incinta (fortunosamente salvatasi) col fratello Yasuto. Il resto della famiglia Nakazawa è morta. I fratelli si mettono così coraggiosamente a seppellire i parenti defunti ed a cercare una nuova sistemazione per loro e la madre.
Poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la sorella appena nata muore a causa delle radiazioni e attraverso una toccante cerimonia viene cremata sulla spiaggia. Il ritorno alla vita è veloce quanto irreale: Keiji torna a scuola, la casa è ricostruita ma l'indigenza della famiglia costringe il ragazzo ad andare alla ricerca di cibo, non sempre legalmente. Ma il destino è sempre dietro l'angolo. Un giorno, rovistando tra i rifiuti trova una copia del manga Shin-Takarajima (La nuova isola del tesoro) di Osamu Tezuka. É la folgorazione!
Il ragazzo comincia a scrivere e disegnare storie fino alla pubblicazione di una sua opera su Omoshiro. Keiji, stimolato, continua a migliorarsi e a disegnare fino a che un suo lavoro si aggiudica il secondo posto ad un concorso; grazie ai soldi del premio può così comprarsi la prima tavolozza di colori.
Ma la madre comincia a stare male, durante capodanno un'emorragia la costringe al ricovero e il buon Keiji fa tutto quel che può per procurarsi le medicine e assisterla. Dopo la ripresa della madre il giovane si trasferisce a Tokyo per iniziare la carriera da mangaka. Comincia a lavorare con il ruolo di assistente di Daiji Kazumine. Un anno e mezzo dopo i suoi lavori cominciano a essere pubblicati su diverse riviste e torna a Hiroshima a trovare la madre nuovamente ricoverata per poi scoprire che la donna colleziona tutte le riviste dove appaiono i lavori del figlio; commosso, Keiji chiede alla madre di rimettersi in salute per poterla così finalmente portare a visitare Tokyo. Dopo la visita materna Keiji tornando a Tokyo incontra Kimiyo, sua futura moglie.
La madre fa ancora in tempo a incontrare la promessa sposa, pochi giorni prima del suo decesso e confessa che la sua vita, nonostante tutto è ora completa. Una volta cremata le radiazioni rimaste nel suo corpo per così lungo tempo lasciano una polvere bianca invece che le normali ceneri. Keiji ancora una volta si trova così a confrontarsi con l'assurda e pesante eredità della bomba atomica e decide che d'ora in poi la combatterà dalle pagine dei suoi manga.

Io ho visto Contrariamente a quanto fatto con Gen di Hiroshima, Io ho visto è un libro sulla madre, sui sacrifici fatti dalla madre per permettere al figlio di realizzare il suo sogno, nonostante la bomba atomica: diventare un autore di manga. Forse ancora un po' acerba e non matura nel tratto ma sicuramente toccante, è qui che l'autore fissa i punti focali della sua produzione, un vero e proprio manifesto d'intenti paragonabile per sensibilità artistica e importanza storica al Maus di Spiegelman. Io ho visto è una storia toccante che affascina e allo stesso tempo schiaffeggia il lettore, raccontando il costo delle vite umane e le implicazione che il bombardamento atomico ha avuto sulle vite dei sopravvissuti.