Anteprima Kokuriko-Zaka Kara

Goro Miyazaki ritorna alla regia con un pizzico di nostalgia

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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

I racconti di Terramare, pellicola di debutto di Goro Miyazaki, figlio del più celebre Hayao, iniziava proprio con il protagonista nell'atto di pugnalare il padre. La stampa di tutto il mondo selezionò accuratamente quella scena per mettere in luce lo scarso entusiasmo dimostrato dal regista de La città incantata nei confronti dell'opera prima del proprio pargolo. Non solo gli negò ogni supporto, ma anzi si lasciò scappare più di una dichiarazione a suo modo offensiva nei confronti del lavoro del debuttante regista.
Forse non aveva ancora l'esperienza necessaria per sobbarcarsi la direzione di un lungometraggio (in effetti la sua laurea in architettura gli valse prima di allora appena la direzione del Museo d'arte Ghibli) o forse il fantasy europeggiante non era nelle corde dello studio d'animazione, fatto sta che solo con il secondo lungometraggio Goro Miyazaki ha ricevuto il beneplacito del padre, nonché decano dell'animazione nipponica. C'è anche dell'altro: i due hanno lavorato a stretto contatto per l'intera lavorazione, dialogando moltissimo, così da far comunicare le due epoche protagoniste della narrazione.
Kokuriko-Zaka Kara, infatti, si ispira ad un manga del 1980, che a sua volta si richiama, con dichiarato amore nostalgico, al 1963 dalle parti di Yokohama: ci sono la giovinezza di Goro e la giovinezza di Hayao, strette strette all'interno del lungometraggio nei cinema nipponici dal 16 Luglio.
Questo non vuol dire che la severità di un padre di antico stampo come Hayao Miyazaki sia stata messa da parte: con un pizzico d'ironia, l'emittente nipponica NHK ha intitolato un documentario sulla lavorazione della pellicola "La guerra dei 300 giorni tra padre e figlio", argomento di cui hanno rinvenuto parecchio materiale.

Bright the future

Nell'anno precedente le Olimpiadi di Tokyo, il Giappone galoppa aitante sulla scia del miracolo economico che farà dell'arcipelago asiatico la seconda economia del mondo. Il paesaggio e le abitudini delle persone si modificano rapidamente: strade dalle ampie corsie aggrediscono le colline attorno al porto di Yokohama, mentre i vecchi oggetti prebellici sono sacrificati in favore di nuovissimi manufatti di foggia occidentale. Eppure la speranza rinforza ancora i cuori certi di un futuro migliore e splendente: il mare mantiene il colore blu specchio dell'azzurro del cielo, l'erba dei prati è verde perchè l'inquinamento non domina ancora le vite degli uomini.
Tanto il manga, quanto il film, sono ammantati di una nostalgia tutt'altro che minimizzata, pronta ad esclamare a gran voce la bellezza dei tempi andati in maniera non dissimile da quanto fece Isao Takahata con Omohide Poro Poro, ambientato pressapoco nella stessa epoca.
La topografia di Yokohama è riconoscibilissima in Kokuriko-Zaka Kara, disegnata tale e quale com'era nel 1963. Nel film si intravede la zona portuale così come i suggestivi promontori adibiti a zone residenziali. Alcune scene si ambientano nello Yamashita Park, mentre ricorre più volte di lontano la Marine Tower, inaugurata proprio nell'anno in cui si svolge il film.
La protagonista di Kokuriko-Zaka Kara è Umi Matsuzaki, sedicenne dalle trecce corvine: insieme alla madre gestisce un ostello; tutte le mattine prima di recarsi a scuola issa nel giardino di casa alcune insegne marinare come auspicio per i naviganti. Il padre era un vecchio lupo di mare, scampato alle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale, ma perito durante la Guerra di Corea qualche anno più tardi.
Shun Kazama è il ragazzo di cui si innamora Umi. Di un anno più grande di lei, redattore del giornale scolastico Latin Quarter, Shun si reca tutte le mattine a scuola a bordo di una chiatta ed è proprio durante una di queste traversate che si accorge delle insegne issate da Umi. Ne nasce una storia d'amore assai innocente, prossima a quella saggiata in Mimi wo Sumaseba del compianto Yoshifumi Kondo, fatta di piccoli frammenti che ne tratteggiano l'immensa nostalgia. Un romantico giro in bici sul far del tramonto, conclusosi con un divertito capitombolo di Umi sopra Shun, oppure una scorpacciata di crocchette donate alla golosa ragazza.
Sullo sfondo vi è l'esperienza di un gruppo di ragazzi e compagni di classe di Umi e Shun spinti a lottare duramente per impedire la distruzione del loro luogo di ritrovo: un edificio dell'era Mejii realizzato cento anni prima secondo lo stile architettonico europeo.

Guardo in alto mentre cammino

Come nel caso di Arrietty, la lavorazione di Kokuriko-Zaka Kara ha subito notevoli rallentamenti tanto in fase di pre-produzione (la sceneggiatura è stata consegnata con oltre due mesi di ritardo), sia sopraTtutto in post-produzione. Gli effetti del terremoto e del disastro nucleare del marzo scorso sono stati assai seri. I frequenti blackout dei giorni successivi hanno costretto lo staff al lavoro notturno nel timore di smarrire il prezioso lavoro stipato all'interno dei server, mentre le continue scosse hanno ridimensionato la scaletta produttiva.
Il ritardo accumulato in seguito all'emergenza ha indotto lo Studio Ghibli ad assegnare l'intero personale al film di Goro, nonché il reclutamento di forza lavoro esterna, collocata nella precedente area relax. Sforzi immani per centrare la prevista data di uscita a metà luglio. Ma non sarebbe stato più ragionevole accettare un possibile ritardo di qualche mese? La risposta è arrivata forte e chiara sul finire di marzo: "allo Studio Ghibli - così si è espresso Hayao Miyazaki - siamo orgogliosi di non prendere decisioni popolari. Il postino continua a consegnare le lettere e un conducente di autobus continua a guidare il proprio mezzo nel traffico. Per questo noi continuiamo a fare film". Come a dire: è il nostro lavoro, abbiamo preso un impegno con il nostro pubblico e lo onoreremo come previsto. Un atteggiamento molto giapponese!
A riprova di ciò una particolare prèmiere del film si è tenuta nella palestra della Ofunato Higashi High School, nella prefettura di Iwate fortemente colpita dal sisma. Nonostante l'impossibilità di tornare alla normalità in tempi brevi, famiglie e liceali dell'età di Umi e Shun si sono stretti all'interno del complesso sportivo per lasciare che la magia del cinema facesse momentaneamente dimenticare loro la distruzione e le perdite. La speranza inoltre, è che la morale di Kokuriko-Zaka Kara possa ispirare una rispettosa ricostruzione della cittadina.

Hideaki Anno X Totoro

Il creatore di Neon Genesis Evangelion, Hideaki Anno, ha accompagnato Hayao Miyazaki e Toshio Suzuki nel tour promozionale a inizio luglio. Ai convenuti in cerca di autografo veniva distribuito uno sketch di Totoro firmato da Miyazaki, ma sempre più persone desideravano anche l'autografo di Anno. Inizialmente ha declinato tali richieste con la scusa "Totoro non è un mio lavoro", ma poi è stato bacchettato dal produttore esecutivo Suzuki: "ho pagato io il prezzo dello Shinkansen. Per cui fallo!".

Summer of goodbye

Lo stile grafico promosso da Goro Miyazaki è molto asciutto, specie per quanto riguarda i personaggi il cui character design è davvero minimo. Il fondale invece pullula di elementi assai dettagliati: il profilo di Yokohama all'orizzonte, le complesse architetture della zona residenziale, i modelli di auto e navi diffusi in quel periodo sono talmente accurati da ricreare un'atmosfera molto realistica.
E' lo stesso Goro ad aver premuto affinchè l'opera risultasse assai realistica, rifiutando i suggerimenti del padre che spingevano verso personaggi più affusolati ed evanescenti. Il precedente lungometraggio I racconti di Terramare fu assai criticato per un comparto grafico votato al risparmio, ricco di simbologia perchè incapace di esprimersi sul piano meramente animativo. Kokuriko-Zaka Kara non raggiunge l'estro stilistico di Arrietty, ma senza dubbio rappresenta un convinto passo avanti rispetto all'opera d'esordio del figlio d'arte.
Anche l'aspetto audio ha visto i due Miyazaki avvicendarsi: gran parte dei brani appartengono al periodo in cui è ambientato il film, ennesimo fendente menato dal fioretto della nostalgia.
Il tema principale però, è una cover di un brano degli anni '70 di Ryoko Moriyama intitolato Sayonara no Natsu, ma la splendida voce di Aoi Teshima (doppiatrice di Therru ne I racconti di Terramare, in Kokuriko è Yuko, un personaggio secondario) induce a dimenticare un simile falso storico. Ci sono tre ulteriori brani originali, le cui parole provengono direttamente da Goro Miyazaki: la canzone introduttiva Asa-gohan no Uta e la sentimentale Hatsukoi no Koro sempre cantate dalla Teshima; quindi Kon-iro no Uneri ga, basata sul componimento di Kenji Miyaza Seito Syokun ni Yoseru, dedicato agli studenti, il cui primo ritornello è stato scritto da Hayao Miyazaki e il secondo da Goro.
Difficile per un occidentale, così come per un giovane giapponese, cogliere i tantissimi riferimenti inseriti nella colonna sonora, eppure ci piace immaginare il giovane Goro ascoltare e studiare quelle canzonette che il padre fischiettava durante gli anni della sua giovinezza, quando realizzava manga nel tempo libero e ancora non era stato assunto negli studi della Toei Animation.

La collina dei Papaveri Kokuriko-Zaka Kara è ben diverso dal precedente lungometraggio di Goro Miyazaki, I racconti di Terramare. Possiede un'anima intrinsecamente giapponese: ambientato nel periodo post-bellico a Yokohama, racconta la storia d'amore tra due ragazzi, ma anche i grandi compromessi tra passato e futuro del Giappone durante il miracolo economico. La capacità di rialzarsi dopo la resa della Seconda Guerra Mondiale non deve mai dimenticare quanti hanno sacrificato la propria vita per la patria: nel periodo post-tsunami l'insegnamento veicolato dal film è ancora prezioso. Lo stile è molto semplice, più vicino al rigore di Isao Takahata che all'eclettismo scenico di Hayao Miyazaki, che ha comunque composto la sceneggiatura per il figlio.