Anteprima La Fenice

In Esclusiva per voi: La Fenice, verso il finale!

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Articolo a cura di

Testi di Fabio Succi Cimentini
Tutti quelli che si presentano come Otaku, o comunque come appassionati di fumetti, devono conoscere per contratto "il dio dei manga", ovvero Osamu Tezuka. Perciò non staremo a presentarvelo, fidatevi, se non sapete chi è dovete andare subito ad acquistare un suo manga senza perdere un secondo di tempo (consigliamo Black Jack) se invece "avete già sentito il suo nome" potete rimanere. La nostra amica Hazard, rinomata casa editrice milanese, ha il merito unico di aver portato al pubblico gran parte dei lavori di Tezuka. Di uno in particolare tratteremo oggi, forse, il lavoro più grande de maestro, l'opera che ha attraversato tutta la sua vita, sviluppata in decenni di fatica e "conclusa" (in realtà avrebbe dovuto continuare) poco prima della sua morte.
In vista della conclusione della sua opera (che terminerà con il 16esimo volume) Animeye e Hazard Edizioni hanno voluto omaggiarvi con questo speciale dedicato all'Uccello di Fuoco
E' un lavoro che ha più di trent'anni di vita: La fenice; e considerando che Osamu Tezuka, il padrino del manga, ha prodotto intorno ai 700 lavori per un totale di oltre 150.000 pagine, possiamo immaginare quanto tale produzione sia importante nella vita del suo autore. E non è semplice, valutare la vita di un pioniere, sia nella produzione a fumetti sia dell'animazione, figuriamoci poi trovare un lavoro definitivo e rappresentativo.
Ma forse, con La Fenice ci andiamo pericolosamente vicino: la spaventosa eterogeneità dell'opera spazia dal genere biografico alla fantascienza ai primi passi dello shoujo manga. Senza contare che, a livello sia tematico sia stilistico, La fenice è il lavoro più ambizioso di Tezuka, una storia dell'Universo intero che muore e risorge ciclicamente, un'elegia dell'umanità e del suo continuo bilico e della sua continua oscillazione tra autodistruzione e armonia con la vita, e scusate se è poco.
Un capolavoro insomma, e questa trattazione si occuperà della prima metà dell'opera, i primi Cicli.

Cicli che sono già abbastanza diversi fra loro e ricchi da essere sufficientemente esaurienti per farsi un'idea dell'opera. Comincia tutto con il Libro dell'Alba, una ri-narrazione libera delle origini del Giappone, per poi balzare in avanti (o a ritroso, perché è tutto in linea con la concezione buddhista che Tezuka abbraccia appieno, la reincarnazione e la successione in cicli è il criterio di movimento sia dell'universo sia delle vite umane, quindi ogni setting robotico potrebbe benissimo essere il preludio di un Giappone leggendario) nel Libro del Futuro, dove attraverso gli occhi di un uomo divenuto entità immortale si osserva l'autodistruzione di un'umanità pigra e tecnodipendente, e la rinascita della vita. Dopo il Ciclo, per ora più ad ampio raggio, la scala si restringe, tornando su un Giappone nascente nel Libro di Yamato dove la posta in gioco passa dalla vita della Terra ad un centinaio di vite destinate a un sacrificio ingiusto. Si torna nuovamente nel futuro nel Libro dell'Universo che sceglie la strada di un dramma psicologico che coinvolge pochi personaggi. Il Libro del Mito sceglie una strada ibrida tra microcosmo e macrocosmo, presentando due protagonisti, due storie antitetiche di redenzione e discesa nell'inferno, sullo sfondo di vicende storiche e intrighi di corte nel Giappone feudale buddhista.

ネ la vita è la chiave totale del lavoro di Tezuka, il concetto che ne informa l'intera struttura tematica e stilistica. Cominciando a trattare da questo secondo livello, è palese l'abilità acquisita da Tezuka attraverso una lunghissima esperienza nel campo grafico e animato, che gli permette un completo controllo della materia. Mentre il character design è stilizzato e particolarmente espressivo gli sfondi sono in parte elaborati e in parte astratti, indice della direzione che il fumetto giapponese aveva preso negli anni precedenti.
Nell'organizzazione delle vignette, invece, il mangaka si mostra incessante sperimentatore e virtuoso. Fa spesso uso di inquadrature fisse per una o due pagine, a sottolineare il dinamismo degli attori in scena, e a volte le vignette vengono infrante o si dissolvono direttamente in un flusso di ricordi (il Libro dell'Universo, che per metà si svolge in una comunicazione a distanza tra quattro astronauti separati in capsule fluttuanti, fa parecchio uso di vignette inusuali e creazioni di spazi eterodossi), e non si risparmia in zoom, metonimie, moltissimi ricorsi a vignette mute e così via. Anche nello spaziare tra registri Tezuka è poliedrico, fino al paradosso. Non è raro imbattersi in scene drammatiche interrotte da momenti di surreale anacronismo, come un uomo disperato in un fiume bollente che si imbatte nell'autore stesso, intento a fare un bagno termale, e lo scaccia a sassate. Anche in questo spezzarsi della tensione, oltre che seguire uno stile leggero convenzionale, l'autore pare affermare con forza, attraverso lo stile oltre che il racconto, la ricchezza cromatica dell'esistenza.

ネ E' un caleidoscopio pure la narrazione, piena di ricorsi, di affacciamenti ciclici di una storia sull'altra (il Libro del Futuro si conclude ripercorrendo i primi momenti del Libro dell'Alba), di reincarnazioni più o meno manifeste (dalle varie apparizioni del nasuto Saruta al continuo uso del cosiddetto Tezuka Star System, ossia il riciclo di personaggi tipici dell'autore come Rock di Metropolis), di elementi ricorrenti. Continua la presenza di una lotta tra uomini, specialmente tra il singolo e il Potere; potere che spesso cieco, è ritratto in figure chiaramente stupide o ossessionate, oppure spietatamente risolute come Ninigi, simbolo di una Storia fatta dai vincitori.
Ma parliamo del nobile animale mitologico che dà il titolo a questa epica opera, la Fenice, avatar non solo del pianeta quanto del concetto stesso di Vita, e che quindi non può che rivolgersi a figure estraniate dal potere.
A reietti, o a reduci di civiltà annientate, o a ribelli idealisti, la cui fine solitamente è il sacrificio (che si tratti della morte o di una vita eterna e solitaria, che solo dopo avere visto mondi morire e rinascere si conclude con l'unione finale all'amata), la vita parla a questi uomini non ai potenti. Non è quindi facile o consolatoria la visione di Tezuka, e la Fenice si mostra come divinità creata più per punire che non per premiare; perché alla fine il fulcro di tutto, è la scelta lasciata all'uomo. E l'uomo sceglierà sempre per il male, ciò che è facile non ciò che è giusto.
Quindi ogni scelta scellerata non implica una "lezione appresa" tale scelta non esclude che l'uomo possa, d'ora in poi, ripetere comunque i suoi errori.
Tuttavia Tezuka, come la sua Fenice, perdona e confida nella speranza.

La Fenice Questo nostro breve viaggio di presentazione culminerà con un altro (e ben più importante) zenit, ovvero l'epica conclusione della Fenice ormai giunta al suo penultimo tankobon. Hazard edizioni, in esclusiva, ci ha fatto dono della copertina del numero 15 in vendita fra pochi giorni in tutte le fumetterie. Che state aspettando? La verità è giunta!