Anteprima Le Portrait De Petit Cossette

Sfavillante horror che tanto brilla nella forma quanto è vuoto nel contenuto

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Le Portrait De Petit Cossette nasce come manga nel 2004 dalla matita di tale Asuka Katsura, di cui è l’unica opera d’una certa fama. Tale fama probabilmente si è mossa per lo più sulla scia dell’adattamento in 3 OAV che Akiyuki Shinbo, prolifico regista e anima di alcuni dei migliori risultati di Studio Shaft, decise di farne nello stesso anno di pubblicazione in manga. Qui in Italia dovrebbero arrivare entrambe le edizioni: quella cartacea c'è fin da inizio 2007 grazie a Star Comics; quella anime, oggetto del presente articolo, viene rimandata di settimana in settimana da settembre dalla Kaze ma non dubitiamo che prima o poi esca davvero. Le attese, o meglio i possibili acquirenti, sono molti: in parecchi infatti hanno visto in quest’anime ampio contenuto psicologico, pochi lo hanno bollato come un vacuo quanto ricercato sforzo calligrafico, ottimo solo se considerato nella miseria di tale categoria del vuoto.

Amore d’eterea purezza o squallido feticcio otaku?

A nostro parere buona la seconda opzione, a cui la prima serve come stampella che tiene in piedi l’abito. Comunque ecco i fatti.
Eiki Kurahashi è un talentuoso pittore in erba, per ora ancora studente di belle arti, che per arrotondare lavora in un affascinante negozio di antiquariato. In questo scopre un quadro incompiuto del XVIII secolo che ritrae una giovinetta di virginale bellezza per la quale il nostro pittore sente fin da subito una morbosa attrazione. Non passa molto tempo che la giovine comincia ad apparirgli tramite alcuni oggetti del negozio, chiedendogli aiuto per salvarla da una maledizione legata proprio a quegli oggetti da un orrido delitto. Il buon Eiki concede quindi il suo aiuto, anche se non si rende ben conto se ciò che vede e percepisce sia immaginazione o realtà. E intanto il suo amore per Cossette assume vera sostanza a scapito del sentimento d’affetto che stava formandosi verso una ragazza reale, il contrappeso sulla bilancia che misura irrazionale e reale, il sacrificio che richiede un amore di totale devozione verso Cossette.

Estetismo esasperato

Sono in due a cospirare contro un possibile spessore contenutistico di quest’opera: il regista e il genere d’appartenenza. Quest’ultimo, l’horror d’animazione nipponico, è fin troppo codificato nell’attribuzione di grande importanza all’atmosfera e nel sacrificio a questa di trama e scavo dei personaggi; il regista invece si è concesso per l’occasione ai suoi più bassi istinti estetici, mandando alla malora il contenuto ben conscio di poterselo permettere in un opera tale.
Da tali dissennate prerogative non poteva che uscire fuori uno scempio tutto fumo e niente arrosto. Ogni buon appiglio che la trama offre per inscenare veri drammi è risolto in frasi altisonanti a dir poco banali; ogni opportunità di dare spessore al sentimento d’amore che muove le fila di tutto non vuole mai elevarsi al di là di un nullo e imbarazzante rilievo psicologico: tutto l’anime è null’altro che un amour fou patinato , un ossessione tanto bella a rappresentarsi quanto vacua e aeriforme.
Tuttavia non si può dire che il regista abbia fallito o che il titolo sia pretenzioso: mai infatti si percepisce il desiderio di andare oltre una vana calligrafia. Al contrario Shinbo è riuscito in pieno nel creare un bello e insignificante affresco, questo grazie non tanto a un buon budget quanto piuttosto alla sua abilità registica, al suo esasperato gioco di inquadrature e alla scelta d’una abbagliante ed efficace fotografia.

Le Portrait De Petit Cossette Le opere enigmatiche spesso veicolano un immenso messaggio, ove le più semplici riescono a coinvolgere molto di più. Di sfuggita diciamo che un gruppo di animatori riuscì e riesce ancora nel miracolo di coniugare divinamente le due cose. Le Portrait De Petit Cossette è difficile a seguirsi, è certo carente di contenuto e davvero emoziona poco. Però farà felici gli amanti del segno al di là della cosa significata, gli entusiasti della raffinata rappresentazione del nulla. Buon per loro, gli altri lo comprino solo se si trovano alla ricerca d’un oggetto col quale saziare la propria fame consumistica.