Anteprima Ocean Waves - I Can Hear The Sea

Animeye riscopre un misconosciuto tesoro firmato Studio Ghibli

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In quest’articolo vi parleremo di una misconosciuta produzione di Studio Ghibli, notevole anche se lontana dai canoni dello studio e certo meritevole di maggiore fama: Umi Ga Kikoeru, conosciuto coi titoli internazionali di Ocean Waves e I Can Hear The Sea. Il film, tratto dal libro omonimo di Saeko Himuro, fu il primo lungometraggio Ghibli a non esser diretto da Miyazaki e Takahata: fu quindi anche il primo tentativo di cercare nuove leve per dare giovane linfa allo Studio. La giovane leva scelta fu il 34enne Tomomi Mochizuki, il motto fu “produrre velocemente, economicamente e con qualità”. Fu un mezzo fallimento: i tempi non furono rispettati, si sforò il budget previsto, la qualità non fu quella sperata o comunque non venne apprezzato il risultato raggiunto: graficamente si poteva vedere infatti un film con lo stile Ghibli ma realizzato con poca cura, mentre i contenuti furono giudicati con troppa durezza dal pubblico, forse spaesato da un prodotto atipico per la casa di Totoro.

Triangolo amoroso

Taku Morisaku e Yutaka Matsuno sono grandi amici dal tempo in cui, loro due soli, osarono ribellarsi e chiedere spiegazioni al preside della scuola per una mancata gita. Con un’amicizia intensa e di lunga data alla spalle, devono confrontarsi con il loro primo amore, che però è per la stessa ragazza. La ragazza è Rikako Muto, appena trasferitasi da Tokyo: molto bella, il regista la caratterizza col fascino e la superiorità della vita attiva ed effervescente delle città rispetto a quella più banale delle province. La sua superiorità completa con i ragazzi, negli sport e negli studi le crea antipatie tra le sue coetanee, un carattere scontroso, figlio anche di qualche dramma alle spalle, acuisce questa situazione e non le rende facili neppure i rapporti con i ragazzi. Taku, anche se la ragazza ha manifestato un po’ d’interesse per lui, è interdetto dai suoi atteggiamenti contraddittori e scontrosi, e, poiché sa anche della cotta che ha preso il suo amico, preferisce farsi da parte. Con amicizia e amore in colluttazione però si riesce a salvare ben poco anche con le migliori intenzioni, così finisce tutto con grande dolore e incomprensione ma la speranza che, medicate le ferite e levigati i caratteri col tempo, possa crearsi un rapporto almeno tra Taku e Rikako.

Sottovalutato

Un triangolo amoroso fa sempre male, anche se il rapporto è composto solo di sentimenti in boccio; un triangolo fa male soprattutto se il rapporto è la prima esperienza sentimentale seria. E tanto più tra ragazzi timidi, sensibili e che non vorrebbero ferire alcuno - i due amici - ma che casomai non sono ancora abbastanza adulti per sapersi districare in una tale situazione, tanto più se si ha qualche altro problema a graffiare l’anima - così la ragazza. Ci sono dolori violenti, sentimenti difficilmente comunicabili e tanta rabbia - soprattutto dal personaggio di Rikako - verso un mondo che non piace e delude (si veda il ritorno in città, vero e proprio disgregamento delle proprie certezze affettive), ma anche verso se stessi deboli e indecisi nell’affrontare le situazioni.
Se ne esce con molto dolore e ferite lunghe a sanarsi, in un film che è un profondo ritratto di personalità per le quali l‘età adolescenziale si è improvvisamente fatta troppo complessa. Dei tre personaggi il più interessante è sicuramente quello femminile, in cui si può osservare benissimo come di fronte alla difficoltà dei rapporti interpersonali spesso si finisca per complicarli ancor di più e poi rinunciarci del tutto, chiudendosi a riccio in se stessi tra asprezza e scontrosità.

Ocean Waves - I Can Hear The Sea Ocean Waves è un film che ci è piaciuto molto e che, non temiamo a dichiararlo, è stato purtroppo molto sottovalutato. Negli sguardi di Rikako c’è tutto il dolore dell’incomprensione degli altri, della delusione verso il mondo e anche verso se stessi che spesso attanagliano gli animi nel difficile periodo della crescita. Se non l’avete visto è ora che scopriate questo film del ‘93, casomai non prestando troppa attenzione al simbolo di Totoro che ve lo introduce: cercando in esso le tematiche Ghibli, non presenti, si finisce infatti per non vedere l’acuto e straziante ritratto delle individualità.