Anteprima Summer Wars

L'ultimo film di Mamoru Hosoda si concentra sul significato della famiglia e sulle nuove forme di comunicazione virtuale

anteprima Summer Wars
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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

"Nell'estate del 1615 nella battaglia di Osaka, combattemmo contro il vasto esercito di Tokugawa composto da 15 mila uomini"
"Eppure perdemmo!"
"Ma non possiamo combattere solo perchè abbiamo molte chance di vincere e fuggire solo perchè abbiamo poche chance di prevalere"


Summer Wars, l'ultimo film animato di Mamoru Hosoda (divenuto celebre con "La ragazza che saltava nel tempo"), ha quasi un significato didascalico e vuole metterci in guardia. Da cosa? Dai molteplici pericoli di uno sviluppo tecnologico invasivo e persistente: le nostre vite sono sempre più ogni giorno dominate dalle intromissioni telematiche di cellulari, notebook e quant'altro. Oggi come oggi un apparecchio portatile non permette soltanto di mettersi in contatto con altri individui, ma offre un numero semplicemente infinito di applicazioni e ammennicoli: dal misurare l'affinità di coppia al pagare le bollette, dall'agghindare un mellifluo orsacchiotto alla lettura delle ultime notizie.
Da apparecchio di alienazione dalla costrizione comunicativa domestica è diventato uno strumento di alienazione dalla realtà, una immissione totale all'interno di un mondo che non ci circonda, ma ci reclama sempre con maggior vigore.
Summer Wars porta alle estreme conseguenze tali problematiche, ma anziché calarle in un futuro prossimo venturo le colora di una valenza retroattiva ambientandolo nell'odierno presente (la presenza di iPhone e Nintendo Dsi non lascia scampo a dubbi).
Immaginatevi un software che sia in grado di assommare in sé i vari Facebook, Myspace, Twitter, Youtube, ecc... oltre a un numero impressionante di funzionalità, capace di raggiungere ogni essere umano essendo presente in qualsiasi dispositivo elettronico: tale software nella fantasia di Hosoda ha il nome di OZ, "ha molte somiglianze con Second Life - dichiarò il regista nel corso di un'intervista - anche se effettivamente assomiglia più a mixi", social network molto diffuso nel Sol Levante, ma praticamente sconosciuto oltreoceano. Attraverso tale applicazione avrete a disposizione in qualsiasi momento notizie, pagamenti, online business, sport, video e musica, shopping (dal cibo alle automobili): all'iscrizione vi sarà inoltre chiesto di creare un simpatico avatar, indispensabile per poter comunicare con altri utenti e partecipare ad alcuni videogame.

Questioni di campo

Kenji Koiso è un giovine particolarmente bravo con i numeri, ma una chiavica assoluta in ambito sentimentale. Trascorre buona parte del tempo libero su OZ, dove ripristina eventuali errori al codice. Gli si presenta l'occasione di diventare uomo quando la "ragazza più carina della scuola", capelli neri e occhi marroni, gli offre un lavoretto part-time nella campagna vicino Ueda. Di nome fa Natsuki. Di cognome Shinohara, ma imparentata strettamente con i Jinnouchi, una delle antiche famiglie nobili del Giappone.
Invaghitosi della bella ragazza, Kenji decide di assecondare la sua richiesta, ignaro del fatto che un innocuo "summer work" è destinato a diventare una "summer wars".
Da simili premesse prende piede l'incredibile avventura della nuova produzione Mad House, la quale ha deciso nuovamente di affidare la regia a Mamoru Hosoda.
La ragazza che saltava nel tempo, la sua opera del 2006, era un fanta-thriller con atmosfere shojo
: la chiave di volta era l'indecisione, il non saper cosa fare e come comportarsi con il fattore tempo e il suo immutabile divenire. Una ragazza, un'amore, un liceo: il soprannaturale si fonde e confonde con il reale.
Summer Wars alla fine non è poi così distante: si parla pur sempre di un'altra dimensione, non più mentale ma virtuale; di uno status non più psicologico ma artificiale. Il senso d'ansia, di oppressione è comune alle due pellicole, ma nella produzione del 2009 l'individuale è negato e lascia spazio a una meditazione collettiva.
Dal confronto tra le due opere, però, si ravvisa più di ogni altra cosa i notevoli progressi compiuti dal regista, capace ora di esprimere una trama più rilassata e priva di inutili complicazioni, un tratto grafico consapevole e uno stile maggiormente affinato. Ne ha fatta di strada da quando dieci anni fa si occupava della serie animata dei Digimon: un'esperienza totalmente rimossa nel 2006, che ritorna a galla in certe sequenze di Summer Wars (i combattimenti all'interno di OZ a fianco del campione King Kazama). Un'ulteriore dimostrazione del processo di maturazione che Hosoda ha affrontato nel corso di questi anni. Egli si è messo in discussione, non ha indietreggiato di fronte al pericolo e ha vinto la sue personale guerra estiva, quando lo scorso Agosto la sua pellicola è stata proiettata nelle sale del Giappone.

Che la guerra abbia inizio!

"Dopo l'uscita de La ragazza che saltava nel tempo, mi sono sposato" ha ammesso Mamoru Hosoda nel corso di un'intervista rilasciata ad Animenews Network. "E' stato bello, ma si sa, essendo un animatore sono abituato a lavorare in solitudine. Prendere moglie comporta doveri stabiliti dalla legge. Improvvisamente mi sono ritrovato con tutti questi nuovi membri della famiglia, e sono rimasto davvero colpito dal modo in cui funziona questa relazione. Ci vuole un grande sforzo e qualche volta è difficile andare d'accordo con questi nuovi parenti, ma è altrettanto possibile avere una stretta relazione con un perfetto sconosciuto. Questo significa molto per me". E questo risulta essere anche il secondo grande tema di Summer Wars, al fianco dei social network: la famiglia, ripresa in chiave comica e allargata. "Non ho mai veramente pensato prima - aggiunge Hosoda - di far diventare l'idea della 'famiglia' un tema di un mio film, ma in qualche modo essa è venuta a galla".
Kenji affronterà una lunga trasferta a fianco della signorina Natsuki alla volta di un placido paesino di campagna presso Ueda. La famiglia di lei abita presso una sfavillante dimora medioevale dalla forte connotazione tradizionale: pavimenti in legno, ampi spazi, poche pareti, tavoli bassi, ecc...
L'origine nobiliare dei Jinnouchi impone una concezione della famiglia profondamente gerarchica in base all'anzianità: il rispetto per la famiglia e per i suoi componenti è il primo valore che si insegna ai nascituri.
Ogni anno tutti i componenti di questa comunità si ritrovano nell'antica dimora per festeggiare il compleanno dell'anziana nonnina, Sakae Jinnouchi, indiscussa capofamiglia: per i suoi prestigiosi novant'anni sono giunti parenti da tutto il Giappone. E' in questi momenti che la famiglia si stringe e trascorre del tempo insieme: giocando ad Hanafuda (gioco di carte molto praticato in Giappone, simbolo di un forte attaccamento alle tradizioni), facendo il tifo per la locale squadra di baseball, preparando deliziosi pranzetti da gustare tutti insieme.
Le cose precipitano per Kenji quando viene presentato a tutta la famiglia come il fidanzato di Natsuki: la natura del suo "lavoretto estivo" si dispiega a lui con tutto l'imbarazzo immaginabile. E come "presunto" compagno della giovane egli viene presentato all'intero parentado.
Non sono tanto i singoli a raffigurare l'astrusità dei Jinnouchi, quanto la baraonda collettiva: "per via delle loro dimensioni, grandi famiglie significano caos costante - spiega Hosoda - e il presentimento di essere travolti ogni secondo da una nuova relazione è palpabile. Le famiglie in Giappone oggigiorno tendono a rimanere di piccole dimensioni [il problema della bassa natalità è molto grave sia in Giappone che in Europa, Italia in particolare], quindi io credo che una famiglia di così grosse dimensioni [come quella appunto presentata nel film] è ancora più sconcertante".
Tanto il nucleo familiare, quanto il concetto stesso di famiglia saranno messi a dura prova da due tragedie, connesse tra loro, che sconvolgeranno il senso stesso delle loro vite.
Una notte, infatti, la rete OZ viene messa a durissima prova da un misterioso avatar che si fa chiamare Love Machine: "un'Intelligenza Artificiale che ruba gli account" degli altri utenti, a cominciare proprio da quello di Kenji, risucchiato attraverso un inganno cripto-matematico.
Il nemico paralizza l'intera rete virtuale e ciò, attraverso un effetto domino (Hosoda usa effettivamente tale immagine, insieme a quella di una serie di biglie del biliardo colpite da una sola di colore bianco), ha forti ripercussioni anche sul mondo reale, in quanto quest'ultimo è integrato e gestito via OZ.
Nel parapiglia generale, sarà l'anziana Sakae ad organizzare la resistenza familiare e opporsi alla minaccia che tanto virtuale non è: priva di rudimenti informatici, fa valere il passato bellico della famiglia per spronare i Jinnouchi a dare il meglio di sé. "Emergenza! Come un'invasione nemica" esclama a un certo punto; essa tende un filo tra il passato e il futuro, il suo coraggio proviene dalle tradizioni e dal retaggio feudale. Forte senso di responsabilità e senso del dovere. Certi valori non passano mai di moda, non vanno incontro alla senilità: rappresentano l'unico collante per aggregare l'intero nucleo familiare.

Orgoglio della famiglia

Uno dei grandi meriti di Summer Wars è l'equilibrio, quasi perfetto, raggiunto dalla sceneggiatura: perfettamente ammezzata tra un ottimismo verso un futuro di interconnessioni e scambi continui e una nostalgia verso un passato genuino e sincero (computer e apparecchiature portatili da un lato, cavallette e filari dall'altro). Non si può certo far finta di niente: "Internet è dappertutto e le persone che hanno visto cosa è accaduto ne stanno ancora parlando". Le inutili complicanze del plot de La ragazza che saltava nel tempo, tra triangoli amorosi e siparietti cronologici, scompaiono di colpo da Summer Wars: Hosoda riduce con criterio l'elemento adolescenziale e lo declina in forma comica e dismessa nella commedia degli equivoci tra Kenji e Natsuki. Direttamente entrato nella routine sentimentale del matrimonio, il regista riesce a trarre ugualmente un barlume di poesia e lo piazza in una intensa e poetica scena verso la metà del film: nel cercare conforto a seguito di un tragico avvenimento, la ragazza, in un pianto a dirotto, stringe dolcemente e spontaneamente la mano del "presunto" fidanzato. La cupezza del momento viene caldeggiata da una mirata scelta registica: il buio è sceso sui Jinnouchi, ma l'azzurro del cielo e il verde delle colline ridanno immediata speranza.
L'aspetto registico e la caratterizzazione grafica sono assai personali. Simili per certi versi alla precedente opera del regista, l'ispirazione primaria deriva dai classici dello Studio Ghibli. "Sono stato e rimango tutt'ora un grande fan dei lavori di Hayao Miyazaki. Ho trascorso molto tempo quando ero ragazzo nel vedere i suoi film" ha ammesso con grande ammirazione Hosoda. Tuttavia l'asciuttezza delle forme e dei colori rimandano piutosto a Umi ga Kikoeru di Tomomi Mochizuki, per quanto i fondali bidimensionali, calati in un'atmosfera agreste, presentano familiarità con i lavori di Kazuo Oga (Il mio vicino Totoro, Omohide Poro Poro).
Altri vogliono trovare correlazioni con lo stile "superflat" di Takashi Murakami: sopratutto nel tinteggiare OZ, dove i colori diventano meno sfumati e più eleganti, in molti hanno riconosciuto un trasporto di molte idee manifestate da Murakami nelle sue riflessioni su arte e società nipponica. "Ho grande rispetto per Murakami e il suo lavoro - ha ribadito Hosoda - Tuttavia, non ho disegato l'aspetto di quelle scene con il suo stile in mente. Semplicemente, è molto semplice e pulito - non vi sono praticamente gli sfondi, solo layering compositing e gli effetti - e semplicità visiva"

Summer Wars Rispetto. Rispetto per la famiglia, rispetto della libertà altrui. In un cozzare fra tradizione e tecnologia, Mamoru Hosoda (La ragazza che saltava nel tempo, 2006) dimostra tutta la sua maturità artistica. Rispetto alla pellicola precedente mostra i progressi effettuati attraverso un'equilibrata sceneggiatura, un tratto grafico pulito e originale (notevoli i richiami ad altri artisti, da Miyazaki a Murakami). Summer Wars prova a chiedersi dove ci condurrà l'infatuazione per i social network e come contrastarla: il rischio è di perdere coloro che più amiamo, siano essi avatar o persone fisiche.