Anteprima The little girl who conquered time

La prima trasposizione cinematografica del racconto da cui ebbe origine anche l'omonino anime del 2006.

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Molti conosceranno la recente trasposizione animata, La ragazza che saltava nel tempo, bellissimo anime datato 2006. In pochi però sanno che questi altro non era che un "remake" animato di un film del 1983, di Nobuhiko Obayashi, talentuoso ed eccentrico regista giapponese, autore di alcuni e veri propri cult psichedelici come Hausu e Futari. Storia a sua volta tratta dal racconto di Yasutaka Tsutsui, che venne pubblicato tra il 1965 e il 1966. Ci è sembrato perciò giusto riportare agli onore delle cronache la prima trasposizione cinematografica, purtroppo ancora inedita nel Belpaese. Nei panni della bella protagonista troviamo Tomoyo Harada, al suo esordio cinematografico di una carriera in seguito relativamente fortunata.

Indietro nel tempo

Kazuko (Tomoyo Harada) è una sedicenne come tante, piena di sogni, infatuata di Kazuo un suo compagno di classe, che conosce sin dall'infanzia. Un giorno, mentre sta pulendo il laboratorio di scienze della scuola, ha un incidente e sviene. Tornata a casa, si accorge di poter viaggiare nel tempo, senza però controllare questo incredibile fenomeno. Si trova così trasportata nel passato, e a rivivere lo stesso giorno. Racconta la sua incredibile esperienza a Kazuo e all'amico Goro, che cominciano a crederle dopo che la ragazza prevede davanti ai loro occhi il terremoto che ella aveva già vissuto il giorno precedente. Ma non sembra l'unica ad avere questo potere, e la scopertà della verità sarà per lei più scioccante di quanto potesse immaginare.

Innocuo ma godibile

Il film di Obayashi non è sicuramente tra i migliori dell'autore nipponico. Ciò nonostante rimane una tenera e romantica favola sul mondo dell'adolescenza, impreziosita da interpretazioni più che discrete che riescono a tenere alta l'attenzione fino al twist finale. Assai lontano dallo stile folle e geniale del regista, che qui si pone passivamente allo svolgersi degli eventi, lasciando trapelare poco della sua carica stilistica, e limitandosi a trasporre senza infamia e senza lode la bella storia originale. Più che altro, il maggior difetto imputabile, se così può esser definito, è che la pellicola risente eccessivamente del peso del tempo, risultando datato nonostante siano trascorsi "solo" una trentina d'anni dalla sua uscita. Cosa rimane quindi oltre all'evolversi narrativo? Sicuramente le invenzioni visive godono di alcune sequenze altamente ispirate, che mettono in mostra il talento visionario e surreale di Obayashi, che danno il meglio di se verso il finale, tra i momenti più memorabili del film. Inoltre gli anni '80, traspaiono da ogni fotogramma, regalando più di qualche piacere a chi li ha vissuti. Il comparto tecnico è baciato da una fotografia davvero eccellente, che mette ben in risalto i giochi cromatici / scenografici utilizzati dal regista, e da una colonna sonora seppur non memorabile, sicuramente piacevole e mai invasiva. I momenti più intensi ed originali, dove il regista da sfogo al suo talento visivo, sono sicuramente nel prologo e nell'epilogo. Nel primo la colorazione tende al blu, e offre uno scorcio ricco di comicità e memore dei ricordi e le sensazioni che si provano nella gioventù. Il secondo spicca per la sua trasposizione in immagini di un dramma morale, dell'amore incontaminato nella sua assenza. A conti fatti quindi la prima versione cinematografica de La ragazza che saltava/conquistò (svariate traduzioni gli sono state affibiate) il tempo è un film carino, godibile per gli appassionati dell'anime e del cinema giapponese, ma non è un "classico" indimenticabile, quanto più un cult la cui visione è consigliabile agli otaku con la passione della Settima Arte.

The little girl who conquered time The girl who conquered time non è certamente il miglior film di un autore con la A maiuscola come Obayashi. Scevra, eccerto alcuni ispirati passaggi, dello stile visionario del regista, la pellicola ha comunque dei punti di interesse per chi ha amato la versione animata o l'opera letteraria originaria. Spinti dalla curiosità, o da un forsennato amore per il Cinema nipponico, la visione è consigliata.