First look A Game of Thrones

Il primo volume del fumetto basato su Game of Thrones

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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Sono molti i progetti pianificati a seguito del duraturo successo letterario de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin, ma antecedenti alla messa in onda dell'adattamento televisivo Game of Thrones della HBO. Tanto i due videogiochi di Cyanide Genesis e RPG, quanto il fumetto Dynamite Entertainment di cui ci occupiamo in questa circostanza, si basano sulla parola scritta immaginando character design e ambientazioni prima che il ciclone HBO vedesse la luce.
Sia il fumetto sia i videogiochi nascono con l'intento di accontentare i fedeli lettori della saga fantasy, non certo la moltitudine di neofiti nerd formatasi sull'interpretazione di Sean Bean!
Nella fattispecie la versione comic pubblicata in Italia da Italy Comics con notevole tempismo (solo un mese di ritardo rispetto all'uscita americana!) è un fedele adattamento del primo tomo Il trono di spade: l'opera si compone di 24 albi pubblicati a cadenza mensile (3,50 euro per trenta pagine ciascuno), molto accurata nel ricalcare i dialoghi originari e la scansione dei paragrafi (focalizzati su un solo personaggio) della versione letteraria.
Mentre attendiamo il secondo numero nel corso di Gennaio, sfogliamo l'albo d'esordio presentato in anteprima a Lucca Comics & Games. Cosa ha da offrirci la versione a fumetti della saga fantasy più importante degli ultimi anni?

Preview

Curiosi di sfogliare qualche pagina del fumetto di A Game of Thrones? Al seguente indirizzo trovate un'anteprima su issuu.com, inclusa l'interessante nota introduttiva sul lavoro di traduzione italiana.

Tre Guardiani della Notte si addentrano nei territori oltre la Barriera per un'ordinaria ricognizione. Non è assolutamente così! D'improvviso un colpo di freddo: i vacillanti timori diventano opprimenti certezze. Dietro i gelidi alberi appaiono uno, due, quattro, sei ombre bianche. Occhi lucenti, spada affilata, forza dirompente. Dei tre, Will, da appena quattro anni sulla Barriera, è l'unico che si salva... ma l'essere scampato alla morte per mano degli Altri non lo salverà dalla pena della diserzione. "In nome di Re Robert della Casa Baratheon, signore dei Sette Regni e protettore del Reame, per decreto di Eddard della Casa Stark, Signore di Winterfell e Guardiano del Nord, ti condanno a morte". Giustizia è fatta, contravvenire al giuramento per i Guardiani della Notte ha una sola conseguenza: la morte.
Ma il sovrano di Winterfell, Eddard Stark, ha ben più pressanti preoccupazioni che stare a sentire le fandonie di un disertore sul ritorno degli Altri. Come il ritrovamento della carcassa di un Direwolf, animale protettore della casata Stark, le corna di un cervo, simbolo della casata regnante dei Baratheon, conficcate nella gola; o la morte di Jon Arryn, Primo Cavaliere, braccio destro del regnante dei Sette Regni. Cattivi presagi turbano il cuore di Eddard in preghiera insieme alla moglie Catelyn nel folto del bosco divino di Riverrun.
Infine, la prospettiva cambia totalmente e introduce gli ultimi discendenti dei draghi, Daenerys e Viserys Targaryen. Quest'ultimo è il legittimo erede dei Sette Regni, il cui trono fu usurpato proprio ai Targaryen qualche decennio prima; la sorella è pertanto promessa sposa di Khal Drogo, disposto a concedere il suo esercito alla causa di Viserys

Il primo albo descrive il prologo e i primi tre capitoli del libro di Martin. La fedeltà alla fonte d'ispirazione è elevatissima, tant'è che lo sceneggiatore Daniel Abraham si è a lungo consultato con lo scrittore fantasy nel corso dell'opera d'adattamento. Questo lascia intendere una riproposizione pedissequa di situazioni ed eventi, rispettosi della scansione cronologica e della divisione in capitoli. Là dove la serie televisiva decurtava alcuni aspetti per esigenze di budget e post-produttive (vedi il ruolo marginale dei Direwolf), il fumetto promette un minore distaccamento.
Purtroppo però, Abraham dimentica le esigenze primarie del medium fumetto, tant'è che nell'impresa di non dimenticare alcune delle suggestioni raccolte nel libro, riempie le tavole di un numero eccessivo di didascalie, cui si sommano i non pochi dialoghi di un fantasy più politico che action.
Il lettering nasconde in larga parte i disegni di Tommy Patterson, ridimensionando il compito narrativo dell'illustrazione all'interno di un fumetto. Va oltretutto detto che il tratto del disegnatore lascia molto a desiderare: povero in dettagli, infantile nel tratteggiare certi personaggi e assolutamente disastroso nel look dei visi. Il colore invece, è ben steso, valorizzato da felici scelte di illuminazione.

La casa editrice Italy Comics aveva già pubblicato in passato due storie a fumetti sceneggiate dallo stesso Martin aventi come ambientazione il continente di Westeros e i Sette Regni 90 anni prima della saga, The Hedge Knight - Il Cavaliere Errante e The Hedge Knight II - Spada Giurata. Un accordo che è stato facile estendere al ben più ambizioso comic di Game of Thrones, con l'allettante promessa di ritardare la pubblicazione nella penisola solo 30 giorni rispetto all'inedito americano. Il prezzo tutto sommato contenuto e la buona qualità del colore e del lettering rappresentano un primo vanto per l'edizione tricolore. Il lavoro di traduzione dimostra un ardore assolutamente inaspettato, volendo porre rimedio alle infauste scelte di Mondadori adattando i libri originali. Una lunga prefazione a cura del traduttore Paolo Accolti Gil evidenzia la volontà di mantenere i nomi delle città inglesi, mentre le popolazioni e le creature fantastiche assumono denominazioni più letterali. Ad esempio i Wildings, il popolo inseguito in apertura dai tre Guardiani della Notte, diventa qui Selvatici e non Bruti come ne Il trono di Spade; mentre i tanto importanti Direwolf, non sono resi con il nome fuorviante di Meta-Lupi ma lasciati nell'originale inglese, spodestando un invitante quanto caricaturale Mega-Lupo. E così discorrendo per altri vocaboli le cui scelte di adattamento saranno di volta in volta discusse a pagina 1 di ciascun albo.
Tale scelta decisamente interessante, specie per i più puristi tra i lettori scontenti della politica di Mondadori ripresa dalla localizzazione televisiva vista su Sky Cinema, si scontra con l'ondivaga presenza di termini tradotti e altri invariati, in un impasto tra inglese e italiano filologicamente ineccepibile ma di dubbia scorrevolezza.
Come negli Stati Uniti il fumetto è riproposto nella doppia versione divergente per copertina: una (qui a lato) di Mike Miller, una limited di Alex Ross sui toni del rosso.

Game of Thrones Non parte con il piede giusto il monumentale adattamento a fumetti di A Game of Thrones. Se da un lato l'opera s'impreziosisce della consulenza di George Martin e una gran fedeltà di dialoghi e struttura al libro originale, dall'altro la sovrabbondanza di didascalie e disegni acerbi contraddicono le regole primitive di un buon fumetto. Speriamo che la situazione migliori nel corso dei successivi 24 albi, necessari per esaurire i contenuti del primo tomo Il trono di spade.

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