First look First Look on Japan - Gennaio 2009

Rassegna sulle serie più interessanti dell’ultimo anno

Articolo a cura di

Dal Giappone con furore

La redazione di Animeye, come ormai consueto, ha deciso di dispensare qualche consiglio su alcune delle più interessanti serie trasmesse in Giappone nell’anno passato. Quelle di questo special saranno: Michiko To Hatchin, L’ìmmortale, Shikabane Hime: Aka e Detroit Metal City. La prima, come già saprete, è stata licenziata da Dynit e dal 10 febbraio la vedremo su Mtv, tutte le altre per un motivo o un altro hanno comunque la loro chance di essere importate in Italia.
L’immortale è sostenuto dalla fama del manga; Shikabane Hime è abbastanza commerciale e porta la firma Gainax; Detroit Metal City potrebbe cavalcare l’onda di relativo successo di pubblico che recentemente sta travolgendo il metal.

Michiko & Hatchin

"Qualcuno verrà a portarmi via.
Questo è quello che ho sempre desiderato.
E la mattina del 17 marzo quella persona venne davvero"


Michiko è una galeotta evasa da un carcere di massima sicurezza, Hatchin è una orfana che desidera fuggire da una famiglia di ipocriti religiosi, fanatici col crocifisso al collo sempre in mostra, che la accudiscono mercè un assegno versato dallo stato. Michiko, da quando fu imprigionata una decina di anni addietro, ha vissuto col pensiero fisso di rivedere Hatchin, di cui aveva solo una foto da neonata, e ritrovare il padre di questa, tale Hiroshi Morenos, suo primo e unico amore che Michiko crede vivo nonostante sia stato dichiarato morto. Le due s’imbarcano insieme nella folle ricerca di Hiroshi, inseguite da una poliziotta che ha degli affari personali in sospeso con Michiko, contornate da un’atmosfera che ricorda gli affascinanti e viziosi luoghi di GTA Vice City, sempre in screzio per le loro antitetiche filosofie di vita.
Quest’anime, nonostante le attese fossero già ben alte, è una vera e propria sorpresa. I personaggi - considerando il genere di opera cui ci troviamo davanti - sono caratterizzati ottimamente, il brio è la cifra di ogni singola puntata e non si possono che perdonare i brevi istanti in cui la regia si lascia un po’ prendere la mano enfatizzando alcuni atteggiamenti. Da estasi le animazioni che sembrano quasi la fusione di tutto il meglio che si è visto in quest’ambito negli ultimi anni. Idem per le musiche che, curate da Shinichiro Watanabe, pervadono l’intero anime di un mix di rock, funk e ritmi latini che si sposa egregiamente con la serie. Contare quante volte cambi il vestito Michiko e guardare le prime puntate su MTV mentre deve ancora concludersi in Giappone (grazie Dynit) sono già due buoni motivi per vederlo. Da non perdere!

L’Immortale

Manji è un abilissimo samurai, dotato dell’immortalità grazie a un verme immessogli nel corpo dalla vecchia Yaobikuni. Dopo aver fatto per molto tempo l’assassino prezzolato, si ribella al suo padrone e nel fare ciò compie una strage di 100 uomini, tra cui, malauguratamente, il marito della sorella. Questa prima impazzisce e in seguito viene uccisa da sicari venuti in cerca del fratello. Dopo l’ultimo scherzo del destino Manji, a cui è negata persino la punizione (o sollievo ?) della morte, decide di consacrare la sua vita alla caccia ai criminali, una sorta di modo per ripagare i crimini di cui si è macchiato. La dea bendata gli corre in aiuto e fa giungere da lui una bellissima ragazza, molto somigliante alla sorella del nostro eroe, che è in cerca di vendetta contro gli uomini dell’Itto-Ryu, autori dello sterminio della sua famiglia quando era ancora bambina. Manji, dopo aver esitato un attimo e verificato la veridicità delle affermazioni della fanciulla, decide di aiutarla.
L’opera appartiene alla categoria di anime ambientati nell’antico Giappone e pervasi di leggeri influssi fantasy e ne è l’esponente principale per quanto riguarda la passata stagione. Molto buone sono le tinte fosche che riescono a creare un’atmosfera cupa e sinistra; persosi invece nel corso dell’adattamento manga-anime è il tratto schizzato di Samura a cui si è preferita una maggiore nettezza che, a nostro parere, è solo controproducente. La storia invece, pure attraversata da una inaspettata vena di ironia, non è niente di speciale, cosi come i personaggi, sempre abbastanza profondi per non risultare banali ma mai realmente interessanti. La visione è obbligata se siete amanti del genere, in caso diverso troverete solo un anime di poco superiore alla media.

Shikabane Hime: Aka

“Cadaveri che continuano a muoversi grazie al forte legame con i loro desideri più profondi, questi sono gli Shikabane. L’essere creato per distruggerli con ardore, sdegno e fatica è chiamato Shikabane Hime”

Ori Kagami è un teeenager che vive all’orfanotrofio istituito presso il tempio buddista amministrato da Keisei Tagami, gaudente monaco che è quasi un fratello maggiore per Ori. Non tutto è come sembra però e il monotono tempio buddista, cosi come Tagami, sono in realtà coinvolti in trascendentali affari al confine tra la vita e la morte: ripulire la terra degli Shikabane servendosi dell’aiuto degli Shikabane Hime. Nessun problema finché Ori, in una notte insonne, non vede nel tempio Makina, una avvenente Shikabane Hime aiutante di Tagami, e assiste ad una sua risurrezione ad opera di quest’ultimo. La cosa lo sconvolge anche se riesce a mantenere la calma e non decide altro che di andare a vivere da solo per allontanarsi dal tempio. Buona idea, se non fosse che il caso lo sospinge nuovamente sulla strada del soprannaturale, coinvolgendolo in misteriose faccende e legando il suo destino a quello di Makina.
Il punto di forza di questa serie risiede indubbiamente nella grafica, esaltata da una cura maniacale nel gestire gli effetti di luce che dà vita ad un’illuminazione, ora probabile e ora no, piena di suggestività e capace di rendere affascinanti anche alcune scene di per sé piuttosto banali. D’altro canto non è si neppure trascurata la caratterizzazione dei personaggi, indubbiamente più densi di pathos rispetto alle aspettative, e anche la storia riesce a coinvolgere non poco, quasi la Gainax non si fosse occupata delle sole animazioni. La prima impressione è quindi che Shikabane Hime: Aka, come probabilmente anche il suo seguito da poco in onda in Giappone, sia un passatempo di pregevolissima fattura.

Detroit Metal City

“Breakdowns, obscenities, it's all I wanna be!
If you’re 555 then I’m 666! If you’re 555 then I’m 666! If you’re 555 then I’m 666!
What’s it like to be an heretic ?!?!”


Negishi è un invertebrato e docile ragazzo amante del pop svedese che, non si sa bene come, si è ritrovato ad essere chitarrista e frontman di una band metal - i Detroit Metal City - come Krauser II, terrorista dell’inferno che si dice abbia ucciso e POI stuprato i suoi genitori. La vita che conduce è palesemente a doppia faccia: cerca infatti di mantenere il suo vecchio atteggiamento al di fuori del palco, in particolare con un’amica di cui è innamorato, sebbene molto spesso gli sfugga il controllo della furia assassina di Krauser II e si abbandoni ad un’ira durante la quale “every damn word he says is a sneak attack”. Il bassista, don giovanni metallaro, e il batterista, piccolo ciccione pervertito, sono i degni compagni del re demone Krauser II e vomitano con lui parole d’odio in ogni concerto". Per ultimo ci sono l’indiavolata manager, una troia che si emoziona al tuonare delle chitarre, e il Maiale Capitalista, quarantenne ammasso di lardo masochista seviziato in ogni esibizione live.
Se qualcuno potrebbe non dire che Detroit Metal City sia il migliore anime della stagione, certo nessuno avrà da reclamare se affermeremo che ne é la vera sorpresa. Le animazioni hanno stile, sono molto particolari e visibilmente sporche il che è fondamento di quell’aspetto grottesco a cui chiaramente si mirava; molto grottesca anche l’ost che contrappone la ferocia del metal alla smidollatezza del pop. Il vero punto di forza però sta nel raccontare le vicende mantenendosi sempre tra il serio e il faceto, curando abbastanza bene la doppia personalità di Negishi e facendo un vero miracolo nel demistificare con derisione il mondo del metal pur non scadendo mai nel demenziale. Consigliato a tutti anche se ai metallari duri e puri potrebbe fare un po’ male, come la verità.