First look Mahou Shoujo Madoka Magica

Il regista di Bakemonogatari rispolvera l'accoppiata scuola e magia

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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Con un riciclo a dir poco devastante l'accoppiata scuola+magia torna e ritorna come protagonista dell'animazione giapponese. Mai filone fu più prolifico, saturo, intasato. Che sia Sailor Moon o Doremi, che strizzi l'occhiolino alla platea shojo oppure a quella maschile feticista moe, di produzioni televisive ve ne sono a iosa.
Come dovremmo reagire quindi al desiderio da parte di Akiyuki Shinbo di ritornare a bacchette e trasformazioni sui banchi di scuola? Egli ha diretto gran parte delle serie di genere degli ultimi anni, spaziando deliberatamente dal thriller (Bakemonogatari) alla commedia (Hidamari Sketch), dal gotico (Le portrait de Petit Cossette) al tecnologico (Triangle Heart).
L'affiatamento con tematiche simili è già una scusante? Nossignore, perchè Madoka Magica, ovverosia la rinnovata sinergia degli animatori dello studio Shaft con la disegnatrice Ume Aoki e la compositrice Yuki Kajiura, ricalca tali temi con un enfasi che scade quasi immediatamente nella macchietta.
La sua forza espressiva, il suo rigore produttivo, lo ritroviamo semmai altrove: è il suo essere al tempo stesso un inno alla dolcezza adolescenziale e un concentrato action di geometrie tetre.
Così si presenta la nuova serie Shaft e così si presentano i primi episodi dell'anime...

Become Magical Girl

Una casa di gusto occidentale, ampia e lussuosa. Un bagno spazioso, mensole traboccanti di trucchi e fondotinta; una sala da pranzo illuminata da un'immensa vetrata, fa molto réclame del Mulino Bianco. L'architettura dell'abitazione della protagonista Madoka pare assecondare, sino al parossismo, l'infatuazione tutta nipponica per il modo d'abitare all'occidentale: laddove la tradizione orientale impone spazi tutto sommato ristretti e una valanga di armadi, vani, scompartimenti, l'art design di Madoka Magika gioca con una prospettiva assai frizzante, variando perlomeno il setting spaziotemporale del canovaccio magico.
Il piacevole risveglio, biscotti e caffellatte, della tenera scolaretta segue un incubo notturno, un terribile scontro tra una misteriosa ragazza e una non meglio precisata entità. Una certa prefigurazione del dipanarsi dell'anime nei 13 episodi di cui è composta la prima stagione, eppure inizialmente la sceneggiatura si focalizza sulla valenza scolastica di Madoka Magica. Imprescindibile la minuziosa narrazione del cammino casa-scuola, dell'incontro con le amiche del cuore, dell'arrivo in punta di piedi nel chiostro scolastico al suon della campana, dello scambio di sguardi con il ragazzo più carino dell'istituto.
Il legame che si intreccia tra sogno e realtà si fa più intricato non appena la ragazza del sogno si materializza compagna di banco di Madoka. E' un dettaglio che destabilizza la timida ragazzina...
Pur incespicando nei più classici clichè di genere, Madoka Magica affila l'arma dell'autoironia e la utilizza per imbastire dialoghi originali e sopra le righe. L'aula di studio è un cubo di vetro di vaga reminiscenza Apple Store all'interno del quale trovano posto i banchi e una tradizionale lavagna.
Il primo combattimento per giunta avviene nei magazzini di un centro commerciale, un lungo corridoio umido che ha ben poco da spartire con luce e aria condizionata dello shopping mall.
Il punto di forza della serie diretta da Shinbo risiede proprio nell'alone di atipicità e stramberia che pare circondare anche le situazioni più convenzionali: solo ricercando costantemente lo stupore sulla faccia dello spettatore Madoka Magica riuscirà a continuare a far parlare di sé anche dopo l'ipotetica fine del tredicesimo episodio.

Il lato artistico è curato dall'abile fumettista Ume Aoki. Ricco di dettagli e basato sul contrasto tra minuziose rifiniture dei personaggi (notevoli le ombreggiature dell'iride) e una stesura del colore prettamente uniforme. Lo stile è quello della scuola anime, né più né meno: la produzione, tuttavia, è più che intenzionata a staccare dal punto di vista visivo lavori più modesti dispiegando effetti speciali e raffinatissimi campi visivi specie nel corso dei combattimenti.
La colonna sonora è firmata dalla brava Yuki Kajiura, già udita nella serie Xenosaga da chi bazzica i videogiochi di ruolo: le sonorità appaiono penetranti, metalliche. Notevoli i brani nei quali spicca l'accompagnamento del coro, a rubare la scena di mordenti percussioni: un espediente più volte incontrato negli spartiti della Kajiura.

Mahou shoujo Madoka Magica Non senza alcuni acciacchi, Akiyuki Shinbo (Bakemonogatari, Triangle Heart) ritorno alle ragazzine dotate di poteri magici con una sceneggiatura piuttosto convenzionale, ma impreziosita di elementi originali e volutamente iperbolici: i primi episodi restituiscono tale spettro di sensazioni, ma attendiamo ovviamente di vedere l'intera prima stagione per esprimere un giudizio più completo.

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