Intervista Dragonero: intervista a Giuseppe Matteoni

Il disegnatore e curatore grafico della serie ci presenta il suo lavoro

intervista Dragonero: intervista a Giuseppe Matteoni
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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Tramite il nostro primo special dedicato a Dragonero (potete leggerlo/rileggerlo qui) e la recensione in anteprima del primo albo della serie (la potete trovare qui), abbiamo cominciato a conoscere la nuova serie fantasy a fumetti tutta italiana firmata Bonelli , creata da Luca Enoch e Stefano Vietti e disegnata da Giuseppe Matteoni.
Oggi vi presentiamo, in assoluta esclusiva, la nostra intervista proprio a quest'ultimo, che ci parla del suo approccio all'opera e ai personaggi di questa nuova, fantastica saga in tutte le edicole da martedì 11 giugno.

Cimentarsi con un mondo fantasy è sempre una bella sfida per un artista del fumetto: bisogna rifarsi a figure e luoghi oramai standardizzati da decenni di fumetti e film di genere dando un proprio carattere distintivo. A cosa ti sei ispirati e dove, invece, hai fatto di testa tua, magari stravolgendo i concept “standard” dell'immaginario comune riguardo ad elfi, orchi etc.?
Giuseppe Matteoni: Dovendo dare un carattere realistico al romanzo prima e alla serie poi, le fonti principali sono state le ricostruzioni storiche medievali e rinascimentali, grazie a una manualistica assai diffusa (Ospreys e simili), strizzando l'occhio talvolta alla produzione cinematografica per vedere come far funzionare graficamente cose che altrimenti perfette nella loro funzionalità, sarebbero state brutte sulla carta...
Questo per quanto riguarda le ambientazioni e l'abbigliamento. Per quanto riguarda il bestiario, il punto di partenza è sempre realistico. A seconda delle caratteristiche precipue della creatura da rappresentare si comincia a lavorare sull'anatomia per renderla più adatta al suo ruolo. Così è nato Gmor l'orco, robusto abbastanza da rappresentare la forza bruta, ma anche colto lettore e raffinato cuoco... il che ha portato a dare una luce intelligente nei suoi occhi( pronta a spegnersi nei momenti di furia in battaglia) e a ridurre le sue zanne a canini sporgenti...

Il character design dei personaggi l'hai deciso tu o avevi delle direttive o dei suggerimenti da parte degli autori?
Giuseppe Matteoni: Per il romanzo avevo suggerimenti e schizzi su Ian e Gmor e in particolare su Hecuba (quest'ultima, creatura amata di Luca Enoch, è quella che rispetta di più l'idea iniziale dell'autore): un buon punto di partenza, soprattutto per andare incontro al gusto degli autori, che su quei personaggi stavano scrivendo da parecchio tempo. Mi hanno aiutato anche fornendomi una ricca documentazione su armature e armi medievali.

Hai disegnato il primo libro a fumetti e i primi quattro albi in uscita, per poi passare le matite a tanti bravi colleghi. Parte quindi il giro di 'reinterpretazioni' personali dei tuoi personaggi da parte loro. Il risultato, dalle anteprime, è sempre ottimo. Cosa hai pensato all'idea che altri mettessero mani sui tuoi personaggi?
Giuseppe Matteoni: "I miei personaggi"... come ho già scritto, Dragonero è un lavoro in team, è quindi più corretto dire i "nostri personaggi", comunque ero molto emozionato, è come vedere una tua creatura da un punto di vista completamente diverso...

Quale il personaggio più bello e quale il più difficile da disegnare?
Giuseppe Matteoni: Il mio preferito è Gmor, la sua natura mi permette di giocare col grottesco, ovvero un modo grafico atto a rafforzare l'espressività, il carattere e l'emotività del personaggio molto più che in un personaggio che deve rispettare dei canoni puramente realistici.
Il più difficile, in quanto riferito a un personaggio reale, è Myrva. Il personaggio di riferimento è mia moglie, nel disegnarlo cerco sempre di non tradire quello che è il carattere... sarà forse che ne sono coinvolto su diversi fronti...