Intervista Intervista a G.Cannarsi

Intervista a Gualtiero Cannarsi

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Introduzione

Quella di seguito riportata è l'intervista realizzata da Animeye con Gualtiero Cannarsi, direttore artistico che al momento sta collaborando con Shin Vision.

L'intervista

Animeye: Sei in questo campo praticamente da quando è nato (con Granata Press), com’è stato il tuo inizio? Avresti mai pensato, magari col senno di poi, di intraprendere una simile carriera? Ricordi qualche bel momento dei tuoi primi passi in questo mondo?

Gualtiero Cannarsi: Mmmh, ovviamente tutto cominciò con una forte passione personale, ai tempi in cui l’animazione e il fumetto giapponese in Italia vivevano ancora la loro fase pionieristica. Il passaggio dall’ambito amatoriale e a quello professionale è stato in questo graduale, naturale, spontaneo. Parallelo alla mia crescita interiore ed esteriore. Col senno di poi, ormai da tempo ritengo che questo sbocco sia stato in me il tentativo da un lato di non rinunciare del tutto alle mia passioni adolescenziali con la crescita, e dall’altro di non sclerotizzarmi in un adulto mentalmente fermo all’adolescenza (un otaku): il passaggio dalla modalità di ‘consumatore’ a quella di ‘produttore’ del settore è stata dunque la mia ‘terza via’. I più bei momenti legati ai miei primi o ultimi passi lungo questa via sono stati tutti quelli in cui mi sono potuto avvicinare intensamente a opere dall’altro valore contenutistico, come fortunatamente mi è capitato spesso di dover fare, risultando in un mio arricchimento personale.


AE: Qual è, secondo te, l'adattamento definitivo? Che livelli di qualità deve raggiungere idealmente un manga/anime per essere una trasposizione perfetta dell'originale? E a che prezzo?

GC: L’adattamento definitivo non esiste. L’adattamento, come ogni forma di traduzione, è in se un tradimento. E’ un’opera violenta che riesce a giustificarsi ontologicamente e deontologicamente solo nell’ottica di una diffusione di un mezzo culturale. Oltre a questo non c’è che la pratica economica e commerciale. A mio avviso, il tentativo dell’operatore coscienzioso dovrebbe sempre essere quello di tirare al massimo la ‘coperta sempre corta’ che l’adattamento è, nel tentativo di presentare al pubblico della propria lingua un’opera creata in un'altra nella maggiore aderenza possibile all’originale. La cultura e la conoscenza dell’originale e della cultura che l’ha partorito sono alla base di questo processo. Il prezzo da pagare può essere anche alto, ma non deve mai essere il frutto dell’incompetenza professionale dell’operatore dell’adattamento. E non si deve mai pretendere di piegare il contenuto di un opera originale alla cultura del pubblico straniero per il quale la si adatta. Questo purtroppo frequente caso è a mio avviso una forma di ingiustificabile e controproducente violenza.


AE: Cosa ti spinge a scegliere un termine più che un altro: di solito tendi a lasciare l'originale oppure preferisci ‘italianizzare’? Ci sono persone a cui chiedi consigli oppure di cui vuoi sentire assolutamente le opinioni quando lavori?

GC: Vi sono molti motivi alla base di una simile scelta, poiché la lingua può a volte essere più formale e altre più contenutistica. Come linea di base, si dovrebbe tradurre/adattare in lingua propria tutto ciò che nell’originale era espresso in lingua propria del pubblico originale. Chiaramente esistono però eccezioni e valutazioni specifiche di caso in caso. Nel mio lavoro io sono disposto ad ascoltare le opinioni di tutti, di chiunque, ma rimetto sempre a me stesso la scelta finale e la responsabilità di quella. Non credo di avere conflitti di autorità: chiaramente chiunque può sbagliare o avere torto, e io tra questi. Conseguentemente, se per qualsiasi ragione chiunque mi facesse notare (ed evitare) un mio errore o un mio torto, io non potrei essergli che grato, come lo sono a tutti quelli che nel corso di anni di lavoro si sono provati in questo. Di fronte al valore reale del giusto sullo sbagliato non deve esistere alcun orgoglio o egotismo.


AE: Hai collaborato ai film dello studio Ghibli! Quali sono state le problematiche maggiori? Prima degli ultimi drammatici sviluppi, cosa pensavi del risultato ottenuto? Cosa non hai potuto fare in quei particolari lavori e come giudichi la situazione odierna e futura?

GC: Nelle lavorazioni dei film dello Studio Ghibli io mi sono occupato soltanto del doppiaggio, come adattatore e direttore. Giudico generalmente molto buoni i risultati che si sono ottenuti in quelle sedi, soprattutto per Kurenai no Buta, Mimi wo Sumaseba, Kaze no Tani no Nausicaä e Tonari no Totoro. Le problematiche maggiori affrontate in queste lavorazioni sono state varie, a seconda di ciascuno dei diversi titoli e delle loro peculiarità. Soprattutto lo stile di Miyazaki Hayao si è molto evoluto nel corso di una lunga carriera, passando da un narrazione più romanzesca verso una molto più poetica. In questo, i suoi primi lavori avevano una maggiore consistenza di trama, la cosa riflettendosi su una cerca puntualità terminologica e contenutistica, mentre gli ultimi film erano sicuramente più incentrati sul sentimento, sulla simbologia, sul valore dei momenti e delle situazioni, questo fondandosi su una grande ricerca di realismo e intensità recitativa. La difficoltà comune in simili lavori è sempre quella di mediare una cultura e una recitazione lontana dalla nostra quanto quella giapponese nei canoni espressivi della nostra lingua, per mantenere le caratterizzazioni dei personaggi e delle battute da loro pronunciate.


AE: Qual è la tua opinione sui doppiaggi cosiddetti “storici”? Un must da mantenere nei DVD o vanno eliminati?

GC: Non esistono doppiaggi storici e doppiaggi moderni. Esistono doppiaggi ben fatti, fedeli all’originale e dall’alto valore recitativo, e altri malfatti, non aderenti alla realtà dell’originale. Che un doppiaggio sia recente o meno non significa nulla. Sono solo i doppiaggi ben fatti, ovvero corretti, a dovere essere tollerati e conservarti. Per gli altri, come per tutti gli errori, non si può certo parlare di un valore storico. Gli errori non possono che essere corretti, eradicati, cancellati.


AE: Quale reputi sia il miglior doppiaggio "storico"?

GC: Forse quello del film di Rob Reiner When Harry Met Sally.


AE: C’è qualche serie a cui ti sei rifiutato di lavorare?

GC: A mia memoria, no.


AE: Per la ditta con cui collabori di più, ovvero Shin Vision, hai lavorato ad una serie ad alto ‘gioco’ decisionale di adattamento, Abenobashi. Nell’originale c'era il dialetto di Osaka, noi abbiamo uno ‘slang’ italiano da teen ager. Puoi parlarci di questa scelta?

GC: Una caratterizzazione dialettale straniera non può essere resa con una caratterizzazione dialettale di un'altra lingua. Questo causerebbe un nonsenso contenutistico. Nel doppiaggio, si presume inconsciamente che benché i personaggi ‘parlino’ nella lingua doppiata, ad esempio l’italiano, nella realtà essi stiano parlando nella loro lingua. Questa lingua la chiameremo ‘lingua zero’, ed è quella che si traduce. Sasshi e Arumi parlano in giapponese perché sono giapponesi, questa è la lingua zero, che viene tradotta in italiano per l’adattamento italiano. Se in un episodio Sasshi parla in inglese, questo resta inglese anche nell’adattamento italiano, ed è una lingua sostanziale: è inglese dentro e fuori dalla narrazione. Il dialetto è una forma linguistica dal valore metacontenutistico. Il giapponese di Sasshi e Arumi è caratterizzato dalla parlata di Osaka, ma farli parlare -ad esempio - in napoletano avrebbe introdotto una ‘lingua’ diversa dal nostro zero, e creato il paradosso di un giapponese che parla sostanzialmente (dentro la narrazione) in un dialetto italiano. Così il tentativo di rendere la caratterizzazione del registro linguistico ha dovuto seguire altre vie, dal risultato sostanziale quanto più aderente al feeling dell’originale, ma dalla portata formale non intrinsecamente insensata.


AE: Il mercato DVD in Italia dopo anni di "stagnazione" finalmente sembra essere in fermento, e questo se vogliamo anche grazie alla scelta coraggiosa delle Complete Edition che sembra stiano avendo una richiesta enorme. Un direttore artistico eclettico e perfezionista come te, come vede una simile iniziativa editoriale?

GC: Non credo che un direttore ‘artistico’ sia in grado di esprimere opinioni sensate su questioni di mercato, ovvero commerciali. Le due istanze sono destinane a essere intrinsecamente in conflitto.


AE: Una domanda inoltre su Giant Robo, di recente annunciato: come mai è stato deciso di ridoppiare questa serie storica? In base a cosa?

GC: La scelta non mi compete. Di mio, quale grande amante della serie, posso solo dire che non ritengo il doppiaggio italiano precedentemente realizzato come confacente all’originalità dell’opera. Questo sarebbe per me l’unico sufficiente motivo e ragion d’essere di un nuovo doppiaggio.


AE: Quale serie/cosa avresti voluto fare e non hai potuto? E tra quelle non giapponesi?

GC: Avrei voluto e vorrei riadattare e ridoppiare Fushigi no Umi no Nadia, ChoujikuuYosai Macross (prima serie e film), Kareshi Kanojo no Jijou, Honneamise no Tsubasa. Poi Sen to Chihiro no Kamikashi e Hotaru no Haka. Tra i prodotti occidentali, senza dubbio Lolita di Kubrick, Robocop di Veroheven, Leon di Besson.


AE: Qual è il tuo Autore preferito tra i registi anime cinematografici? Chi trovi sia sovrastimato? E chi sottostimato?

GC: Il mio regista preferito di anime cinematografici è sicuramente Miyazaki Hayao. Apprezzo molto anche Kon Satoshi, forse ancora un po’ sottostimato. Un pochino sovrastimati trovo forse Otomo Katsuhiro e Oshii Mamoru. Mi piacerebbe infine rivedere Tsurumaki Kazuya alle prese con una pellicola per il grande schermo.


AE: Il tuo film anime preferito?

GC: A parimerito Kaze no Tani no Nausicaä, Majo no Takkyubin, Kurenai no Buta.


AE:Quale scelta di doppiaggio/adattamento rifaresti con il tuo credo di oggi tra quelle tue del passato?

GC: Credo che in ogni momento in cui percepisco un mio miglioramento professionale, una maturazione assimilabile al passaggio in un altro ‘stadio’ della mia cognizione, vorrei rifare tutto quello fatto prima di allora. In particolare, vorrei riadattare e ridoppiare tutto Shinseiki Evangelion, in special modo i primi dieci episodi.


AE: Il tuo fumetto preferito?

GC: Ce ne sono svariati. Come mangaka adoro su tutti Adachi Mitsuru e praticamente tutte le sue opere. Kaze no Tani no Nausicaä è anche su carta un capolavoro fuori dal tempo. Glass no Kamen diversamente ma altrettanto. Lo stesso il Devilman originale di Nagai Go. E chiramente tutta l’opera di Tezuka Osamu, con speciale menzione per Tetsuwan Atom e Black Jack.


AE:Il tuo disegnatore preferito? E l’autore?

GC: Disegnatori di anime? Mikimoto Haruiko, Sadamoto Yoshiyuki, Komatsubara Kazuo, Kondo Kazuya, Honda Takeshi. Autori di anime? Miyazaki Hayao, Anno Hideaki.


AE: Leggi anche materiale americano?

GC: No. Non per preconcetto, ma per realtà.


AE: Come giudichi l’animazione non giapponese? Sei interessato a qualcosa?

GC: Ho amato svariate produzioni Disneyane, diciamo fino a The Little Mermaid, con picchi per The Sleeping Beauty e il ‘figlio illegittimo’ The Magic Caulderon.


AE: Simpsons o Futurama?

GC: Sicuramente The Simpsons. Le prime stagioni, magari, con la loro parodia mordace e caustica della società statunitense, e onestamente prima che non se ne potesse più. Neanche la migliore delle idee narrative può durare tanto a lungo.

Animeye ringrazia caldamente Gualtiero Cannarsi e la Shin Vision per la disponibilità dimostrata.