Intervista Intervista a Giulia Marino, l'autrice di Giappominchia

Giulia Marino, l'autrice di Giappominchia ci ha rilasciato un'intervista!

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Il libro Giappominchia ha sicuramente acceso diversi animi tra i diversi appassionati del made in Japan. C'è chi ha trovato il libro una lettura simpatica, chi ha trovato un'azzeccata descrizione di un certo tipo di persone, e chi si è sentito preso in causa a ragione o a torto e se l'è presa con l'autrice.
Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare Giulia Marino, autrice di Giappominchia. In questa chiacchierata via chat abbiamo toccato alcuni dei temi più spinosi che sono saltati fuori nella nostra recensione.

Come è nato il progetto di scrivere questo libro? Abbiamo letto che avevi scritto qualcosa in rete...
Giulia: Ho cominciato a scrivere per gioco subito dopo la laurea e con l'intento di non pubblicare. È stato una specie di sfogo, di gioco, appunto. Poi, terminato il libro, ho scelto di stamparlo e sono andata su www.ilmiolibro.it, un sito che mi era stato consigliato da un'amica. Mi piaceva l'idea di avere il mio libro in versione "cartacea". Su quel sito però, puoi scegliere sia di pubblicare per te stesso (quindi stampare e basta), sia di pubblicare mettendo in vendita il libro (che è quello che alla fine ho scelto di fare).
Ho provato a venderlo "da sola" e qualcuno l'ha anche comprato, ma non sono andata oltre le 20 copie vendute... i costi di spedizione erano folli e il sito ci lucrava tanto sopra. 

Come è nata la collaborazione con la Kappa edizione? Li hai contattati tu o l'hanno fatto loro?
Giulia: Mi hanno contattata loro e questo mi ha stupita molto. Non pensavo che gli editori girassero su siti come ilmiolibro.it. Invece lo fanno, cercando possibili libri da pubblicare. Il mio libro ha attirato la loro attenzione principalmente per il titolo accattivante e la copertina, e mi hanno proposto un contratto.
In pratica sono riuscita a pubblicare evitandomi la classica serie di "porte in faccia" da parte delle case editrici. Sono stata fortunata.

Hai detto che hai iniziato a scrivere anche per sfogo, un motivo può essere l'incontro di tanti giappominchia mentre studiavi all'università?
Giulia: Sicuramente sì. Nelle facoltà di lingue orientali è pieno di giappominchia, soprattutto nelle classi del primo anno. Ma non l'ho fatto pensando a qualcuno in particolare. E poi nessuno aveva ancora mai scritto nulla di approfondito sull'argomento e l'idea di farlo mi allettava. Su internet si parla spesso dei giappominchia, si sa chi sono, eppure libri su di loro non erano ancora stati scritti. 

Una cosa che stupisce del tuo libro è la mancanza di fonti di riferimento. Ci si aspetterebbe di trovare almeno la lista dei siti internet o dei forum che hai consultato, naturalmente senza linkare i post "incriminanti". Come mai questa omissione?
Giulia: Mancano le fonti di riferimento proprio perché il libro non è stato scritto per presentarlo al pubblico, ma unicamente per me (e così è rimasto anche dopo che la Kappa ha scelto di metterlo in commercio). E poi il mio libro sta già creando polemica per via dei contenuti un po' "forti" (non ti dico quanti insulti ho già ricevuto!). Se avessi anche riportato i link dei forum e dei siti che ho consultato sarebbe stato come puntare il dito verso qualcuno pubblicamente, e il mio intento era invece parlare in generale del fenomeno, senza prendermela con qualcuno in particolare. 

In effetti in alcuni casi hai usato termini molto forti, non hai pensato di rendere certe frasi più morbide quando la Kappa ti ha proposto la pubblicazione?
Giulia: A dire il vero, tornando indietro, cambierei qualcosa. Ma purtroppo prima della pubblicazione non ce n'è stato il tempo. Anzi, ho anche dovuto scrivere e aggiungere tre capitoli nuovi per rendere la versione della Kappa diversa da quella che avevo messo su internet. Tutto ciò perché gli editori hanno "scoperto" il mio libro in settembre e per il Lucca Comics doveva già essere pronto. C'è stata molta fretta dietro, e comunque la Kappa ha dato l'ok approvando il libro e i suoi contenuti, quindi evidentemente non erano così forti. 

Hai detto che hai scritto tre capitoli aggiuntivi per questa nuova edizione. Quali sono e qual è stata la difficoltà maggiore di prepararli in tempo per Lucca? Quanto tempo effettivo hai avuto a disposizione?
Giulia: I tre capitoli nuovi sono quello sull'originalità dei giappominchia, sui giappominchia cosplayer e i giappominchia over-18. La maggiore difficoltà che ho incontrato è stata quella di scrivere in fretta. Non ero abituata ad avere delle scadenze. Per di più per i capitoli nuovi ha dovuto correre anche l'illustratore del libro, che ha dovuto fare 3 illustrazioni nuove. Comunque in meno di 3 settimane abbiamo fatto tutto.

Gli argomenti dei nuovi capitoli li hai proposti tu o il tuo editore?
Giulia: Io e gli editori li hanno approvati e hanno fatto un leggero editing, sistemando alcune cose.

La tua prefazione colpisce per alcune definizioni che hai usato e che sono un po' datate. Farina tua o un mix di varie fonti?
Giulia: La prefazione è il risultato di un mix, ho optato per quelle definizioni dopo aver effettuato molte ricerche sul web. Se fossi stata più precisa avrei finito col dilungarmi troppo, quando invece il mio intento era di dare definizioni "generali" per rendere il libro fruibile anche a un pubblico non abituato a termini come otaku e yaoi

In alcuni casi tendi a formulare delle affermazioni alquanto assolutiste. Visto che si tratta di uno studio semiserio, si è trattato di un caso o sono volute?
Giulia: Puoi farmi un esempio? Comunque credo di avere capito cosa intendi


Prendiamo il capitolo dell'originalità. Il tatuaggio di un personaggio di un fumetto preferito non è una caratteristica propria dei giappominchia. In rete si vede un sacco di gente con i tatuaggi più strani, dai volti di Bella di Twilight ai vari supereroi, o personaggi di Star Wars.
Giulia: Sì, è vero ma dire "anche i Twilight-minchia, o altri, sarebbero capaci di tatuarsi il loro idolo" avrebbe distolto l'attenzione dall'argomento sul quale mi stavo concentrando (cioè il fanatismo per il Giappone e tutto ciò che è giapponese). Poi ovviamente i fanatici tendono ad adottare comportamenti simili, ma non mi è sembrato il caso di specificarlo, anche perché do per scontato che tutto ciò che è scritto nel mio libro è il mio parere. Ovviamente non ho la verità in mano, né quello che ho scritto è un testo con valore scientifico, ci mancherebbe altro! Per questo penso che non andrebbe preso così seriamente come invece l'hanno preso molti, offendendosi e offendendomi, perché alla fine è un testo ironico. Io stessa, nel leggerlo, riesco quasi a rivedere com'ero anni fa.

Il problema è che alcune di queste categorie sono divise, come dici tu, da una linea così sottile in alcuni casi che è difficile capire di chi stai parlando. Questo problema emerge nel capitolo dei cosplayer e in quello delle fangirl.
Giulia: Eh, lo so! Infatti è un insieme di cose che fa un giappominchia, non una sola.

In alcuni casi sembra che il termine venga mal utilizzato. Pensi anche tu che ultimamente venga usato come termine ombrello? Se sì, non credi che questo utilizzo tenda a creare inutile confusione?
Giulia: Purtroppo è vero, in troppi pensano che tutti gli appassionati di Giappone siano giappominchia e la parola viene usata impropriamente da molti, infatti spero che il mio libro aiuti a fare un po' di chiarezza, per quanto sia difficile definire con precisione chi è otaku, chi nipponista e chi giappominchia. Non è facile!

Leggendo il tuo libro, quando si arriva all'esempio del giappominchia triste perché non c'è nessuno con il suo stesso interesse verso il Giappone nella sua classe, non ci è sembrato un crimine. Non potevi trovare un esempio più calzante?
Giulia: Forse, ma quello mi aveva colpito particolarmente proprio perché avevo trovato una frase (la quarta nella prefazione) che esprimeva alla perfezione l'essenza del giappominchia, cioè un ragazzino capace di deprimersi seriamente se nessuno in classe sua ha mai visto un anime
i veri problemi sono altri e deprimersi perché in classe nessuno guarda gli anime lo trovo ridicolo. E' il mio pensiero. Si può essere dispiaciuti, ma deprimersi e dire "mi è quasi venuto da piangere, mi sono sentito solo e depresso come se non avessi nessuno" è troppo. 

Sì in effetti è una frase esagerata
Giulia: Eh sì, poi su internet non sai mai se uno scherza o no.
Magari il giappominchia che ha scritto questa frase scherzava e non era realmente depresso, ma io non posso saperlo, anche perché mi è capitato di incontrare gente che diceva seriamente che si sarebbe suicidata se non fosse riuscita a diventare mangaka. 

È vero che quando qualcuno ammette di avere una passione per un argomento, dovrebbe studiarlo tutto e non solo una piccola parte. Pecca a cui vanno incontro diversi otaku, ma seguire anche il cinema e la letteratura giapponese richiede veramente un passo in più, e non tutti sono disposti a farlo vuoi per pigrizia, tempo, soldi. Dici che questo passo è una linea sottile che divide la maggior parte degli otaku dai giappominchia. Però è anche vero che non tutti possono essere dei nipponisti. E non tutti leggono libri, o amano alcuni tipi di film. In quel caso possiamo ancora dire che esiste una linea sottile che divide otaku e giappominchia?
Giulia: Ovviamente non tutti possono essere nipponisti. Ma la linea tra otaku e giappominchia per me rimane. Ci sono tanti appassionati di Giappone che magari seguono solo manga e anime e null'altro, ma che non possono essere messi nella stessa categoria assieme ai giappominchia, basta anche avere solo un modo diverso di fare, di parlare, di pensare per essere considerati otaku e non giappominchia secondo me.

Visitando siti, forum e social network internazionali, si nota che da parte degli appassionati esiste un certo odio verso le fangirl e certi tipi di cosplayer. Leggendo il nono capitolo capita di confondere la figura della fangirl "normale" da quella giappominchia. Come mai non hai fatto un confronto più diretto tra i due tipi di fangirl?
Giulia: Tipo un confronto tra una yaoi fangirl normale e una giappominchia yaoi fangirl? Ho preferito concentrarmi solo sulla categoria delle giappominchia yaoi fangirl, dato che l'argomento del libro era proprio la giappominchiosità, però forse un confronto breve, magari solo qualche frasetta, ci sarebbe stato bene.

Diverse fangirl, non giappominchia, pensano che tu parli di loro, e non riescono a trovarsi in quello che scrivi. 
Giulia: Anche una mia amica è venuta da me agitata, chiedendomi chiarimenti sulla differenza tra yaoi fangirl e giappominchia yaoi fangirl, temendo di essere una di queste XD. Il punto è che si può essere fan dello yaoi (anche a me piace molto), anche perché è un genere come un altro, e non si è giappominchia solo perché si è amanti dello yaoi. Sarebbe stupido fare un simile collegamento come se lo yaoi fosse il male. Come ho già detto essere giappominchia è un insieme di cose. 

Per quanto riguarda i cosplayer invece, perché secondo te il vestirsi da gothic lolita è solamente una moda come il kanguro, e non può essere considerato un cosplay?
Giulia: Per me il cosplay è l'interpretazione di un personaggio di un anime/manga/film/videogioco/ecc. Vestirsi da gothic lolita lo vedo un po' come vestirsi da punk. È uno stile derivato da una sottocultura giovanile particolare (tra l'altro ho fatto la tesi proprio sulle sottoculture giovanili giapponesi). Quindi non ha a che fare col cosplay (a meno che il personaggio che si sta interpretando non sia una gothic lolita nel manga/anime/ecc.), allora sì, sarebbe cosplay (tipo Misa di Death Note, per intenderci). 

Quando hai deciso di inserire l'intervista, come mai hai scelto quella di Valerio? Il suo è un caso particolarmente estremo. Non hai pensato di aggiungerne un'altra per fornire più di un punto di vista?
Giulia: Volevo farlo, anche perché mi ero resa conto che Valerio era troppo estremista nel modo di pensare, ma non ce n'è stato il tempo. Come ho spiegato c'è stato poco più di un mese tra la stesura del contratto con la Kappa e la presentazione del libro a Lucca. Comunque l'intervista è la parte che meno mi piace di tutto il libro, se devo essere sincera.

 A questo punto pensi di scrivere un seguito per approfondire e chiarire meglio alcuni temi?
Giulia: No. L'argomento giappominchia non mi interessa più, né mi interessa scrivere un seguito, anche perché ora sto scrivendo un romanzo "serio", che spero di poter presentare alle case editrici entro la fine dell'anno. Mi piace scrivere ma non voglio che il mio nome rimanga eternamente legato al libro "Giappominchia" né a quel genere. Voglio mettermi alla prova con altro.

Puoi dirci qualcosa sulla tua nuova opera?
Giulia: Dovendo dargli un genere direi che è un romanzo d'amore/psicologico
però altro non posso dire ; )
Comunque niente di comico, né satirico. 

Hai già trovato un editore?
Giulia: No, sto ancora finendo di scrivere, però sicuramente non pubblicherò con la Kappa. Grazie per averci dedicato il tuo tempo!
Giulia: Grazie a voi : )

Speriamo che questa intervista riesca a togliere alcuni dubbi e domande ad alcuni lettori, come è successo nel nostro caso.
Giulia: Speriamo!


Giappominchia Studio semiserio sul fanatismo nippofilo Non sappiamo se questa intervista abbia aiutato a smorzare i toni contro l'autrice del libro, nel nostro caso siamo riusciti a chiarire dei punti in cui avevamo trovato delle difficoltà, spero che abbia aiutato anche voi.

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