Intervista Intervista a Zerocalcare

Quattro chiacchiere col fumettista dell'anno

Articolo a cura di

Introduzione a cura di Marco Lucio Papaleo

Per quel che riguarda la scena fumettistica, questo è stato indubbiamente l'anno di Zerocalcare, divenuto esponenzialmente più noto e amato da pubblico, critica e addetti ai lavori grazie ai suoi due libri La Profezia dell'Armadillo e Un polpo alla gola, oltre che al suo blog zerocalcare.it sul quale periodicamente pubblica nuove storie. Cinque ristampe autoprodotte del primo libro, la versione a colori edita da Bao Publishing, il secondo libro che fa esaurire 12000 copie in prevendita e 40000 dopo un paio di settimane dall'uscita. Zerocalcare riesce nella mirabolante impresa (che probabilmente verrà narrata nei secoli a venire dagli editori di fumetti a mo' di leggenda) di piazzare in contemporanea in pole position, nella classifica di libri più venduti di Amazon, entrambe le sue graphic novel, davanti alla letteratura cosiddetta “seria” ma anche a tutti i best-seller più noti.
Fumettisti di chiara fama e addetti del settore si sono sperticati in lodi nei suoi confronti (qui potete leggere l'illuminante parere di Roberto Recchioni in proposito, ad esempio).
Le vignette del suo blog vantano migliaia di “mi piace” e di condivisioni.
Eppure Zerocalcare, al secolo Michele Rech, sembra ancora un po' incredulo riguardo al suo successo e alla durata dello stesso, e ogni volta che lo incontriamo si rivela una persona ricca di modestia, affabile, che vuol restare assolutamente lontana dalla fama che lo sta letteralmente travolgendo.
Quasi come stesse succedendo a qualcun altro. Ecco quello che ci ha raccontato durante la nostra ultima chiacchierata.

Molti lettori conoscono già il tuo lavoro ma non sanno molto di te. Ti va di presentarti brevemente?
Sono abituato a dire che sono un pischello di Roma cresciuto nei centri sociali che nella vita fa traduzioni di documentari e ripetizioni di francese. Nell'ultimo anno ho cominciato a dire che facevo pure i fumetti, perché effettivamente si sono ritagliati sempre più tempo e spazio nella mia vita. E cominciato pure a mitigare l'uso del termine pischello visto che ho quasi 29 anni ormai.

Com'è iniziata la tua passione per il disegno? Hai sempre voluto intraprendere questa carriera?
Disegno da sempre, copiavo i fumetti che leggevo sin da ragazzino, ma non ho mai pensato seriamente di farne un lavoro, prima volevo diventare paleontologo, poi traduttore, insomma ho sempre pensato che i lavori "veri" fossero altri. Poi quando mi sono scontrato prima con l'università e poi col mondo del lavoro ho cominciato a rivalutare l'idea dei fumetti, che alla fine non erano tanto male... Ancora ho delle difficoltà però a considerarla una carriera, sarà scaramanzia...

Come sanno coloro i quali hanno letto il tuo primo romanzo grafico, tuo padre ti consigliava di dedicarti ad attività più “ mascoline ”, hai mai pensato di mollare tutto?
Esattamente un anno fa non avevo più un soldo, con le traduzioni arrancavo, le riviste per cui lavoravo avevano tutte chiuso, stavo per tornare a vivere a casa di mia madre e ho seriamente pensato che dovevo proprio cercare di fare altro nella vita. Poi il blog ha fatto il botto, il libro autoprodotto è andato bene e io sono riuscito a rifiatare un po'.

Com'è nata la tua collaborazione con la Bao Publishing? Ti aspettavi tutto questo successo?
La Bao mi ha contattato quasi un anno fa, per propormi di lavorare su quello che poi sarebbe diventato un Polpo alla gola, strada facendo ha deciso anche di ripubblicare la Profezia dell'armadillo quando ci siamo accorti che l'autoproduzione era diventata ingestibile.
Né loro né tanto meno io ci aspettavamo tutto questo successo: sono molto contento che le cose vadano bene e che per loro non si sia rivelata una fregatura!

A proposito: complimenti per la tua vittoria del Gran Guinigi al Lucca Comics & Games. Cosa si prova a ricevere un premio in una manifestazione così importante?
E' buffo perché qualche anno fa, con le stesse tavole della Profezia dell'Armadillo (allora ancora in stato embrionale) partecipai al Lucca Project Contest, il concorso per esordienti, e venni segato impietosamente. Comunque sono un sacco contento!

Il tuo stile di disegno è molto personale: un po' manga, un po' comic ed un pizzico di fumetto francese. Quali sono gli autori che ti hanno ispirato di più?
In realtà io ho letto veramente di tutto nella vita, e credo di aver restituito un frullato di tutto quello che ho letto: per esempio le bocche che strillano e i sorrisi credo di averli copiati da dragonball, altre cose da Jamie Hewlett, quello di Tank Girl... L'impostazione delle storie invece la devo moltissimo a Boulet, un autore francese di blog a fumetti per me inarrivabile ma da cui ho saccheggiato tantissimo.

Nei tuoi lavori citi spesso personaggi ben noti a chi è stato bambino tra gli anni '80 e '90: quali sono quelli a cui sei particolarmente affezionato?
A forza di disegnare mia madre come Lady Cocca mi sono affezionato a lei anche se in realtà non è un personaggio che mi aveva mai catturato particolarmente. Invece mi diverte sempre un sacco disegnare i personaggi di Ken il guerriero o de I Cavalieri dello Zodiaco perché sono quelli che veramente mi hanno plasmato, praticamente è tutto il mio pantheon.

Se ti proponessero di realizzare un film tratto dai tuoi lavori accetteresti? Quale attore vorresti ti interpretasse?
Già me l'hanno proposto, in realtà credo che sarebbe l'incubo di ogni produttore, visto che cito continuamente personaggi di altri film o fumetti sfruttando l'assoluta disattenzione dei gendarmi del copyright verso il mondo del fumetto, ma credo che nel cinema sarebbe impossibile. Non so che attore vorrei, uno con lo spazio in mezzo ai denti come me però.

Il panorama fumettistico italiano è dominato dagli autori giapponesi ed americani. Ritieni che lo spazio dedicato ai disegnatori nostrani sia troppo angusto?
Credo che il ruolo dell'editore dovrebbe essere anche quello di rischiare ed investire sui nuovi autori nostrani, invece di ignorarli ed aspettare che facciano successo magari in Francia o con le autoproduzioni, per poi correre a cercarli dopo avergli sbattuto le porte in faccia qualche anno prima.

Che consiglio daresti a chi, come te, ha voglia di intraprendere questa carriera?
Di mettere le proprie cose su internet, anche se è "gratis". In italia molti lavorano gratis per gli editori, convinti che il cartaceo sia una vetrina irrinunciabile, per cui l'editore gli farebbe quasi un favore a pubblicarli. Così si crea la situazione per cui fare fumetti diventa un hobby per ricchi che non hanno bisogno di essere pagati. Al tempo stesso però non si pubblicano cose fruibili da tutti su internet perché si ha la percezione quello sia lavoro "sprecato". Invece è proprio il contrario, quelli sono semi che prima o poi germogliano.

Il tuo blog è molto frequentato, soprattutto quando posti i tuoi nuovi episodi autoconclusivi. Qual è il ruolo di internet nell'industria fumettistica moderna?
In parte la risposta sta in quello che dicevo prima, internet è un posto dove hai la massima libertà di contenuti, di formato, di qualsiasi cosa, e una platea infinita. Inoltre in Italia i fumetti online sono ancora pochi, quindi c'è ancora molta fame di leggere cose, specie se di qualità, in rete. E' un biglietto da visita che vale più di tante pubblicazioni "ufficiali".

Hai presenziato a molti incontri con il pubblico. Cosa provi ad incontrare personalmente i tuoi lettori?
Un sacco d'imbarazzo. Divento rosso e farfuglio ma al tempo stesso sono molto contento quando vedo che c'è qualcuno che non mi aspetterei mai che mi legge.

Parliamo un po' dei tuoi romanzi grafici partendo, ovviamente, da La profezia dell'armadillo. Com'è nato questo progetto?
Nasce da un lutto in realtà: dalla morte di una mia amica e dalla mia esigenza di trovare un modo per ricordarla. Nel mio caso il modo è stato un fumetto che ripercorresse alcuni momenti che ho condiviso con lei, intrecciandoli con delle scene di vita quotidiana che servissero a raccontare anche il contesto delle nostre vite, della nostra generazione.

L'armadillo è l'incarnazione della tua coscienza, come mai hai scelto proprio questo animale?
Perché l'armadillo è l'animale sociopatico per eccellenza, l'animale che si racchiude su sé stesso e diventa impermeabile agli stimoli esterni. Le mie sono tutte storie di piccole sociopatie, quindi mi sembrava perfetto.

Molto spesso utilizzi dei personaggi fantastici per rappresentare i tuoi stati d'animo, qual è il lavoro che c'è dietro a questa scelta?
Gli stati d'animo, le emozioni, i "dialoghi interiori", vengono spesso raccontati nei fumetti con le didascalie, che sono dei mattoni indigesti per qualunque lettore di fumetti. Incarnarli in qualche personaggio emblematico è un modo per rendere le tavole un po' più vivaci.

Tua madre è Lady Cocca e non è l'unica persona che rappresenti come un personaggio immaginario ( vedi anche il ragazzo di Camille, ad esempio, che diventa Jar Jar Binks). Come mai?
Trattandosi di storie brevi, spesso non ho tempo e modo di tratteggiare accuratamente i caratteri dei personaggi, quindi mi risulta più semplice fare ricorso a personaggi che siano patrimonio di tutti, in modo che già guardandoli il lettore ne possa capire carattere e personalità.

La prima edizione del libro è andata benissimo, tanto che ne è stata realizzata una versione a colori. Preferisci disegnare in bianco e nero o a colori?
Io disegno in bianco e nero anche per motivi di tempo, l'idea di mettermi a colorare ogni vignetta mi fa diventare scemo, per fortuna la versione a colori non l'ho colorata io ma Valeria Leopardi, che penso avrà maledetto la mia fissa per infilare mille dettagli nelle vignette...

Anche il tuo modo di colorare è molto personale. Di solito colori seguendo l'istinto o esegui dei
lavori preparatori?

La colorazione (il grigio, perlopiù) è l'unica parte che faccio sulla tavoletta grafica invece che in modo più tradizionale. Per questo è anche la parte più istintiva (uso 'sta parola per non dire "imprecisa", visto che in realtà l'effetto personale è dato dal fatto che sono un troglodita e ancora non riesco ad essere preciso con la tavoletta).

Passiamo ora al tuo secondo romanzo grafico, Un polpo alla gola. Anche stavolta hai scelto un animale insolito, come mai?
Un tentacolo che ti stringe la gola è come io mio figuro l'ansia, il senso di colpa, quella sorta di soffocamento che si prova in quei casi. Quello è il filo conduttore dell'intera storia.

In questo nuovo libro hai curato maggiormente sia l'introspezione dei personaggi che le ambientazioni. È stato un lavoro difficile?
In realtà molti dei personaggi rispetto alla profezia dell'armadillo erano "cresciuti" naturalmente, in un anno di blog in cui avevano continuato a comparire. Le ambientazioni invece sono state una sfida perché io disegno sempre l'interno di camera mia, il mio salone, o qualche stradone di periferia. Dover ambientare una storia in un bosco piuttosto che in una casa abbandonata mi ha costretto a sfogliare decine di fumetti farfugliando tra me e me "questo come c*zzo lo disegna un bosco, che si mette a fare tutte le foglie...".

La trama è unitaria e gli eventi sono narrati secondo il loro ordine cronologico. Come riesci a passare dall'episodio autoconclusivo al romanzo grafico con tanta, apparente, facilità? Hai preferenze?
In realtà per entrambi i tipi di storia il mio approccio è lo stesso: idea, storyboard, matite. Ovviamente per l'episodio autoconclusivo idea e storyboard sono quasi immediati, mentre storyboardare 180 pagine diventa un lavoro immane, e particolarmente ingrato. Però trovarsi il malloppone in mano poi da' un sacco di soddisfazione. Mi fa pensare "ammazza che autodisciplina, tutte ste pagine hai fatto senza neanche uno che ti frustava".

Com'è stato rimettersi al lavoro dopo lo straordinario successo de La profezia dell'armadillo?
Una paranoia continua e il terrore di deludere tutte le aspettative e di rivelare che in realtà era tutto un grande bluff.

Il libro invece è andato subito esaurito. Ti aspettavi questo nuovo successo?
No, anche se sospettavo che la prima ondata di vendita "a scatola chiusa" sarebbe andata comunque bene, appunto per la fiducia generata dal primo libro. Il punto è sempre vedere dopo, se si ripete il meccanismo che ha fatto vendere cosi tanto la Profezia, ovvero che la gente lo ricomprava per regalarlo ecc. Quello si può verificare solo in seconda battuta.

Il romanzo grafico viene presentato in tre varianti: è stato faticoso ideare e realizzare le tre diverse copertine?
In realtà l'idea l'ha avuta Bao, ed effettivamente era quanto di più naturale: la storia si divide in tre fasi della vita, infanzia /adolescenza /età adulta. Le copertine rispecchiano quei momenti.

Progetti per il futuro? C'è qualcosa che vorresti realizzare e che non hai ancora avuto la possibilità di fare?
Adesso come adesso vorrei dedicarmi al blog e alle ripetizioni ai ragazzini, per qualche mese, e ricaricare un po' le batterie. Poi vediamo se tutta questa roba continua oppure se mi devo trovare un altro lavoro...

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