Intervista Limited Edition

Limited Edition: Intervista a Silvia Ziche, la regina dei paperi!

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Conosciamo tutti Silvia Ziche: grazie a lei i nostri volti si sono riempiti di sorrisi e risate.
Basta ricordare capolavori come "Il Papero del Mistero" oppure ancora "Il Grande Splash" che subito ci tornano alla mente gag classiche che ci hanno accompagnato in "gioventù".
Ma Silvia Ziche non lavora solo con Disney, produce autonomamente (facendo qualche comparsata in libreria) e collabora anche con Donna Moderna, dando libero sfogo a se stessa attraverso il suo alter ego: "Lucrezia".
Silvia ci ha concesso un'intervista, sono stato un pò irruento forse, ma spero di non aver urtato la sua dolcezza, si è dimostrata disponibile e interessante.. ma non fatemi dire troppo!
Leggete e ditemi!
Ah, se ci sono dei Pkers là fuori sappiate che un giorno ci riuniremo, qualcuno potrebbe dire: "Poche Ragazze da Quelle Parti",ma non ci interessa.

DD: Ciao Silvia, per prima cosa grazie per averci concesso quest'intervista, prima ancora di iniziare con le solite domande voglio togliermi un sassolino dalla scarpa.
Ok, parte la digressione, allacciatevi le cinture.
Sono sempre stato un Pkers (estimatore aulico di PKNA) e personalmente ho conosciuto il tuo lavoro tramite le pagine di quel geniale prodotto.
Ricordo vividamente le tue miniserie sul personaggio di Angus Fangus nonché quelle di Trip e il numero speciale dedicato a "Patemi" (la soap opera di Paperopoli).
Grazie a PK ho poi ampliato la mia cultura personale fumettistica anche con "Il Grande Splash" e "Il mistero del Papero del mistero".
Due tue miniserie a puntate "andate in onda" sulle pagine di Topolino.
Ma il primo amore è stato PK e voglio partire da qui.
Raccontaci della tua esperienza in quella testata, lo so, è una richiesta nostalgica, ma sono un tenerone! Come è nata la tua collaborazione con PKNA e che esiti ha avuto?

SZ: Esattamente come è nata non ricordo. Forse passavo di lì per caso... Ricordo un periodo di grande fermento e entusiasmo, voglia di fare cose nuove e divertenti... Insomma, un periodo vivace, vitale, e di rottura con l'abituale isolamento degli autori, anche. Per un momento siamo usciti dalle nostre stanzette e abbiamo lavorato tutti insieme. E' stato bello. Mi sono divertita, ho potuto fare delle cose un po' fuori dagli schemi disneyani. Ho avuto la possibilità di fare degli esperimenti. Anzi, di più: l'obbligo di farli. Troppo spesso, tra scadenze pressanti e stanchezza, nel nostro lavoro si tende a tralasciare la parte di ricerca. Insomma, credo che ci siamo messi tutti alla prova, cercando di spingere i limiti un po' più lontano.

DD: Bene, ora che la mia curiosità si è nutrita possiamo "fare sul serio": Come nasce la tua passione per il fumetto? Hai lavorato molto con casa Disney ai primi tempi, è grazie ad essa che è nato il tuo interesse per quest'arte?

SZ: La passione per il fumetto c'è sempre stata. Direi che è nata con me, ma forse non è del tutto corretto: dev'essere nata quando mia madre, prima che imparassi a leggere e prima che avessi coscienza di me stessa, mi mise tra le mani un Topolino. Mi sono subito appassionata alle storie, ai disegni. Con un piccolo fraintendimento, comune a chi non è del mestiere (e io a quattro anni non lo ero): che i fumetti siano disegno, e che la parte di scrittura sia marginale. Meno male che parecchi anni dopo (non troppi, per fortuna) ci ha pensato il grande Giorgio Cavazzano a chiarirmi le idee. Poi, per strani casi della vita, le prime tavole su una rivista importante le ho pubblicate su Linus, a vent'anni.
DD: Rimaniamo ancora in campo Disney con una domanda da un fantastilione di dollari: Paperi o Topi? Secondo il tuo stile, comico e grafico, chi vince? Chi "si fa disegnare" meglio? C'è un personaggio che senti più vicino degli altri?

SZ:Mi tocca dire paperi. Paperino in assoluto, su tutti gli altri. E questo nonostante abbia passato gli ultimi tre anni a lavorare di più sui topi. Ma la facilità che ho con i paperi, con i topi non sono ancora riuscita a raggiungerla. Rimane la speranza. E la testardaggine.

DD: Hai uno stile molto particolare e riconoscibile, (alcuni in redazione lo definiscono "spiccatamente femminile"). È sempre stato così dagli albori della carriera, o ci sono stati diversi 'step' di sviluppo?"

SZ:Immagino che ci sia stata un'evoluzione. Io la percepisco perché quando vedo dei miei lavori vecchi li vedo bruttissimi. Ne deduco che nel mio modo di disegnare sia quindi cambiato qualcosa. Ma l'evoluzione non è cercata, direi che è naturale. Con il tempo aumenta l'esperienza, la professionalità. Si cerca di migliorare ogni giorno, anche se non c'è mai una decisione tipo "da oggi si cambia!".

DD: Una domanda strana, durante le mie interviste non l'ho mai posta, diciamo che è un test. Vediamo che succederà: qual è la cosa che influenza di più il tuo lavoro? L'umore? La Fame? La Noia? C'è un aspetto di te che ti fa lavorare meglio, o peggio ? Oppure riesci a dire: "no ora è il momento di lavorare, escludiamo il mondo."

SZ: Il mio lavoro è influenzato da tutto. E, con l'esperienza, è aumentata la mia capacità di non buttare via niente di quello che mi succede, tutto può servire. L'unica cosa che mi può far lavorare male è la stanchezza. Al secondo posto, una data di consegna troppo vicina, che mi costringa a ritmi troppo sostenuti. Per il resto, l'umore buono o cattivo può solo magari dare una piccola sterzata ai testi. Il lavoro è un po' la mia isola felice, anche quando le cose nella vita non vanno benissimo, rifugiarsi lì è sempre un sollievo.

DD: Tra le i bites di memoria di Everyeye abbiamo una manciata di aspiranti fumettisti, qualche consiglio per loro? Che tipo di preparazione deve avere uno sceneggiature di fumetti? Basta leggere tanti comics Marvel o ci vuole anche un po' di Shakespeare?

SZ: No, i fumetti non bastano. Sono fondamentali per imparare la grammatica e la sintassi di questo tipo di linguaggio: se uno non la acquisisce, non c'è niente da fare. Scrivere fumetti non è facile. Dopodichè ci vuole tutto: letteratura, sia classica che contemporanea, ma anche romanzi di genere. Tanti film, al cinema le novità, in dvd i film che hanno fatto la storia del cinema. Giornali, riviste, internet: l'informazione è fondamentale. E' fondamentale anche parlare con le persone, captare brandelli di conversazioni per strada. Bisogna essere curiosi di tutto. Ma proprio tutto. Le storie sono fatte di idee (intese come l'intuizione generale della storia) ma anche di tanti piccoli particolari che danno loro realismo, che ti fanno credere che in questo mondo o in un altro, quella cosa che racconti possa davvero succedere.

DD: Se incontri qualcuno per strada che, di colpo, si volta e ti urla contro: FUMETTO! Cosa pensi? Quali sono le prime caratteristiche che ti vengono in mente? Insomma, cosa è per te "un buon fumetto"?

SZ: Qualcosa che abbia la capacità di assorbirmi e trascinarmi altrove. Ma questo vale per ogni tipo di racconto. Quindi, diciamo, un bel disegno che ti acchiappa e ti trascina nella storia.

DD: Chi è Lucrezia? Che ci fa quella bella ragazza fra le pagine di Donna Moderna?

SZ: Cerca di mimetizzarsi tra le modelle. E a quanto pare, c'è riuscita...

DD: Quanto c'è del tuo carattere in Lucrezia, e in Alice in particolare? Raccontaci un po' di lei...

SZ: Alice a Quel Paese è nata quando avevo vent'anni, da un'esigenza precisa: esorcizzare il mio terrore del mondo. Mi ero trasferita a Milano per studiare, venivo dalla provincia, dal profondo nordest. Non avevo i mezzi per affrontare né la città né la vita. Nessun libretto delle istruzioni, nessun consiglio sensato ad aiutarmi. Mi sentivo, appunto, sbattuta a Quel Paese e cercavo, con esiti disastrosi, di raccapezzarmi. Quindi Alice era il mio alter ego di allora: grandi ideali, esperienza zero. Lucrezia è un'altra cosa. E' una specie di versione cagliata di Alice, andata a male col tempo. Si sente in credito con la vita, è rancorosa, irrisolta. Il suo orizzonte si è molto ristretto, rispetto a quello di Alice. Pensa che tutto più o meno ruoti intorno al suo benessere personale. Certo, come per Alice, il punto di partenza è la mia esperienza personale, ma Lucrezia è una versione paradossale di me, estrema, eccessiva. C'è drammaturgia in quello che racconto di lei, non totale adesione com'era invece per Alice.

DD: In parallelo con Disney porti sempre avanti altri progetti, tra vignette e storie brevi. Il lavoro su Smemoranda, Olimpo S.p.a. e Prove tecniche di megalomania sono solo alcuni esempi delle tue "uscite". Attualmente stai lavorando a qualche progetto supersegreto?


SZ: Ho un libro già finito, sono in trattativa con l'editore. Non so ancora nulla su una possibile uscita. Poi ho delle altre idee, una già molto definita e in fase di raccolta dati. Ma per scaramanzia preferisco non parlarne ancora.

DD: Un fumetto da consigliarci?

SZ: Vado sul classico: Claire Bretecher. I Frustrati, ma anche tutto il resto. E' stata lei che mi ha fatto vedere l'ampiezza dell'orizzonte del fumetto, che non è solo avventura, ma anche introspezione, a volte antropologia.

Limited Edition Ringraziamo Silvia Ziche per la simpatia e la disponibilità. E voi lettori di LIMITED EDITION, state all'erta, perchè Lunedì (direttamente dal Torino Comics) avremo un edizione speciale tutta per voi!