Intervista Orfani: Roberto Recchioni

Il creatore della nuova, innovativa serie Bonelli ce ne svela la genesi

intervista Orfani: Roberto Recchioni
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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Come saprete, il 16 ottobre arriva in tutte le edicole Orfani, la prima miniserie a colori edita dalla Sergio Bonelli Editore. Creata dal curatore di Dylan Dog, Roberto Recchioni, e dal disegnatore Emiliano Mammucari, la serie affronta i temi della guerra e della crescita personale all'ombra di uno scenario post-apocalittico. Da qui all'uscita nelle edicole della serie avremo modo di mostrarvi anteprime esclusive e interviste ai creatori, disegnatori e curatori della serie, a cominciare proprio da Roberto Recchioni, ideatore e sceneggiatore di questa nuova epopea a fumetti tutta italiana ma dal respiro internazionale.

Raccontaci, in poche parole, cos'è Orfani.
La prima serie a colori della Sergio Bonelli Editore. Il genere è quello della fantascienza bellica. I creatori siamo io ed Emiliano Mammucari, il copertinista Massimo Carnevale. In mezzo, tanti bravi disegnatori e coloristi.

In cosa si differenzia questa nuova serie dagli altri albi Bonelli e, in generale, dagli altri fumetti italiani?
L'aspetto più appariscente è quello del colore ma non è l'unica novità.
E' una serie a termine, strutturata per archi narrativi (o stagioni). Se le cose andranno bene, la serie si rinnoverà anno dopo anno, fino a trovare una sua conclusione. Inoltre, è una serie dalla fortissima continuity interna, ha una strana struttura narrativa e usa un linguaggio differente rispetto a quello tradizionale della SBE.

Tu ed Emiliano (Mammucari, ndr) vi conoscete da molti anni, ormai, e tra le altre cose avete in comune un altro albo d'esordio 'eccellente': il primo numero di John Doe, uscito oramai dieci anni fa. Come si è evoluta la vostra collaborazione, nel tempo?
Non si è evoluta. Abbiamo realizzato il primo albo di John Doe insieme. Poi abbiamo seguito strade diverse, rimanendo però amici e, quando è capitata l'occasione, siamo tornati a collaborare.
Non c'è nessuna grande storie alle spalle, solo un naturale rapporto di stima e rispetto.

Per Orfani, quanto del vostro lavoro è stato influenzato dai pareri dell'altro? Emiliano, ad esempio, ha contribuito in qualche modo alla sceneggiatura?
Abbiamo collaborato alla stessa maniera su tutti gli aspetti della serie. Emiliano ha influenzato la mia scrittura e io il suo disegno. Insieme abbiamo stressato tutti gli altri.

Chi si è inventato il “canone” del character design dei vari personaggi, che poi i vari artisti dopo Emiliano dovranno seguire? Come si è inserito Massimo Carnevale, copertinista della serie, nel tutto?
Sempre insieme, collaborando e confrontandoci. Quanto a Massimo Carnevale, è il migliore copertinista del mondo e insieme abbiamo fatto molte cose. Sarebbe stato da pazzi non coinvolgerlo.

Parlando proprio dell'aspetto grafico: oltre all'utilizzo del colore saltano all'occhio (e hanno fatto molto discutere, nel bene e nel male) le citazioni e le ispirazioni grafiche della serie, prese di peso da alcuni noti film e videogiochi. Roberto, vuoi commentare in proposito?
No, perché è una stupidaggine. La gente non fa un passo più indietro di quello che conosce. Se conosce Halo, dice che abbiamo preso ispirazione da Halo. Se conosce Aliens (a cui Halo deve il 90% del design) parla di Aliens. Se conosce Syd Mead (uno dei padri del design della fantascienza moderna), parla di Mead. La verità è che Orfani è figlio di una cultura precisa e di quella cultura si è nutrito. Limitare tutto alla parola “citazioni” è facile, comodo e inesatto. Aggiungo una cosa: premesso che non mi sono mai ritenuto uno che utilizza spesso le citazioni (alla maniera di De Palma, Tarantino o Sclavi, per intenderci) con Orfani non lo sono praticamente per niente. Rimandi e suggestioni propri di un certo genere? Molti. Citazioni? Quasi nessuna.

Proprio grazie alle tematiche e all'impostazione grafica, Orfani può piacere ad un pubblico trasversale. Quale tipo di lettore vi piacerebbe raggiungere, in particolare?
Tutti.

Saluta i nostri lettori convincendoli ad acquistare il primo numero di Orfani, il 16 ottobre.
Come mi è già capitato di dire, non sono un piazzista, non devo convincere nessuno.
Abbiamo mostrato la nostra opera e speriamo di aver incuriosito i lettori. Tanto basta.