Intervista Topolino - Intervista al Direttore

Valentina De Poli, direttrice di Topolino, ci svela i segreti del settimanale a fumetti più longevo d'Italia!

Articolo a cura di
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Ha iniziato a collaborare con la redazione di Topolino quando aveva 19 anni, ma in quanto donna di certo non le chiederemmo il conto degli anni. Per comodità diremmo che Valentina De Poli è una vita che armeggia con paperi e topi, che li adora e si trova benissimo dietro la scrivania di una redazione di fumetti. I lettori ringraziano: da quando c'è lei a capo del settimanale (2007), il tenore delle storie e le proposte editoriali hanno conosciuto un incremento qualitativo. Parodie ardite come quella di Tex disegnata da Corrado Mastantuono o il dittico fantascientifico Topolino e gli Ombronauti della grande promessa disneyana quale è Casty... e questo solo per citare due esempi tra i più recenti.
Certo, sedersi sulla poltrona di direttore non è affatto facile. La sbarazzina De Poli vive la cosa con grande serenità, elogia ripetutamente i suoi collaboratori e dimostra di sapere il fatto suo. Le sfide non mancano: la crisi della carta stampata si fa sentire (le vendite in edicola si sono dimezzate: nel 2004 erano pari a 219.974, mentre nel 2010 sono scese a 102.530) e non è sempre semplice intercettare plurime generazioni di lettori quali i ragazzi videogiocatori, i genitori lavoratori e i nonni pensionati.
Quali sono le sfide che attendono quotidianamente Valentina De Poli? Lo abbiamo chiesto direttamente a lei a margine della mostra dedicata agli 80 Anni di Topolino!

Come vive Topolino la crisi della carta stampata? Quali sono i progetti in cantiere per tablet, smartphone e supporti digitali?
Da qualche giorno Topolino è disponibile oltre che su iPad anche su iPhone. E' in tutto e per tutto identico al cartaceo, in particolare la prima storia è resa interattiva con suoni e movimenti; la lettura non è accompagnata ma fruita dal lettore tramite tap vignetta per vignetta, cui si aggiungono i giochi della rubrica enigmistica risolvibili direttamente sullo schermo touch.
Ritengo che l'app siano un'opportunità non tanto per raggiungere il target dei ragazzi/bambini, perchè sia l'iPad che l'iPhone sono strumenti costosi, quanto per recuperare lettori adulti tra la scuola superiore e l'università.
Dopodiché i contenuti sono gli stessi e di grande qualità, non è richiesto nemmeno un cambiamento né del formato né della modalità di lettura. Ben vengano le nuove piattaforme, perchè sono senz'altro un'opportunità in più anche perchè le edicole sono sempre meno frequentate. Siamo in un momento di transizione ed è importante mostrare di esserci sui supporti digitali; non so se nel giro di tre anni ci sarà un boom, ma mi aspetto che ci sarà un cambiamento e avverrà in maniera molto naturale. Su questo sono ottimista!

Come impostate le storie tenendo conto dell'eterogeneità dei lettori? Chi realmente è in grado di comprendere i mille riferimenti a Gottfredson e a Scarpa presenti nell'ultima storia di Casty?
Semplificando, i livelli di lettura sono almeno due. C'è quello dei bambini e dell'intrattenimento, del tipo "leggo una storia e mi diverto", per cui il personaggio di Atomino per loro è nuovo e se è un ragazzino curioso comprende che c'è una storia dietro di lui, raccolta nei mensili come i Grandi Classici i quali ci permettono di riproporre le storie dei decenni passati. Talvolta certi riferimenti non si colgono e ritornano col passare degli anni, quando si trovano all'università: quando leggevo Topolino a dodici anni mi facevo tutto un film per indovinare cosa volesse dire, poi in età adulta ho capito cosa volesse dire. E' vero, ci sono cose che i bambini non colgono, ma talvolta anche queste storie dal linguaggio "complesso" sono narrate in un modo tale da ipnotizzare i bambini.
Sta all'abilità dell'autore, in particolare di chi scrive la storia, seminare al suo interno dei riferimenti che possano appassionare i fanatici, perchè ci sono [ride], e anche riferimenti di attualità che possano interessare il pubblico adulto ma generico quali citazioni cinematografiche.
L'importante è che non si faccia una storia per bambini, una per appassionati, una per gli adulti, ma riuscire a inserire tutti questi elementi in un'unica storia.

Negli ultimi anni su Topolino sono comparsi molti temi a sfondo sociale o ambientale. Qual è un tema che ti piacerebbe trattare?
Stiamo provando (e forse abbiamo trovato anche la quadra) a trattare il tema del bullismo, in tutte le sue sfaccettature. Bullismo non è solamente "vengo lì e ti do un pugno a scuola", ma è un tema assai più delicato e sofisticato e riguarda tantissime fasce d'età.
Siamo usciti qualche settimana fa con la prima storia, e adesso Teresa Radice ha proposto un'altra serie di storie sul bullismo: è un percorso da "istituzionalizzare".

Si è detto che al giorno d'oggi i 2/3 delle storie Disney sono prodotte in Italia. Qual è il segreto di una produzione così prolifica?
La scuola italiana non ha eguali, da 80 anni è LA scuola italiana. E' successo questo per una serie di circostanze, ma io penso che il segreto o comunque la fortuna sia stata quella di avere creato tutto ciò attorno ad un giornale in uscita tutte le settimane: era pertanto obbligatorio creare una base sostanziosa di sceneggiatori e disegnatori da tutta Italia che si sono tramandati il lavoro. Ti sfido, riempire ogni settimana un albo di Topolino ha richiesto un numero di artisti elevato!

Un polpo alla gola di Zero Calcare ha superato nel giro di un mese oltre 40 mila copie vendute, presentandosi come quel successo nazionale che il fumetto italiano da lungo tempo ricercava. Topolino ha intenzione di esplorare altri formati o storie in graphic novel?
Qualche esplorazione l'abbiamo già fatta. Bisogna tenere comunque conto che Topolino per il fattore delle molteplici generazioni di lettori non può proporre elementi di rottura troppo dirompenti, proprio perchè la tradizione è parte del suo successo e rischia di trasformarsi in un boomerang.
Quello che abbiamo fatto noi nel nostro piccolo è stato proporre dei reportage di giornalismo a fumetti, quali la spassosissima intervista a Vasco Rossi realizzata da Tito Faraci oppure andiamo a fare un servizio all'Aquila e presentiamo attraverso il fumetto un'anima diversa dal racconto umoristico.