Recensione 1985

Millar e Edwards ci raccontano come sarebbe il nostro mondo se improvvisamente i super eroi uscissero dai fumetti Marvel!

recensione 1985
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"Due mostri Marvel liberi dai limiti della vignetta che combattevano solo per me... Titani che combattevano davanti ai miei occhi!
Voi sareste rimasti?"
-Toby Goodman-

E se oggi uscendo per andare al lavoro o a scuola, guardando fuori dal treno vedeste l'Uomo Ragno saltellare sopra i tetti della vostra città? Magari spostando lo sguardo un po' più in là, potrebbe apparire Iron Man intento a fare una tranquilla perlustrazione insieme alla Visione... Come vi sentireste?
Scioccati che i vostri beniamini vivano tra noi? Ok, ora però pensate al rovescio della medaglia, se c'è il bene esiste anche il male giusto? Trovarsi faccia a faccia con Lizard o con Carnage, per fare due esempi, non deve essere il massimo della vita (vita che probabilmente non continuerebbe dopo quell'incontro).
Questo è quello che succede al piccolo Toby Goodman e questo è 1985.

Niente ti può preparare all'odore di Hulk

Toby è un ragazzino come tanti, con una passione come tante: i supereroi Marvel e le loro fantastiche avventure. Siamo nel 1985 (come suggerisce il titolo) e il crossover "Guerre segrete" (Secret wars) è un successo senza eguali. Per il piccolo Goodman, vedere i propri beniamini combattere fianco a fianco contro i loro più acerrimi nemici è una cosa incredibile. Diventando subito un fumetto da avere e collezionare. Chiusi questi albi però la vita non è poi così bella, sua madre non approva queste letture troppo infantili e ha sempre da ridire sullo stile di vita dell'ex marito. Il padre, Jerry, dal canto suo non facilita le cose: un musicista squattrinato con un passato turbolento e a tratti misterioso, di indole pigra e svogliata. Il classico "potrebbe essere il primo della classe, ma non si applica", a parte questo è un buon padre e quando può è sempre presente.
Per Toby questa è una situazione pesante ed è difficile andare avanti, meno male che ci sono i fumetti. La vita va avanti, monotona e insipida come sempre, finchè un giorno visitando con il padre la vecchia villa dei Wyncham qualcosa di singolare colpisce l'attenzione del ragazzo: un uomo nascosto dietro una finestra li osserva minacciosamente. Qualcosa era familiare in quella figura così sinistra, ma cosa? Anche il nuovo proprietario della villa è uno strano individuo, e anche lui ha un'aria strana ma allo stesso tempo familiare. Jerry non è la prima volta che visita l'edificio, da ragazzo era molto amico di Clyde Wyncham e passavano insieme interi pomeriggi leggendo comics e fantasticando sui loro protagonisti.
Uno sfortunato giorno il giovane Wyncham ebbe un incidente e divenne cerebroleso, obbligandolo a vivere su una sedia a rotelle, un guscio vuoto ormai privo della scintilla della vita. La sera stessa tutti i notiziari trasmettono una sola notizia: un uomo con uno strano costume verde e delle gigantesche ali se ne stava sul tetto del municipio ad osservare in silenzio la città. Toby lo riconosce all'istante: è L'Avvoltoio! Ora ricorda dove aveva già visto lo strano uomo che si nascondeva dietro alla finestra... era Il Teschio Rosso! Nello stesso momento ombre familiari si stavano muovendo in città, creando morte e scompiglio...
Com'è possibile tutto ciò?! Che diavolo sta succedendo?

Niente ti può preparare ai supereroi nella città

Tommy Lee Edwards (Bullet Points) è un artista con uno stile particolare, probabilmente Photoshop è il suo migliore amico. Guardando ogni singola tavola del volume non si può non notare un uso spropositato della colorazione in digitale. Colori pastosi, molto lucenti, con tonalità che fanno molto "cartone animato" da quanto sono brillanti ed un uso sapiente dei neri per le ombre danno al tutto un senso di "mondo reale". Questo però non è sempre un male, difatti la particolarità dell'opera sta molto nei disegni: le tavole (o vignette che dir si voglia) sono sempre molto grandi con illustrazioni chiare e mai confuse, i personaggi, Edward e suo padre in primis, sono caratterizzati egregiamente. Le moltissime (forse davvero troppe) splash page fanno apprezzare ancora di più l'arte digitale di questo cartoonist, diverso dai soliti canoni a cui siamo abituati per i prodotti più commerciali. Molti potrebbero non apprezzare questo suo modo di lavorare, è uno stile non comune che sicuramente o lo si ama o lo si odia.
Ma adesso spazio alla vera star di questa graphic novel: Mark Millar (Ultimates, Civil War), uno di quegli scrittori che crea sempre molte attese e aspettative intorno a ogni suo nuovo progetto. Grazie a lui una testata può vendere cifre record e la Marvel questo lo sa bene. Mettendo subito le mani avanti si può affermare con certezza che 1985 è un prodotto riuscito per metà; chi si aspetta un'opera profonda come Ultimates, probabilmente rimarrà deluso. Millar si lascia andare ad una sceneggiatura più leggera, senza i richiami alla politica o allo showbiz. La trama va spedita, con qualche bel colpo di scena. Si fa leggere tutta d'un fiato fino al finale, forse, un po' troppo "happy", ma che riesce in qualche modo a stupire e a far sorridere. Lo scrittore scozzese non ha perso di mordente, ci sa ancora fare e lo dimostra in più occasioni; l'idea che sta alla base (anche se non originalissima) è bella e gestita abbastanza bene. Qua e là si riscontrano dei piccoli difetti che minano leggermente la lettura, come la poca interazione degli abitanti con i supercriminali... non si respira una vera e propria aria di terrore e questo sembra poco credibile. Mostri giganteschi e sanguinari, pazzi in costume che uccidono senza una chiara ragione, dovrebbero creare il caos e il panico generale e invece non è così. Gli abitanti del paese, a parte qualche piccola eccezione, sembrano messi giusto per farsi massacrare, figure inermi che ricoprono il mero ruolo di "carne da macello".
Peccato.

1985 Difficile valutare un opera di uno scrittore così importante. Come già detto in precedenza, chi si aspetta un lavoro dallo spessore di Ultimates o compagnia bella probabilmente potrebbe non apprezzare o rimanere in parte deluso da 1985 e dalla sua “semplicità narrativa”. Sicuramente non verrà ricordata negli annali come la miglior graphic novel di Millar; poco male, visto che ci si ritrova in mano una gradevolissima lettura dai molti lati positivi. Chi cerca un one-shot dalla buona qualità/prezzo può buttarsi tranquillamente all’acquisto, gli altri non è detto che ne rimangano per forza schifati... sta tutto nello spirito con cui si affronta “l’avventura”.