Recensione Barbapapà

Amore, fratellanza ed ecologia in un classico senza tempo

Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Chi l'ha detto che i cartoni giapponesi sono diseducativi?

Correva l'anno 1976. Più di trenta anni fa, faceva la sua apparizione anche sugli schermi italiani il mastodontico, tenero e rosa (perlomeno sui televisori a colori, all'epoca ancora non diffusissimi come si potrebbe pensare!) Barbapapà, vero mito per diverse generazioni di bambini. Tratto dalle bandes dessinée dei coniugi franco-statunitensi Annette Tison e Talus Taylor concepite agli albori degli anni '70, l'anime di Barabapapà vede la luce negli studi giapponesi della K&S e della Top Craft, case d'animazione che al pubblico odierno suggeriscono poco o niente, ma che annoveravano fra i suoi componenti di allora alcune giovani leve diventate in seguito pilastri dello studio Ghibli del pluridecorato Maestro Hayao Miyazaki.
Dopo decine di ristampe nelle più svariate lingue, e la realizzazione di un remake rimodernato della serie nel 1999 ad opera dello Studio Pierrot, è la volta di recuperare la serie originale grazie a Dynit, che l'ha restaurata per proporla al pubblico infantile d'oggi.

Ecco arrivare i Barbapapà...

Ma cosa sono i Barbapapà? Difficile definirlo: l'intera "specie" o famiglia prende il nome dal capostipite, Barbapapà appunto (denominazione derivata da un gioco di parole in francese avente per protagonista lo zucchero filato). Il nostro "eroe" è un essere di vaga forma antropomorfa, dotato di poteri mutaforma, nato dalla terra del giardino di casa dei giovanissimi Francesco e Carlotta, due fratellini con tanta voglia di vivere e amore per la natura. Forse proprio questo loro amore disinteressato per il mondo naturale e le creature viventi ha contribuito a far nascere il Barbapapà nel loro giardino, chissà. Fatto sta che una volta venuto alla luce, il Barbapapà cerca fin da subito di integrarsi col mondo degli umani, che però spesso lo rifugge bollandolo come diverso o addirittura pericoloso, vista anche la sua inclinazione a combinare pasticci, seppure involontari, e la sua non conoscenza delle regole del vivere comune che, nel bene o nel male, la società civile si è imposta.
Le avventure del Barbapapà, in brevi episodi di pochi minuti l'uno (circa cinque) condensano molteplici tematiche care all'infanzia o che comunque è doveroso affrontare fin dalla più tenera età: l'amicizia. l'amore, i rapporti familiari, così come tematiche sociali quali il rispetto delle regole, la solidarietà, il rispetto per l'ambiente e per il proprio prossimo. La cosa interessante è che nell'approccio a questi temi, nonostante una leggerezza di fondo dovuta al giovane pubblico, si scava spesso a fondo nelle problematiche rendendole in maniera assolutamente realistica, senza fare sconti su quello che è il mondo reale, preparando in tal modo i bambini ad affrontare le stesse cose nella vita di tutti i giorni. Senza mezzi termini, Barbapapà è inizialmente un emarginato poiché diverso e incompreso, e solo dopo la sua riabilitazione (avuta grazie alla sua buona fede e volontà) viene accettato da tutti. Le figure degli adulti inoltre non sono realizzate in maniera manichea dividendoli fra "buoni" e "cattivi": sono semplicemente adulti calati in un contesto sociale che spesso impone determinati comportamenti, per quanto possano sembrare ingiusti agli occhi puri di un bambino...o di un Barbapapà. Il quale insegna però la ricchezza insita nel donare amore (sotto forma di buone azioni) al proprio prossimo senza aspettarsi nulla in cambio, solo per il gusto di far del bene agli altri. Bene che prima o poi, in un modo o nell'altro, ritornerà indietro: dopo una lunga e a tratti triste ricerca, infatti, Barbapapà troverà finalmente un suo simile quando meno se lo aspettava, e metterà su, con essa, una propria famiglia.

L'edizione italiana restaurata

Nel riproporre in DVD le avventure della famiglia più colorata della storia dell'animazione, Dynit non si è, fortunatamente, limitata a riversare su disco la precedente edizione italiana, che risentiva, oltre ad una qualità dell'immagine di basso profilo dovuta alla vecchiaia dei master originali, anche di un doppiaggio che, per quanto realizzato con cura e amore da Claudio Lippi e Orietta Berti, era decisamente limitato e limitante anche per un cartone per bambini. La nuova edizione presenta invece un video restaurato in maniera impeccabile, proposto nel classico formato 4:3 e quasi magicamente esente da difetti particolari di visione: Barbapapà non sembra davvero un anime di trentacinque anni fa. Per quanto riguarda il doppiaggio, sono state utilizzate come voci quelle dei consueti ed esperti doppiatori della casa bolognese, restituendo alla serie un po' di freschezza nelle voci, altrimenti tutte uguali nel doppiaggio di tre decadi fa. Il resto delle dotazioni tecniche è invero alquanto povero: audio stereo italiano Dolby Digital, nessuna traccia audio giapponese nè possibilità di ascoltare il doppiaggio storico, nessun sottotitolo, un unico e semplice menu di selezione capitoli appena si accede al DVD sul lettore. Ma è chiaro come questo non sia indice di svogliatezza, quanto una cosa voluta per un approccio quanto più possibile user friendly nei confronti nei bimbi, anche piccoli, che possono così con semplicità accedere alle storie senza "perdersi" fra menu e opzioni per loro inutili. E' stata, tuttavia, mantenuta la storica sigla di apertura e chiusura e le canzoni italiane dell'epoca, realizzate dal noto cantautore Roberto Vecchioni, insieme al piccolo coro delle Mele Verdi di Mitzi Amoroso.

La Famiglia Barbapapà Barbapapà è doppiamente meritevole di attenzione: da un punto di vista della storia dell'animazione, risulta essere, a tutti gli effetti, il primo anime trasmesso in Italia, con buona pace anche di Heidi e Ufo Robot Grendizer; da un punto di vista strettamente pedagogico, invece, è uno dei migliori prodotti per l'infanzia che siano mai stati creati. Colorato, divertente, trasognato, ma anche pieno di ottimi insegnamenti calati in un contesto che, per quanto fiabesco, riesce ad essere sempre attuale, affrontando temi importanti come l'ecologia e l'integrazione sociale in maniera semplice e propositiva. La riedizione italiana, inoltre, è di ottima fattura, assecondando ancor più la fruizione del cartone da parte di piccoli...e meno piccoli, che sicuramente (ri)guarderanno le avventure della famiglia Barbapapà insieme ai propri figli, con lo stesso sguardo, forse, che avevano venti o trenta anni fa.

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