Recensione Beet the Vandel Buster

Riuscirà il giovane eroe a porre fine all'era delle tenebre?

Articolo a cura di

L'opera

Edito da Star Comics, Beet: The Vandel Buster è la nuova opera di Riku Sanjo e Koji Inada, autori già noti in Italia per Dragon Quest: La Grande Avventura di Dai (Dragon Quest: Dai no Daibouken).
Pubblicato in Giappone a partire dal 2002, Beet: The Vandel Buster rappresenta un genere, il fantasy di stampo nipponico, che in Italia non ha ad oggi avuto grande successo (basti pensare alla scarsa presa sul pubblico di titoli come Record of Lodoss War o L’emblema di Roto), ciò nonostante riteniamo che questo manga possa rappresentare, vuoi anche per la sua semplicità e linearità espositiva, un prodotto in grado di dar nuovamente luce al genere nel nostro paese.

La storia

Il mondo è sprofondato nell’era delle tenebre: sotto la minaccia dei vandel, esseri demoniaci feroci e sanguinari a capo di orde infinite di mostri di ogni specie, la razza umana vive uno dei periodi più bui della sua storia...

Protagonista delle vicende narrate è il giovane Beet un ragazzo vivace e spensierato che ha sempre avuto il sogno di diventare un vandel buster (un cacciatore di vandel) e porre fine all’era delle tenebre.

Cresciuto con il mito della squadra di Zenon, uno dei più forti gruppi di vandel buster della regione, Beet è intenzionato a seguire un giorno le orme dei suoi eroi. L’arrivo inaspettato nella sua città del terribile Beltoze, uno tra i vandel più feroci in circolazione, cambia però radicalmente la vita di Beet: desideroso di aiutare Zenon e i suoi compagni nella battaglia contro il feroce Beltoze, Beet viene colpito mortalmente dal terribile vandel; salvato da Zenon e dai suoi compagni, il giovane riceve la loro energia vitale e con essa le loro saiga, armi magiche che solo i più abili tra vandel buster riescono ad evocare.

Dopo quel terribile evento, Beet decide di partire alla ricerca di Zenon e dei suoi compagni, certo che essi non siano stati sconfitti da Beltoze, nonostante la perdita delle loro saiga. Dotato di ben 5 armi magiche, Beet rappresenta un buster eccezionale, ma per ritrovare Zenon e liberare l’umanità dai feroci vandel avrà bisogno di formare anche lui una sua squadra di guerrieri, in grado di assisterlo in mille battaglie...

Riuscirà Beet a trovare Beltoze? E cosa sarà successo a Zenon ed ai suoi compagni? Queste sono solo alcune delle domande che dovrà affrontare il giovane vandel buster...

Gli Autori

Il debutto di Sanjo avvenne con “Kussotare Daze!!” su Weekly Shonen Jump, ma fu solo con “Dragon Quest: Dai no Daibouken” (1989) che ottenne il suo primo grande successo, grazie anche alla collaborazione con Koji Inada, mangaka suo coetaneo, laureatosi all’università di ingegneria aeronautica di Tokyo.
“Dragon Quest: Dai no Daibouken” ebbe un notevole successo: dal manga venne infatti tratta una serie televisiva, ed entrambi furono distribuiti al di fuori del Giappone. In Italia il manga è stato pubblicato da Star Comics, la serie Tv dopo esser stata trasmessa da svariate emittenti locali è apparsa su Italia 1 con il titolo de “I Cavalieri del Drago”.

Il successo di “Dragon Quest: Dai no Daibouken” è stato replicato con il recente “Bouken Oh Beet”, opera che ha debbutatto su Monthly Shonen Jump nel 2002 ed ha subito riscosso il gradimento del pubblico a tal punto che ne son stati tratti un videogame ed una serie tv.

L’edizione

Il formato è il solito economico Star Comics: un 13x18 con copertine cartonate, caratterizzato da una carta troppo leggera e trasparente che non trattiene al meglio l'inchiostro. I volumi di quasi 200 pagine sono proposti ad un prezzo tutto sommato contenuto: 3,30€ rappresentano, nella realtà odierna caratterizzata da un costante e vertiginoso aumento dei prezzi, una scelta coraggiosa da apprezzare e premiare. L’adattamento di buona fattura, come consuetudine Star Comics, non tradisce le aspettative. Da segnalare il buon editing: si nota la totale assenza di pecette e la cura riposta dagli editor nella traduzione delle onomatopee non può che essere apprezzata dagli appassionati.

Finalmente un buon fantasy

Fantasy dove magia e tecnologia si sposano con una realtà medioevale in cui gli umani sono in perenne conflitto con demoni feroci e mostri sanguinari, “Bouken oh Beet” rappresenta una ventata di aria fresca in un panorama fumettistico odierno schiacciato da una moltitudine di titoli similari.
In italia in particolar modo, in un contesto dominato da prodotti-fotocopia e serie di nicchia di dubbia qualità presentate a prezzi esorbitanti e senza alcuna regolarità, “Beet: The Vandel Buster” rappresenta un prodotto da tenere in notevole considerazione, vuoi anche perché unico nel suo genere, il fantasy di stampo nipponico, così diverso dal fantasy americano come un j-rpg può esserlo da un gdr di fattura occidentale.

Nonostante una maggior crudezza in certe scene rispetto a “La grande avventura di Dai”, si nota in “Beet: The Vandel Buster” il medesimo stile narrativo adottato dagli autori nell’opera precedente, contraddistinto da una linearità e semplicità espositiva che ne rendono estremamente piacevole la lettura.
I personaggi pur avendo una caratterizzazione semplice, al punto da risultare talvolta perfino banale, sono tratteggiati con estrema vivacità e tale aspetto non può che catturare l’attenzione del lettore. È forse questa la maggior dote di Riku Sanjo e Koji Inada, autori capaci di confezionare un prodotto caratterizzato da una trama lineare ma efficace, personaggi semplici ma vividi.

Beet: The Vandel Buster Beet: The Vandel Buster è un prodotto da non sottovalutare. Nonostante una trama apparentemente scontata ed una meccanica piuttosto classica, l’opera di Riku Sanjo e Koji Inada rappresenta ad oggi un prodotto unico nel suo genere in Italia. In un contesto dominato da shonen dragonballeschi, la scelta di Star Comics di proporre uno shonen-fantasy è sicuramente da apprezzare. Indicato per chi ama il genere, per coloro i quali hanno apprezzato “Dai La Grande Avventura” e per chiunque voglia rompere con la monotonia dei prodotti in vendita attualmente. Il tutto tenendo conto che si tratta pur sempre di un fantasy caratterizzato da una meccanica classica, semplice e lineare.