Recensione Cowa!

Toriyama ci porta una miniserie tutta da leggere, protagonisti piccoli mostri per una grande avventura!

recensione Cowa!
INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

Tra le tante passioni di Akira Toriyama ci sono i mostri, sia orientali che occidentali, e ce ne ha dato prova nelle suo molte opere dove spesso appaiono caricature. Tra le più famose: mostri della laguna, vampiri, uomini lupo, mummie, Kappa, Godzilla e compagnia bella. Il maggior esponente, come molti sanno, di queste citazioni è Dottor Slump e Arale, dove tra gli abitanti del Villaggio Pinguino c’erano anche questi “simpatici” personaggi.
Cowa (1997) è probabilmente la prima miniserie importante dopo Dragon Ball, protagonisti i mostri e la comicità cui, spesso, Toriyama ci ha abituato.

Cowa... fa paura!

Paifu è il nome del piccolo protagonista di questa storia, un buffo vampiro con due bei canini in bella vista, orecchie a punta e dalla testa che ricorda vagamente una cipolla (un caso?). Vive con la Mamma (questo è il nome con cui è presentata) a Capo Pipistrello, un piccolo paesino abitato da tranquilli mostri che vanno d’amore e d’accordo con gli esseri umani dei vicini villaggi. Miglior amico del piccolo vampiro è Josè un fantasmino che porta al collo un foulard viola e ha il dono di potersi trasformare in quello che vuole (ma il risultato non sempre è perfetto). I due passano le loro giornate andando a scuola e giocando con gli amici; il gioco più diffuso è “l’angelo dell’amore che è venuto dal cielo” una variante di guardie e ladri dove al posto della guardia c’è quest’angelo che insegue il malaugurato fuggiasco urlando frasi del tipo: "cantiamo insieme una canzone d’amore, vuoi vedere un bell’arcobaleno, hai tanto bisogno d’affetto" ecc. ecc. Ovviamente queste cose ai mostri fanno schifo!
Un bel giorno, annoiato dal solito gioco, Paifu decide di fare una prova di coraggio: intrufolarsi nella casa dell’uomo che abita sulla collina della volpe. L’amico fantasma non è molto convito dell’idea e cerca di persuadere il vampiro dal compiere questo gesto azzardato. Nessuno conosce chi abita in quella casa e le voci sul conto del proprietario sono molte e tutte dicono sia un assassino; Josè sa che non è una buona idea ed è disposto a dare vinta la sfida a Paifu pur di non entrare in quella strana capanna sulla collina.
Dire che i mostri sono loro!
Non esistono scuse, il nostro piccolo protagonista, anche se sotto sotto ha una fifa boia, non è disposto a rinunciare a questa prova di coraggio ed entra furtivo nella capanna. Con somma sorpresa scopre che, al momento, è vuota e nessuno è all’interno. Delusi escono dalla capanna ma l’attenzione è subito catturata da una piccola luce arancione che viene dal mare, probabilmente un fuoco fatuo. Potrebbe essere un loro amico di scuola, meglio dare un’occhiata.
Paifu ha un problema: non ha ancora imparato a volare!
Così Josè è costretto a portare “in groppa” l’amico fino alla strana fiamma arancione. Un'altra delusione, quello non è un fuoco fatuo ma una semplice fiaccola posta su di una, sospetta, zattera in mezzo al mare. Neanche il tempo di farsi domande che improvvisamente sbuca fuori dall’acqua, spaventando a morte i due, un uomo grande e grosso dallo sguardo truce e dalla barba incolta.
É il Signor Maruyama, un ex lottatore di sumo che dopo aver ucciso accidentalmente un suo avversario (sarà vero?) ha deciso di mollare tutto e rifugiarsi sulla collina della volpe lontano da occhi indiscreti. In un modo o nell’altro i tre fanno amicizia. Il giorno dopo Paifu e Josè scoprono che non c’è scuola, gran parte degli abitanti del villaggio e molti loro amici e compagni sono in preda ad un raffreddore che non permette neanche di uscire da casa; nello stesso momento, infatti, il dottore del paese è costretto a fare avanti e indietro per tutto Capo Pipistrello per curare i malati. La prognosi non tarda ad arrivare, dopo un’attenta analisi si scopre che sono solo i mostri ad ammalarsi e che si può trattare solo del Raffreddore da mostro una malattia che da un mese di vita allo sfortunato malato. Non c’è tempo da perdere, bisogna subito andare a prendere la medicina dalla Strega che abita sulla Montagna del Gufo dell’ovest che dista 1200 Km da Capo Pipistrello. Tutti gli adulti del villaggio sono purtroppo malati, chi mandare a prendere l’unica cura?
Ovviamente, l’avventuroso Paifu e il suo fido amico Josè (un po’ meno entusiasta del viaggio), si aggiunge subito all’appello Arpon amico/nemico del piccolo vampiro che cerca sempre di primeggiare e superare il suo “storico avversario” (e il risultato è, quasi, sempre esilarante). Tre piccoli mostri non possono di certo affrontare un viaggio del genere da soli, c’è per forza bisogno di un adulto, Paifu chiede così l’aiuto del Signor Maruyama che, prontamente, vuole un compenso per il “servizio”: un milione di Yen. Il villaggio non ha tutti quei soldi e Paifu, furbescamente, inventa che a missione ultimata Maruyama riceverà ben tre milioni di Yen!
Tutto è pronto per il viaggio, si parte verso un‘avventura che unirà i quattro in un’amicizia che non si sarebbero mai aspettati... nel frattempo Paifu e Arpon stanno già litigando.

I mostri non dicono le bugie

A primo acchito la trama di questo manga può sembrare abbastanza infantile e questa è una mezza verità, Toriyama crea una storia abbastanza semplice e sotto certi punti di vista superficiale, ma finita la lettura, ci si rende conto che non è un fumetto per bambini, ma un’opera per tutti.
Naturalmente quello che ci troviamo davanti non è un nuovo Dragon Ball (per fortuna) e non pretende neanche di esserlo. I combattimenti si contano sulle dita di una mano e il comparto narrativo si concentra di più sul viaggio, la scoperta di un mondo nuovo da parte dei tre piccoli mostri, il legame d’amicizia che si instaurerà tra Paifu e Mr. Maruyama e un po’ del passato segreto di quest’ultimo (che fuori da Capo Pipistrello sembra molto famoso).
La storia nella sua semplicità e freschezza riesce a coinvolgere fino alla fine (senza mai far urlare al miracolo) e a far sorridere più di una volta con le gag che hanno, da sempre, caratterizzato il Toriyama del manga umoristico.
Dal versante grafico l’impressione è sempre la stessa, un distaccamento netto, dai disegni che fino a poco prima lo identificavano subito a Dragon Ball; i personaggi risultano molto più rotondeggianti e “paffuti”, niente spigoli, nasi appuntiti, addominali a mattoncino (eccezion fatta per il Maggiordomo della Strega) o cose così. Il tratto è molto più curato e, se prima era fine e frettoloso, ora si nota un maggior spessore nei contorni e una cura più attenta al risultato finale.
Le vignette che incorniciano i disegni sono volutamente non perfette ed il segno è tremolante e marcato, un’idea carina che ben calza con le atmosfere della storia. La retinatura è fatta in digitale ed è presente in forma massiccia (cosa strana per Toriyama) e se da una parte da più spessore e profondità alle vignette e ai disegni, dall’altra tende troppo ad appesantirli e a scurire l’immagine. Un uso più ponderato sarebbe stato sicuramente meglio.
L’edizione italiana è la classica Star Comics: brossurato, buona carta e stampa di tutto rispetto; nel caso di questo volume, tutto il primo capitolo e solo tre pagine del secondo sono a colori (laddove in originale lo era nella sua interezza), lasciando così un po’ d’amaro in bocca. Peccato.

Cowa Cowa non può non essere considerata una delle opere migliori di Toriyama. Freschezza e semplicità sono le sue armi vincenti (per molti potrebbe anche essere un difetto, la troppa semplicità è un’arma a doppio taglio). Il maestro ci dimostra che si può creare un ottimo lavoro con poche (ma buone) idee e che davvero, a volte, “il vino buono sta nella botte piccola”. Paifu e compagnia si fanno subito apprezzare per la loro spensieratezza e simpatia e non si può non entusiasmarsi fino alla fine (che purtroppo prima o poi arriva) del volume. Non sarà un nuovo Dottor Slump, ma chi l’ha amato potrà sicuramente trovare di che divertirsi. Chi cerca Sayan e scontri al limite dell’epico, forse, è meglio che volga lo sguardo da un'altra parte... O magari, con un po’ di coraggio, può affrontare l’avventura di Paifu e scoprire così un manga non privo di difetti ma davvero genuino. In fondo Cowa non fa paura!