Recensione Cyborg 009

Cyborg 009 si è da poco concluso e Animeye era là!

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Ora, a parte la genesi del manga, va detto che il successo in Italia è davvero trainato dall'anime. Sostanzialmente abbiamo degli acquirenti maturi, visto che i più giovani difficilmente si sono avvicinati a quest'opera tramite tv.
Opera che ha il fascino di una storia non centrata unicamente sul protagonista, che possiede puntate non fini a se stesse -come invece parecchi cartoni dell'epoca- e la cui vera scintilla, quella che ha entusiasmato non pochi ragazzi di qualche decennio fa, si può riconoscere già nella prima puntata.
Se da un lato c'è la curiosità per strani personaggi che vengono dal nulla e piombono nel mezzo dell'azione, è propio il nemico del primo ciclo che è davvero scoppiettante. Cyborg che combattono contro giganti non sono cose all'ordine del giorno! Per ritrovare un effetto simile dobbiamo passare dai cartoni ai videogame con esperienze come Shadow of the Colossus e la serie di Monster Hunter.

Il Finale

Con l'ultimo Box, J-Pop ha lanciato un'altra pietra miliare nel lago dei ricordi. 009 va a completare un iter che ha appassionato generazioni e siamo sicuri che continuerà a fare ancora con molto tempo.

JPOP ha macinato un notevole successo delle vendite, e può sembrare strano visto che parliamo pur sempre di un'opera di lunga serialità seppur con cadenza mensile. Il rapporto qualità prezzo, come sempre è ottimo. Lo stesso modo di proporlo è assolutamente originale: l'intero manga (che copre diverse fasi creative nell'arco di oltre 30 anni e una mezza dozzina di "cicli") strizza l'occhio a un design "neoliberty" e certamente intriga la riduzione dei volumi da 36 originali ai 27, che consentono la realizzazione di 9 box contenenti 3 volumi ciascuno. Per quanto riguarda il disegno, ovviamente la qualità tecnica è inferiore alle produzioni recenti. Colpisce, specie nel primo ciclo, un lessico fumettisco disneyano. I Giapponesi non hanno ancora formalizzato il loro comico deformato, e le soluzioni grafiche per alleggerire le scene richiamano fortemente gli stilemi d'oltreoceano (questo vale sia per i nostri cyborg sia per i nemici, che spesso paiono parenti della banda bassotti).
La lunghezza dell'arco creativo è dovuta a diversi fattori. In primis la richiesa da parte dei fan di continuare la storia, rimettendo mani al mesto finale previsto per oo9 e oo2. Ma la causa è anche un altalenante consenso in patria, soprattutto per i cicli pubblicati su riviste shojo (che comunque sono da elogiare per aver proposto qualcosa del genere accano a Candy Candy, no?)

Il plot della serie gira attorno al dibattito sul militarismo, sulle lobby guerrafondaie e il clima della guerra fredda. Pur essendo uno shonen/shojio? d'azione e di fantascienza, il tutto ruota spesso su temi di strettissima attualità. Abbiamo un Giappone sconfitto che deve trovare una nuova idea di civilità. L'esser parte del trio degli sconfitti rende più attenti e disincantati sull'uso della guerra come risolutore delle controversie internazionali. Ma ancor più del caso italiano e tedesco, il Giappone deve fare i conti con una società che ha vissuto per secoli molto isolata e che vede le nazioni come grosse monadi.
Otto uomini -che nella propria vita erano in una fase di difficoltà e di marginalità sociale- vengono trasformati a loro insaputa in cyborg. Un altro viene addirittura usato come esperiemnto cibernetico dallo stesso padre quando è ancora in fasce (primo della serie, ovvero oo1). Vengono da tutti i paesi del mondo (Usa, Cina, Giappone, Germania, Kenya, Francia, Russia, Gran Bretagna e riserve indiane). Ognuno ha un propio potere cibernetico, ognuno ha un passato con un fardello da portare.
Nel corso della storia si creerà una specie di duo comico fra il pagliaccio 007 e il cuoco cinese 006, oltre al profondo legame di amicizia fra 009 e 002 e ovviamente alla liasion fra 009 e 003, arricchita da numerose femmine lungo il percorso, a cui il nostro Joe non si nega per compassione, diciamo così!

Son categorie non adattabili. Il seinen come parola per un genere di manga non esisteva negli anni '60, quando cominciò la serializzazione. Tuttavia -al di là del modo di raccontare e di proporre le tavole- il contenuto è un seinen inscatolato in uno shonen. Allo stesso tempo, pur avendo nemici e armi ben caratterizzati, esseno la lotta spesso più motivazionale che di sforzo strategico, potrebbe pure considerarsi uno shojo d'azione (anche questo nell'accezione di un mondo pre-Sailor Moon).
La struttura è episodica, ma ogni episodio è un tassello per dare un senso concettuale al ciclo. I cicli stessi sono correlati, oltre al fatto che segnano i nostri portagonisti. Non ci riferiamo solo alla relazione affettiva fra oo9 e oo3: ogni cyborg ha i propri capitoli di formazione. E ogni capitolo di formazione è elemento portante delle numerose tematiche impegnative che affronta il manga.
I nostri cyborg non pettinano i robot: non solo perchè compiono missioni di guerra contro varie organizzazioni, ma anche perchè su di loro incombono pesi morali. I deliri tipo isola del dottor Moreau, il conflitto israelo-palestinese, il settarismo e i suoi falsi profeti, l'odio fra popoli, la guerra come business, il superomismo cyborg, la solitudine dei nostri protagonisti e l'impossibilità di amare, le varie rielaborazioni delle mitologie, fecondazione artificiale... e si potrebbe ancora continuare.
Un altro aspetto fondamentale è la morte del protagonista del capitolo, che è quasi una regola catartica, come un'immolazione per consentire ai nostri cyborg di metabolizzare il lutto per maturare e sopportare le avversità.

Più di tutti gli altri, il protagonista principale è pervaso da un'enorme tristezza. Il ciuffo che copre un occhio, con l'altro sempre mogio, sta a ricordare al lettore il fardello del suo passato: orfano e coi capelli castani in un paese che non ne prevede negli autoctoni (avete presente il verghiano Rosso Malpelo, no?). Gli uomini non hanno dato molto a Joe Shinamura, ma sa che come cyborg solo egli può proteggerli, armato del suo potere di accelerazione e di tanto "coraggio". Altro non ha. Così come non l'hanno gli altri cyborg, per i quali l'unica amicizia è l'abnegazione.

Cyborg 009 Edizione prestigiosa da parte di JPOP per questo classico. Al mangaka Shotaro Ishinomori è stato anche dedicato un museo nella città di Ishinomaki. Un'opera che parte dagli anni '60 e che ha visto tutta l'evoluzione del prodotto del manga. Non c'è tema novecentesco che non sia stato trattato e, pur nella sua lunghezza, rimane un'opera godibilissima da leggere tutta d'un fiato.

9.4