Recensione Dark Reign 0

Accetta il cambiamento!! Il Regno Oscuro comincia ora!

recensione Dark Reign 0
INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

“Okay, è un nuovo giorno, quindi ascoltatemi... Come sapete tutti io sono Norman Osbourne e ho ricevuto le chiavi dell’impero!”
-Norman Osbourne-

Secret invasion è terminato, tra consensi e non, con il trionfo inaspettato di uno dei peggiori villains del Marvel Universe: Norman Osbourne.
Colui che ha inferto il colpo di grazia a Veranke, regina degli Skrull, in diretta mondiale; il gesto viene ripreso e trasmesso da milioni di televisori, trasformandolo istantaneamente nel “salvatore della razza umana”. Per tutti, ora, Norman rappresenta un uomo che ha combattuto e vinto per la nostra libertà.
Dimenticandosi presto che Osbourne in passato era (e lo è ancora) l’incarnazione del male e della follia pura.
Il nome Goblin vi dice qualcosa?
Dovrebbe! In caso contrario vi possiamo dire che il qui presente folletto verde, è responsabile della morte di svariate centinaia di persone, dell’attuazione di ingenti piani criminali (cloni, cloni e ancora cloni) e in particolar modo dell’assassinio di Gwendolyn “Gwen” Stacy (Amazing Spider- Man n.35/L’ Uomo Ragno n.25), la storica fidanzata di Peter Parker. Sarete d’accordo con noi che non è esattamente una persona di cui ci si possa fidare, non gli si darebbe neanche il proprio gatto da curare per mezza giornata. Eppure, dopo essere stato Leader indiscusso e psicotico dei Thunderbolts, ora, come piace dire a lui, possiede “Le chiavi dell’Impero”.

Bendis insieme ad altri grandi autori e illustratori della Marvel ci introduce, grazie a questa miniserie in due numeri, in quello che sarà il Regno Oscuro.
Volete seguire anche voi il cambiamento?

Accetta il cambiamento!

Dark Reign #0 A, inizia esattamente dove finiva Secret Invasion: con la riunione della Cabala, un gruppo segreto formato dalle più influenti menti criminali (e non) del mondo.
Dottor Destino, Loki, Namor, Hood, Emma Frost e Norman Osbourne (creatore e leader del gruppo); questi sono i cinque componenti che da questo momento tengono in pugno l’America e forse il mondo intero.
Il primo volume si apre con la prima riunione di questa “associazione a delinquere” semi legalizzata; Bendis e Maleev ci mostrano come queste persone così diverse, ma anche così simili per intenti e progetti, vengono riunite da Osbourne: per creare un nuovo mondo e un nuovo ordine delle cose. All’esposizione del piano vedremo i loro dubbi, le diffidenze (Destino su tutti), le paure, ma anche la fame di potere che li unirà (temporaneamente?) sotto un unico nome.
Il volume #0 A si compone di altre tre storie di quattro pagine circa ciascuna. Più che delle vere e proprie storie complete, si possono considerare come delle introduzioni a quello che saranno altri importanti avvenimenti futuri, o almeno si spera. Di seguito un piccolo incipit di ogni capitolino:
“Sospetto” (McCann/Lòpez) ci mostra Occhi di Falco/Ronin alle prese con i problemi di Mimo, sua ex-moglie rediviva dopo l’invasione Skrull, nel riadattarsi dopo il lungo esilio dal mondo;
“Superare la linea” (Pak/Manco), ha come protagonista War Machine in missione nell’Artico. Scopo, fermare Anton Aubuisson, un ex agente speciale delle forze francesi, che sotto copertura per le industrie Roxxon sta facendo una strage in un piccolo villaggio. Probabilmente il racconto più insulso di tutto il volume.
“Dichiarazione” (Bendis/Hickman/Caselli) racconta come Nick Fury, capo dei Secret Warriors, vuole muoversi e agire nel regno oscuro. Tra Flashback e bellissimi disegni, risulta indubbiamente una delle storie più riuscite del volume.
Chiude il primo numero lo sketchbook di Stefano Caselli con lo studio dei Secret Warriors e un interessante intervista a Bendis.

Dark Reign #0 B si presenta, sotto il profilo narrativo, più interessante del suo predecessore.
Apre le danze “...E io mi prendo la terra” (Hickman/Granov), con protagonista un carismatico e confabulatore Dottor Destino alle prese con un ormai soggiogato Namor. Questa vicenda temporalmente si colloca subito dopo la prima seduta della Cabala, mostrando la conversazione segreta tra il sovrano di Latveria e il Principe di Atlantide. Assolutamente imperdibile! Da leggere tutta d’un fiato ammirando i fantastici disegni di Adi Granov.
“Come sono sopravvissuta al fuoco apocalittico” (Fraction/Acuna) ci narra, in cinque pagine, per l’ennesima volta le origini di Emma Frost e gli alti e bassi della sua vita. Colpiscono molto per lo stile accattivante, i disegni di Daniel Acuna; la storia invece si lascia leggere senza pretese.
“Patto di famiglia”(Remender/Fiumara) ha come protagonista il nuovo boss del crimine Hood. Un funerale ha colpito l’organizzazione; a noi scoprire, tramite i ricordi dello stesso incappuciato, chi, come e perché è morto. Altro racconto senza lode ne infamia.
“Il giudizio di Namor” (Gillen/Di Giandomenico). Namor ormai sovrano di un regno allo sbando riesce ancora a far rispettare la sua parola. Due atlantidei, in lite per le sorti del figlio, chiedono udienza e consiglio al borioso sovrano. Proprio bruttino.
“A cena con Destino” (Milligan/Zonjic) ci mostra come può essere cenare insieme al fratellastro di Thor, Loki, e al Dottor Destino. Divertente con bei disegni.
“Breakfast in America” (Felber/Siqueira) è probabilmente la più insipida tra tutte le storie dei due volumi. Ryder, membro del gruppo Skrull Kill Krew si trova per l’ennesima volta faccia a faccia con delle mucche aliene (Skrull sotto copertura). Un riempitivo inutile.
“Il furto” (Parker/Pagulayan/Paz), come per la storia precedente, ha poco o niente a che vedere (almeno così sembra) con il Regno Oscuro e i suoi protagonisti. Gli Agenti dell’Atlas (gruppo formato da vecchi eroi della Marvel, creati quando ancora la casa editrice si chiamava, appunto, Atlas) assaltano Fort Knox, una base militare. Riappropriandosi dei lingotti d’oro di proprietà della fondazione Atlas, tenuti nel caveau della base.
All’interno del volumetto, un paio di interviste: quattro domande al disegnatore italiano Carmine Di Giandomenico creatore di “Il giudizio di Namor” e l’altra all’onnipresente Brian M. Bendis.

Il destino. Sempre il destino.

Non si può dare una vera è propria valutazione globale a questa miniserie di due numeri, bisogna prenderla per quella che è: un’introduzione a quello che sarà per circa un anno (così dicono) il pluricitato Regno Oscuro.
Molti autori hanno dato il loro contributo a quest’opera, certi meglio di altri, rimanendo sempre su un livello qualitativo pari alla sufficienza.
Come detto poco fa, la sua impostazione da “introduzione”, atta a sollecitare il lettore e incuriosirlo così da comprare le testate future, è anche il punto debole dell’opera stessa. Leggere storielle di quattro pagine senza capo nè coda può lasciare perplessi e le qualità indiscusse di un disegnatore qualsiasi, non possono bastare a risollevare quello che è un palese “spot pubblicitario”. Con questo non vogliamo insinuare che un racconto di quattro pagine non può essere una buona lettura, “...E io mi prendo la Terra” è uno dei più corti, eppure da solo vale quasi l’acquisto del secondo numero. La differenza sta nella sua struttura narrativa: quest’ultimo non è un prodotto confezionato per promuovere un’altra testata, arrivati alla conclusione non c’è il fastidioso strillone “Continua su...” ma un canonico e giusto “Fine”. Le storie buone, anche se in netta minoranza, ci sono.
A fine lettura, la sensazione di aver comprato un prodotto superficiale e inutile si fa sentire. Niente da eccepire sull’edizione italiana; Panini ci offre la “solita” ottima edizione brossurata, con carta di qualità. Per ogni volume è stata pubblicata anche un’edizione variant, ognuna per una fiera del fumetto diversa: la prima per..... e la seconda per Lucca Comics. Tutte e due mostrano una copertina effettata, differente dalla versione standard, e sul retro la scritta “Edizione variant a tiratura limitata”. Le differenze di contenuti finiscono qua, al loro interno i volumi sono identici e non c’è nessun materiale aggiuntivo. E dire che costano un euro in più; davvero eccessivo, se si pensa che si ha soltanto un disegno di copertina diverso... I collezionisti non potranno comunque farne a meno.

Dark Reign 0 In conclusione si può solo dire che ci troviamo di fronte un lavoro riuscito per metà. Come fu per il volume “L’iniziativa” del 2007, anche questo “Dark Reign” si mostra per quello che è: un prodotto commerciale, una grossissima introduzione lunga due numeri. Le troppe storie con rimandi ad altre testate ne fanno sicuramente un prodotto non indispensabile. Salvano “baracca e burattini” il prezzo di copertina abbastanza contenuto (per l’edizione normale) e quelle due o tre perle che riescono a risollevare le sorti di un prodotto altrimenti destinato all’insufficienza. I veri “Marvel Zombie” non potranno farne a meno, gli altri ci pensino pure due o tre volte prima dell’acquisto. A buon intenditor...