Recensione Detective Conan

Finalmente approda il manga del piccolo detective!

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Detective Conan

E’ da molto tempo che volevo scrivere questa recensione, ma purtroppo quando il destino è avverso ben poco si può. Del resto è difficile non riconoscere a Detective Conan il piccolo primato di aver portato al fallimento tutte e due le case editrici che hanno tentato di pubblicarlo, nonostante di fatto si tratti di una serie di successo sia in Giappone che in Italia. Mentre nel paese del sol levante si sta per raggiungere il takobon n° 50, qui la buona e vecchia Star Comics sta per proporre il sesto numero, e questa volta, incrociamo le dita, le probabilità di vedere la serie continuare sono decisamente buone. In ogni caso da tutte queste vicende si evince una verità inoppugnabile: il piccoletto non porta sfortuna solamente nelle sue storie!

La Storia

Detective Conan non ha bisogno di grosse presentazioni: tutti ormai conoscono la serie animata in onda su Italia 1, che costituisce anche uno dei più grossi successi della rete e che ha ormai raggiunto la quarta stagione.
Per chi avesse bisogno di rinfrescarsi la memoria, riprendiamone brevemente i punti cardine.
Shinichi Kudo è un liceale con la passioni per gli enigmi: nonostante la giovane età è già un famoso e stimato detective, tanto che l’ispettore Megure si avvale spesso del suo fiuto per i casi più ostici.
Durante una giornata al luna park con la sua bella amica Ran, di cui è innamorato, Shinichi nota due tipi sospetti vestiti completamente di nero e decide di seguirli. Mentre era testimone di un traffico illegale di armi viene preso alle spalle e costretto ad ingerire un nuovo veleno prodotto dall’organizzazione criminale, che però, anzichè ucciderlo, avrà solamente l’effetto di farlo tornare bambino.
Superato lo sgomento per la scoperta del suo nuovo status, Shinichi corre dall’amico e vicino di casa professor Agasa, chiedendogli l’aiuto necessario. Costretti ai ripari dall’improvviso arrivo della preoccupata e spaventata Ran, i due decidono inizialmente di tenere celata la vera identità di Shinichi, che per l’occasione sceglie di chiamarsi Conan, prendendo spunto da un libro del suo autore preferito, ovvero Sir Arthur Conan Doyle, nientemeno che il “padre” di Sherlock Holmes.
Nei suoi nuovi panni, atti a proteggere i suoi cari da chi aveva tentato di ucciderlo, Conan inizia a frequentare l’agenzia investigativa del padre di Ran, il maldestro Detective Goro, e l’aiuta a risolvere i casi sperando di incappare in qualche informazione utile per giungere fino ai suoi assalitori.
Da qui lo sviluppo della storia rallenta un pochino e prende la classica piega “a episodi”, in cui Conan risolve moltissimi casi, anche grazie alle geniali invenzioni di Agasa (come il modificatore vocale o l’orologio spara aghi narcotizzanti), talvolta venendo coinvolto in situazioni che hanno a che fare con la famigerata organizzazione.

Il colpevole è...

Gosho Aoyama ci sa fare, poco ma sicuro. Nonostante la sua apparente semplicità (almeno stando alla trama sopra narrata dal sottoscritto) il manga propone storie complicatissime, talvolta al limite del verosimile. I criminali usano spesso metodi decisamente astuti per uccidere senza farsi scoprire, ed in ogni caso il percorso seguito da Conan, traccia dopo traccia, indizio dopo indizio, risulta sempre coinvolgente e appassionante, senza mai diventare banale, lasciando spesso il lettore a bocca aperta. Nonostante dopo qualche numero si cominci già a intuire l’utilizzo di qualche abusato strumento, come il filo da pesca, riuscire a sintonizzarsi con la geniale mente di Aoyama rimane pressochè impossibile.
Nonostante qualche tono “forte”, soprattutto negli efferati delitti, il tenore della narrazione è sempre ben bilanciato con molti momenti divertenti e battutine simpatiche di Conan o di Goro (anche se spesso fa ridere involontariamente) che riescono a creare un equilibrio perfetto. Probabilmente il miglior aspetto di Detective Conan, ciò che lo rende una lettura scorrevole, divertente e mai noiosa, è proprio il sapiente mescolarsi di mistero, simpatia, azione e momenti in grado di stimolare l’intelletto.
Per contro ci sono alcuni particolari che potrebbero non piacere a tutti e che sono il principale argomento dei (pochi) detrattori. In molti casi Aoyama, lungi dal tediare il lettore con gli eventi che portano Goro sulla scena del delitto, glissa, sfruttando coincidenze e, deus ex machina, facendo trovare il poveretto già testimone nel luogo del misfatto, cosa che più avanti gli procurerà pure la fama di jellatore. A questo si potrebbero aggiungere altri piccoli esempi, ma a parer mio si tratta solamente di espedienti per portare la storia subito nel vivo, atti a concentrare la narrazione su quello che veramente è interessante. Devo invece ammettere che la storia si porterà avanti per moltissimi numeri e, sebbene non mancherà di introdurre nuovi personaggi e piccoli colpi di scena, tenderà a rimanere un sussegguirsi di piccoli episodi senza grossi stravolgimenti.
Parlando del disegno, il tratto è preciso e molto buono, di sicuro piacevole a vedersi, seppur non raggiunga certo la complessità e il dettaglio di altri autori.
Infine segnalo alla fine di alcuni volumi delle strip comiche disegnate dagli assistenti: spassosissime.

Anime vs Manga

Visto il precedente arrivo dell’anime in Italia e gli ottimi ascolti, credo sia opportuno stilare un piccolo parallelo per chi si chiede quale dei due sia migliore e come si differenzino. Vale la pena imbarcarsi nella serie cartacea per chi è fan del cartone animato?
Va detto subito che la storia di base è fondamentalmente la stessa per entrambi: gli episodi del manga sono trasposti quasi pedissequamente su schermo, almeno in teoria. A questi si aggiungono puntate inedite create per la serie TV, che però spesso non hanno lo stesso carisma delle altre, e che coinvolgono fin troppo i marmocchi compagni di scuola di Conan, che talvolta possono risultare quasi fastidiosi. D'altro canto molti sono stati gli episodi tagliati e che quindi potrete leggere soltanto sul manga. Tutto sommato, nell’economia generale, credo che il fumetto risulti più equilibrato nell’alternarsi delle puntate, soprattutto perchè quelle basate sul filone principale sono più frequenti.
Infine, discorso quasi pleonastico, c’è la questione dell’adattamento, sempre spinosa. Come quasi tutti gli anime che passano su Italia 1, Detective Conan è vessato da pesanti censure, sia nell’adattamento (dialoghi inventati e via dicendo) che nelle scene, tagliate senza pietà, talvolta minando pesantemente la comprensione. Inutile sottolineare come l’unico modo per gustarsi appieno Conan, da questo punto di vista, sia leggersi il fumetto Star Comics.

Detective Conan Detective Conan credo sia annoverabile tra i grandi classici dei manga, e finalmente anche in Italia lo possiamo leggere senza problemi. Simpatico, divertente e scorrevole: una lettura piacevole sotto tutti gli aspetti che non mancherà di appassionare anche chi magari guarda il cartone animato giusto perchè è all’ora di pranzo. In definitiva mi sento di consigliarlo senza troppe riserve, considerandolo probabilmente la migliore proposta di quest’anno per quanto visto finora.