Recensione DMZ

Brian Wood e Riccardo Burchielli ci mostrano, grazie alla Vertigo, la Seconda Guerra Civile Americana nella zona demilitarizzata

recensione DMZ
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La Vertigo va alla Guerra!

Dmz è una serie a fumetti della Dc comics pubblicata all’interno della linea editoriale “for mature reader” Vertigo, per intenderci la stessa di titoli come: Sandman, Hellblazer e Fables.
Scritta da Brian Wood con disegni dello stesso Wood e del nostro connazionale Riccardo Burchielli, qui al suo primo lavoro americano.

Ogni giorno è il 9/11 !

E’ uno dei graffiti iniziali sotto cui troviamo Matt, il protagonista di questa serie, che suo malgrado si troverà coinvolto nella più pazzesca situazione della sua vita, a casa sua, in una zona di guerra.

La serie è ambientata nella città di New York, in una linea temporale futura e alternativa alla nostra, nel mezzo di una guerra civile americana che ha reso quel che resta dell'isola di Manhattan, una Dmz (demilitarized zone - zona demitalirizzata).

Il conflitto vede coinvolte due opposte fazioni, ovvero il governo federale degli USA e “l'unione degli stati liberi”, composta dai ribelli stati del sud.
Wood stesso, durante lo svolgersi della serie, ci spiega che gli Stati Liberi sono poco più di un'espressione geografica che un'idea, e che il movimento è cominciato con un'insurrezione secessionista fomentata dal governo del Montana e poi diffusasi in altre nazioni.
Il battesimo del fuoco per l'esercito secessionista è avvenuto sul campo di Allentown, località della Pennsylvania, dove inaspettatamente le formazione ribelli sono riuscite ad avere la meglio sulle più organizzate forze governative, trovandosi così la strada aperta verso New York.
Di qui in poi ci viene rivelato come Manhattan sia la zona franca tra le due fazioni, con l'esercito degli “Stati Liberi” che occupa le zone del New Jersey e le aree interne, mentre le forze governative degli Stati Uniti occupano alcuni territori tra cui le aree di Brooklyn e Long Island.

Trattandosi di una serie ucronica in corso e in continuo sviluppo, i buchi temporali e le curiosità sono state coperte parzialmente dall’autore in numerose interviste (ha inoltre dichiarato che la durata della serie sarà di 60 numeri) dove ha parzialmente rivelato le parti mancanti con parsimonia per mantenere viva la curiosità attorno alla serie, come ad esempio la rivolta dei cittadini degli Stati Americani Centrali, che si sono scontrati con le forze governative, portando allo scoppio della Seconda Guerra Civile Americana.

Questa Manhattan è quasi completamente svuotata con la sola presenza di 400.000 persone sull'isola (contro il milione e mezzo di abitati riportato nel censimento del 2000), in pratica vi sono rimaste solo la parte povera della popolazione che non è stata evacuata, cecchini, sciacalli e volontari.
Wood chiaramente si ispira a “Fuga da New York” e alla città di New Orleans dopo il funesto passaggio dell'uragano Katrina.
Le vicende di questa nuova versione di Manhattan ci vengono mostrate dalla prospettiva di Matthew (Matty) Roth, un giovane idealista, unico giornalista accreditato nella nuova Dmz, rimasto intrappolato al suo arrivo in seguito ad un attentato. Matthew comincia così la sua collaborazione nella DMZ come reporter per la Liberty News Network.
Nel caos e nella confusione, Matty incontra Zee che cura le sue ferite e lo guida, proteggendolo, alla scoperta di questa nuova realtà della Dmz mentre nel mondo esterno è diventato una celebrità nazionale, cosa che andrà poi a suo vantaggio.
Prima della guerra Zee era una studentessa di medicina che lavorava presso l'ospedale downtown di Manhattan. Nei giorni degli scontri tra l'esercito degli USA e quello degli Stati Liberi, durante i bombardamenti in città, Zee ha prestato soccorso ai feriti. In seguito alla sucessiva evacuazione di Manhattan, ordinata dal governo federale, Zee è rimasta per prestare aiuto alle persone rimaste.

Manhattan

Altra grande protagonista della serie, senza ombra di dubbio, è New York stessa, la città che non dorme mai, che Wood ha deciso di usare come sfondo della serie e come voce muta per raccontare altre storie, altre versioni, di personaggi minori utilizzati come appendici alla vicenda di Matt.

Qui diventano diversamente protagonisti luoghi familiari cari all'immaginazione colletiva come:

Central Park. Il parco è in gran parte deforestato perché gli alberi secolari sono stati tagliati per essere usati come legna da ardere. Quel che resta del parco, secondo leggende metropolitane, è protetto da un'unità di forze speciali conosciute come “i Fantasmi”, formazione paramilitare d'ispirazione ecologista.

Ground Zero. Menzionato come “il luogo più pazzo dell'intera città” ci viene descritto da Wood come “un luogo dove non ci va nessuno, come un sito sacro” protetto da mura fortificate e controllato dalle forze governative per la sua importanza simbolica nella guerra di propaganda.

Ma anche Chinatown, il quartiere degli artisti e molti altri. Man mano che la vicenda si evolve ci viene mostrata come la popolazione si sia adattata a questa situazione di guerra, sprofondando nell'oscurità o illuminandola grazie a piccole e grandi gesta quotidiane.

La strana coppia

Brian Christopher Wood è uno scrittore ma anche illustratore, sue infatti le copertine della serie. Ha lavorato inoltre nel campo dei videogames su titoli importanti come: Grand Theft Auto, Midnight Club, Max Payne, Smuggler's Run e Manhunt.
Nel 2008 ha ottenuto una tripla nomination ai premi dell’Eisner Award, come miglior scrittore per le serie DMZ, Northlanders e Local.
Oltre a scrivere e sviluppare le vicende di questa America in stato di guerra intestina, Wood si dedica alla copertine mentre all’interno i disegni sono affidati ad una nostra vecchia conoscenza: Riccardo Burchielli, italianissimo, qui alla sua prima collaborazione americana. Formatosi nella sua collaborazione con la Ediperiodici per la serie John Doe, ha dimostrato ampiamente la sua maturità artistica attraverso la prolifica collaborazione con Wood su Dmz.
Una strana coppia appena formatasi che ha da subito inciso sulla profondità della serie.
Il tratto di Burchielli, molto europeo ben si sposa con la visione globale e post cinica di questa America che Wood ha voluto creare per criticare lo status quo delle cose acquisite.
In Dmz si rivede tutto, da zero. Valori, idee, azioni, si distrugge la propaganda e la querelle del potere con i suoi complotti.
Wood e Burchielli ci mostrano dal basso, grazie alla scelta dei personaggi e delle inquadrature, la grandezza delle persone.
Inutile dire che Dmz è una serie critica contro la guerra e contro il potere.

Se il tratto di Burchielli è noto ai più e non potrà certo stupire i nostri affezionati lettori, farà sorridere pensare alla bibliografia a cui Wood si è invece ispirato.
Si va dal film tv "La seconda guerra civile americana" di Joe Dante, a Carpenter, fino a Woody Allen con il suo Manhattan.

DMZ In conclusione "DMZ" dimostra di essere una delle serie più interessanti degli ultimi tempi anche se per arrivare a gridare al capolavoro manca davvero troppo. Ha un che di incompiuto, da un lato tratta di argomenti complessi in maniera semplice e lineare ma in bocca lascia troppo spesso un retrogusto che sa di sermone, invitando sempre a fare la cosa giusta. Si rivela un po' troppo in bianco e nero, salvo in alcune eccezioni (le storie minori appunto) dove Wood lavorando con personaggi temporanei riesce a sfumare in grigio senza lasciarsi troppo andare in quei "vi avevo avvisato" che riempiono qua e là le righe della storia. La serie andrebbe sicuramente letta tutta d'un fiato e non a singhiozzo per meglio tenere a presente l'evoluzione storica, fattore da non sottovalutare assolutamente. In aggiunta a complicare il tutto c'è il fatto che DMZ è una delle serie peggio distribuite della Planeta. A volte è addirittura non ordinabile, non compare in alcuni distributori e su internet le librerie online sono rimaste al terzo numero della serie, quando si è già distribuito il sesto. Se lo trovate leggetelo!