Recensione Durarara

Gatte motocicliste e "ere del mistero".

INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

All'inizio degli anni '90 l'animazione giapponese ha introdotto un nuovo modo di vedere e presentare le storie nei manga e negli anime. Tale nuova "tecnica" consiste nell'imporre allo spettatore (o lettore) uno stato di confusione dal quale scaturisce una curiosità intrinseca per gli elementi poco chiari della trama.
In moltissimi titoli questo tipo di approccio ha riscosso un enorme successo riuscendo a calamitare sin da subito le attenzioni degli astanti. Oltre al mantenere vivo l'interesse, questo modus operandi conferisce, se ben orchestrato, un'aura di sacralità e misticità alle vicende narrate e ai personaggi.
Risultato finale di questa messa in opera è un mix che riesce a generare spesso storie appassionanti ed avvincenti, sempre sospese sul filo di personaggi misteriosi, dal passato enigmatico e dal futuro ancora più incerto.
Nel 2009 nasce, figlio delle precedenti light novel, ad opera di Ryohgo Narita e Akiyo Satorigi, un discreto manga che fa sua l'arte del tenere all'oscuro il lettore da molti, moltissimi avvenimenti salienti, sviscerandoli di volta in volta esponendo così nuovi aspetti del plot.
L'anno successivo, figlio del discreto successo ottenuto dal manga, viene creato l'omonimo anime. Quest'ultimo riscuote un grandissimo successo, surclassando il "padre" manga, forse anche grazie al differente bacino d'utenza che gli anime possiedono.

Il protagonista, Ryugamine Mikado, uno studente di prima superiore, decide di iniziare a frequentare un istituto di Tokyo trasferendosi dal suo paesino di provincia. Viene così catapultato in una realtà totalmente differente da quella da lui conosciuta. Tokyo pullula di vita: persone di ogni razza, etnia e provenienza vivono in simbiosi l'uno con l'altra; ognuno lavora per se stesso, per la famiglia o per scopi poco limpidi. Sottotraccia, oltre all'aspetto meramente di facciata, scorrono correnti di persone che navigano nel torbido, la malavita abbonda, le gang di quartiere insinuano il germe dell'insicurezza nelle persone comuni e nonostante tutto la vita scorre.
Una volta giunto in questa nuova metropoli, Ryugamine viene accolto da un suo ex compagno delle scuole medie il quale, oltre a svolgere un ruolo fondamentale nelle vicende che seguiranno, ha l'importante compito di indottrinarlo sui dogmi che la grande Tokyo presenta.
Vengono così presentati una serie incredibile di personaggi, ognuno con una propria storia ed un proprio carattere, un'occupazione e una serie di obiettivi/desideri da realizzare.
Ogni personaggio è presentato come un agglomerato di mistero e storia pronto a mescolare le carte in tavola in qualsiasi momento. Ognuno di loro sembra, sin da subito, poter rivestire un ruolo fondante nelle vicende che seguiranno.
La storia prosegue con un inizio standard in cui vengono presentate alcune storie, presenti e passate, apparentemente slegate fra loro. Poi con l'andare del plot si tirano le fila di quella che sarà una storia complessa e molto particolare.

L'anime si presenta in principio come un unico grande rebus. Sin da subito incuriosisce lo spettatore con una regia di ottima fattura, personaggi ben caratterizzati e molto misteriosi. Le dinamiche sono sviluppate poco alla volta dando così la facoltà di immedesimarsi in un ambiente molto complesso e sfaccettato.
Purtroppo, con l'andare delle puntate (24 in totale), questa complessità e questo mistero di fondo giocano a sfavore della serie. Infatti la complessità si rivela tutt'altro che effettiva mostrando il fianco a parecchie critiche strutturali. Contemporaneamente l'enorme quantitativo di personaggi presentati e tirati in ballo di volta in volta, pur se ben caratterizzati, ricopriranno solo ruoli marginali presentando le loro storie ed i loro problemi che puntualmente non vengono effettivamente affrontati se non per seconde vie.
Lo spettatore si troverà spesso disorientato ma incuriosito e quindi voglioso di proseguire la visione. Purtroppo la curiosità è direttamente proporzionale alle aspettative, e più si prosegue con la storia e più l'anime si sobbarca di un fardello enorme di aspettative e promesse poi non mantenute.
Oltre all'inconcludenza su cui si basano le scricchiolanti fondamenta di Durarara!!, è da riscontrare una pressoché totale assenza di tematiche interne. Tale mancanza però, fino ad un certo punto non si sentono, venendo a galla nel momento in cui la trama risulta essere un enorme messinscena finalizzata al nulla cosmico.

Da un punto di vista tecnico l'anime è ben realizzato. Le animazioni fluide e ben realizzate sono godibili. Il doppiaggio, anche se con qualche caduta di stile, fa il suo dovere; mentre la colonna sonora non riesce ad emozionare ed entusiasmare. Buona ed orecchiabile la sigla.
Piccola nota di demerito va fatta per l'uso, spesso inadeguato, di sporadiche animazioni in computer grafica assimilabili ad un pugno nell'occhio per lo spettatore navigato.

Durarara L’anime, seppur acclamato come grande successo, in realtà non riesce ad esprimere pienamente le sue potenzialità. Spesso inconcludente, si perde nei meandri di una complessità a volte esagerata e non casuale. Tipico esempio di come gli elementi esagerati introdotti si possano ritorcere contro corrompendo la qualità di tutta la serie. I personaggi e le ambientazioni, pur essendo interessanti ed ispirati, col tempo diventano mine vaganti rendendo difficile e pesante la narrazione. In definitiva un anime discreto senza infamia né lode che si perde nei propri ghirigori e nei propri misteri rivelando infine una realtà molto banale e deludente in rapporto alle aspettative.

6.0