Recensione Ergo Proxy

Basta solo l'aspetto o serve anche la sostanza?

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Introduzione

Panini Video conferma il suo feeling con lo opere targate Genon e Manglobe portando in Italia la loro recentissima opera fantascientifica Ergo Proxy, serie che tra le sue peculiarità può annoverare:
l'inusuale suddivisione in 23 epsodi, l'utilizzo della canzone Paranoid Android dei Radiohead come sigla di chiusura, nonché il vanto di essere stata la prima serie televisiva giapponese a venire creata e trasmessa sul canale satellitare wowow, in alta risoluzione.
La versione italiana, in standard definition, si affida invece al diffusissimo e assai più collaudato DVD.
L'anime, visivamente accattivante e dalle tematiche "adulte", auspicava sicuramente ad una posizione di rilevo tra le trasmissioni animate del 2006, prefiggendosi traguardi estremamente ambiziosi.
Probabilmente troppo.

Trama

L'azione inizia nella città di Romdo, in un epoca in cui Tutto viene zelantemente regolato e controllato.
Un tempo in cui agli uomini del più alto ceto sociale, i Cittadini, sono rimaste ben poche incombenze, abilmente serviti come sono dagli Autoreiv (robot e cyborg). Eppure, anche in un contesto come questo possono verificarsi delle imprevedibili Anomalie, come il virus Cogito, che fa "impazzire" i robot... donandogli una coscienza.
A prendersi cura di questi intollerabili avvenimenti, al di fuori dell'apatica quotidianità, è Re-L Mayer, investigatrice del dipartimento di informazione, nonché nipote del "reggente" di Romdo.
Il suo partner è un entourage di nome Iggy, un autoreiv evoluto da compagnia dalle capacità poliziesco-difensive.
Non tutte le anomalie sono però inspiegabili, sembrerebbe infatti che vi sia una parte di verità su cui il reggente e il suo consiglio mantengono volontariamente un velo.
Cosa succederà, dunque, quando ad imbattersi in quel segreto sarà proprio la nostra cacciatrice di androidi?
E' quello che Real (scritto come si pronuncia), ed altri personaggi importanti di questa storia stanno per mostrarci.
Quali sono dunque questi altri personaggi?
Vincent Law, "Cittadino in prova" la cui mente senza ricordi sembrerebbe celare un mistero, forse la chiave per qualcosa d'importante; il piccolo androide Pino, novello pinocchio del futuro colpito dal virus cogito, il cui percorso sembrerebbe simile a quello del protagonista di A.I. di Steven Spielberg; Dedalus, capo del dipartimento della salute, e amico (solo?) d'infanzia di Real ed infine l'ambizioso Raul Creed, capo del dipartimento della sicurezza il cui ruolo, scomodo ma essenziale, ci mostrerà molti degli aspetti peggiori insiti nell'essere umano.
Queste le premesse per l'inizio di un viaggio alla scoperta della verità che ci circonda e, non meno importante, che è dentro di noi.

Atmosfera o Concretezza?

Questo è un anime dove vengono trattate svariate tematiche complesse come il rapporto fra Apparenza e Sostanza, benché, ad essere precisi, sarebbe più corretto scrivere "dove si provano a trattare".
E' piuttosto ironico quindi che proprio nella distanza tra la sua effettiva sostanza e la sua forma, risieda il suo maggior problema.
Perché questa è una serie che "si prende molto sul serio", ma che in realtà è un gran calderone di cose già viste, infarcita di citazioni e concetti filosofici ad effetto, per Provare-A-Sembrare originale e profonda senza però esserlo davvero, risultando quindi un po' pretenziosa e tendente ad un narcisistico autocompiacimento.
Sebbene infatti i primissimi episodi siano abbastanza avvincenti, grazie anche ad un aspetto visivo piuttosto accattivante, il giudizio è destinato presto a mutare.
Innanzi tutto l'atmosfera creata dal connubio tra immagini e musica, che all'inizio riesce a creare qualche bel momento struggente, all'interno di una cornice estremamente minimalista (nonché plumbea e opprimente), diventa ben presto ripetitiva.
La storia, cui sarebbero potuti bastare meno episodi risultando così meno prolissa, diviene a tratti prevedibile, e anche la percezione del ritmo si trasforma da "introspettivo - d'essai" in "immotivatamente lento".
Si nota poi come la regia ricercata, le inquadrature ardite e l'integrazione con la computer graphics, subiscano un calo rispetto all'inizio.
Anche la qualità grafica, che nelle prime battute può vantare delle rare ma belle sequenze animate, diviene altalenante con animazioni tendenti globalmente al ribasso (frequente l'uso di inquadrature statiche, secondo noi non solo per motivi registici) sommate ad un Character Design a volte incerto.
Menzione particolare, in negativo, anche per i caratteri assai stereotipati dei due protagonisti principali (una sorta di Asuka e Shinji cresciuti?).
Insomma, una confezione ben infiocchettata, che sembrerà bella di primo acchito, ma assai deludente una volta aperta.

Il DVD

La casa modenese ha optato per la sua classica serializzazione in 6 DVD dal prezzo di 24.90€ cadauno.
Insieme alla prima uscita, in tiratura limitata, è allegato un cofanetto "amaray a sei posti" con copertina in cartone.
Il primo disco, da 4 episodi (formato 16:9), non contiene nessun booklet esplicativo, contrariamente a quanto l'editore ci ha abituato.
Le codifiche audio proposte sono l'italiano in DD 5.1 e 2.0, più la traccia originale anch'essa multicanale; presenti all'appello pure i sottotitoli in italiano.
Da segnalare la completa assenza di extra, davvero strana per una serie così recente. Gradevoli invece i menù animati.
Per quanto riguarda la qualità d'immagine c'è bisogno di fare una puntualizzazione. I master sono ovviamente nuovissimi e in perfette condizioni, eppure l'immagine non è sempre perfettamente calibrata ed è inoltre possibile scorgere degli effetti da compressione video o cattivo encoding.
In generale però crediamo che tutto questo dipenda da una precisa scelta stilistica avvenuta in fase realizzativa. (in stile Planet Terror o 300, per intenderci).
Il capitolo doppiaggio ottiene un risultato di elevata caratura, grazie a voci ben azzeccate unite ad un'ottima recitazione.

Ergo Proxy Ergo proxy è una produzione che alterna rari episodi-momenti di fattura davvero pregevole ad una costruzione globale inutilmente contorta e superficialmente intellettuale, ma soprattutto, quanto meno per un pubblico leggermente smaliziato, in cui quasi tutto sa di già visto. Potrebbe forse bastare il solo lato visivo dal gusto "Dark-Chic" a sorreggerne l'impianto, se almeno quest'ultimo si mantenesse sempre sui livelli del primo episodio. Consigliato senza riserve solo ai fan sfegati di Shoko "Witch Hunter Robin" Murase e di Dai "Wolf's Rain" Sato. Tutti gli altri dovrebbero ponderare bene l'acquisto.