Recensione Freedom

Vent'anni dopo Akira, Katsushiro Otomo firma un nuovo, stupefacente, capolavoro di fantascienza!

recensione Freedom
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La nuova frontiera dell'animazione

Le produzioni giapponesi, si sa, sono da sempre all'avanguardia sia per la tecnina sopraffina che le contraddistingue, sia per l'enorme varietà nelle tematiche, che spaziano in ogni genere.
Ma ce n'è uno a loro particolarmente caro: la fantascienza. E unendo questi due elementi si arriva ad un nome: Katsushiro Otomo, il celebre autore/regista firmatario di alcune delle più grandi pietre miliari nella storia dell'animazione, tra cui svetta un certo Akira, capace di competere a testa alta con capolavori del cinema occidentale quali Blade Runner e 2001 Odissea nello Spazio. Era il lontano 1988 quando Otomo fece impallidire il mondo con un prodotto dai numeri strabilianti (si parla di più di un miliardo di yen e oltre 5.000 animatori provenienti da 50 studi differenti), in grado di eclissare la ben più altisonante Disney.
Sono passati venti anni da allora, e dopo alcuni lavori non proprio esaltanti che hanno riscontrato non poche critiche tra i fan, Otomo ritorna alle origini regalandoci una nuova visione del futuro, sfruttando quella fantascienza a lui tanto cara. Un futuro pieno di incertezze, di ansie e ombre, come solo il maestro sa dipingere. E come fece Akira, anche questo Freedom getta nuove basi per quella che sarà l'animazione del domani, integrando sapientemente e in modo sempre più massiccio, le tecniche tradizionali con la moderna computer grafica.

La storia

Ci troviamo nel 23° secolo. In seguito ad un disastro climatico la terra diventa invivibile, costringendo l'umanità ad emigrare per garantire la propria sopravvivenza. Nasce così la Repubblica Lunare di Eden, una grande struttura situata sul lato oscuro del satellite, composta da sei grandi cupole che ospita milioni di abitanti. A loro, Eden garantisce un'esistenza pacifica e idilliaca, sotto la severa e costante sorveglianza del consiglio direttivo. I giovani vengono istruiti fino all'età di quindici anni, dopodiché inizia il loro inserimento nella società adulta con ruoli differenti assegnati dal consiglio stesso, in modo da mantenere un perfetto equilibrio. Ma prima del rito di iniziazione, i ragazzi hanno sei mesi in cui possono godere della libertà, in attesa della decisione che ne influenzerà l'esistenza futura. Qui entra in scena il nostro protagonista, Takeru (decisamente molto simile al Kaneda visto in Akira) che sta godendo appieno del suo periodo di libertà, scorrazzando per le strade di Eden insieme agli inseparabili amici Kazuma e Bismarck, a bordo dei loro LTV (Lunar Terrain Vehicle). In vista dell'imminente Tube Race, la gara più importante della metropoli lunare, i tre sono intenti alla messa a punto del veicolo di Takeru, quando vengono interrotti dai Moonshine, un gruppo di corridori loro acerrimi nemici capitanati da Taira.
Infastidito dai commenti sprezzanti del rivale, Takeru accetta di gareggiare. Il confronto è serrato e le scintille illuminano la notte artificiale prodotta dalle pareti della cupola; Il testa a testa fra Taira e Takeru non sembra approdare ad un vincitore, ma una volta prossimi all'arrivo il motore di quest'ultimo esplode, allertando immediatamente i membri del consiglio direttivo. Incolpati dell'accaduto, Takeru e Kazuma vengono condannati a lavori socialmente utili sulla superficie lunare, ed è proprio qui, in un cratere, che avviene la svolta che cambierà per sempre le loro vite, rinvenendo una capsula contenente una fotografia che mostra una ragazza, su di una terra perfettamente ristabilita. Sconvolto, Takeru comincia a raccogliere informazioni, e poco a poco viene a conoscenza della verità; la tanto decantata libertà incondizionata concessa ai cittadini di Eden è in realtà fittizia e pilotata. Inizia così una disperata ribellione, aiutati da un buffo vecchietto di nome Junk, atta al raggiungimento del pianeta azzurro, per verificarne coi propri occhi la condizione e permettere così un ritorno a “casa” di tutti quanti. Ma non sarà semplice: il consiglio direttivo è sempre più pressante, indispettito dalle azioni rivoltose di questi giovani affamati di libertà.

Il futuro

Freedom rappresenta per molti versi un punto fermo, che getta le basi per quella che sarà l'animazione del futuro. L'esperimento operato da Masamune Shirow nel 2004 col suo Appleseed viene quindi migliorato ed ampliato ulteriormente portando le tecniche in 3D sempre più vicine agli ottimi risultati che i metodi tradizionali garantiscono ancora oggi.
Se nel film dell'autore di Ghost in the Shell si potevano riscontrare una marcata inespressività dei volti e una certa legnosità dei movimenti, in Freedom questi difetti vengono decisamente attenuati rendendo il prodotto finale estremamente pulito e piacevole. Il dettaglio nelle parti meccaniche, e in generale tutti gli elementi mobili, che solo la computer grafica può offrire, si sposa ottimamente con gli stupendi fondali realizzati in 2D. Questa nuova sinergia consentirebbe infatti di abbattere i costi di produzione, cosa gradita di questi tempi, e permettere agli animatori di concentrarsi maggiormente su altri aspetti, cruciali per riuscire a dare al pubblico prodotti sempre più validi e di qualità.
Anche i personaggi sono completamente realizzati con l'ausilio delle tecniche digitali; questo, a dir la verità, a prima vista causa un certo spiazzamento. Le movenze, infatti, risultano ancora abbastanza artificiose e innaturali; migliorata comunque la resa espressiva, rispetto ad Appleseed abbiamo fatto un bel passo avanti.
Nulla da eccepire invece riguardo al mecha design; le visioni di Otomo sono sempre di ottimo gusto, e gli animatori di Sunrise sanno perfettamente come trasporre al meglio i disegni dalla carta allo schermo.
E per ultima, ma non in ordine di importanza, la colonna sonora, vero cuore pulsante di ogni produzione che vuole aspirare ad essere ricordata negli anni. Il maestro Yoshihiro Ike riesce a sottolineare con grande perizia ogni avvenimento chiave: dalle rocambolesche gare della Tube Race alle placide passeggiate sulla superficie lunare. Chiude il cerchio la stupenda opening “This is Love” eseguita dalla popolare cantante Hikaru Utada, che in terra nipponica ha piazzato più volte i suoi album ai primi posti delle classifiche.

Edizione DVD

Come al solito Dynit si prodiga per presentare i propri prodotti rispettando i parametri tecnici fondamentali dei DVD, col valore aggiunto di confezioni qualitativamente sopra la media. Oltre ai DVD venduti singolarmente (sette in tutto) è disponibile il classico box a tiratura limitata (1000 copie) con all'interno il primo disco e naturalmente lo spazio per contenere gli altri che andranno a completare la serie. Ma anche le confezioni dei DVD singoli sono parecchio curate. Infatti, all' interno di una slipcase in cartoncino non troviamo la solita e ormai classica amaray ma un elegante jewel box che non si vedeva da tempo (utilizzate forse solo da Sony/Columbia nelle sue prime pubblicazioni).
Come si diceva in precedenza, le caratteristiche tecniche fanno tirare un sospiro di sollievo: il video è presentato in formato anamorfico nel rapporto 1.78:1, audio Italiano e Giapponese con la codifica Dolby Digital multicanale 5.1. I sottotitoli sono presenti sia per i dialoghi e i cartelli che per i soli cartelli se la si guarda con l'audio italiano. Extra, se escludiamo il making of, nella media delle edizioni Dynit.
Prezzo decisamente sopra la media che potrà scoraggiare molti (14,99€), considerata la presenza di un solo episodio e una manciata di extra, ma vista l'alta qualità intrinseca dell'opera e la particolare cura riposta nella confezione, possiamo senza dubbio consigliarvene l'acquisto, quantomeno del primo volume.

Freedom In definitiva, Freedom rappresenta oggi quello che sarà un domani la grande animazione giapponese, e il fatto che racconti avvenimenti lontani due secoli non può che far sorridere per l'involontaria metafora. I fan di Otomo ritroveranno gran parte delle tematiche, viste in Akira, che lo hanno reso famoso in tutto il mondo godendo di affascinanti quanto decadenti atmosfere degne del miglior film di fantascienza hollywoodiano. Chi invece gli si avvicina per la prima volta troverà un prodotto dinamico e coinvolgente che saprà convincere anche lo spettatore più prevenuto verso questo tipo di media.