Recensione Ghost In The Shell

Animeye analizza l’opera principe di Shirow 20 anni dopo

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La culla dell’opera

“L’idea che dei frammenti indiscutibilmente inanimati di silicio e rame possano essere paragonati a delle persone sembra aver seminato il panico tra i ranghi dei filosofi. È singolare che diversi secoli di indagine scientifica sul cervello umano non siano riusciti a catturare l’interesse dei filosofi (escludendo, naturalmente, poche eccezioni) mentre pochi decenni di ricerca sulla possibilità di costruire macchine pensanti abbia provocato un vero e proprio uragano filosofico” (C. Blakemore). E un’osservazione simile fece anche Shirow constatando come negli anni ‘80 la letteratura fantascientifica si interessasse sempre più a quei temi e codificasse il genere cyberpunk portandolo al grande pubblico (Blade Runner vi dice niente?). Ghost In The Shell è forse il manga più rappresentativo di quel genere, indubbiamente quello che più fece ricorso a concetti filosofici pur non restandone sopraffatto. Animeye, a venti anni dalla sua apparizione in Giappone, gli dedica 2 articoli (questo per l'1 e l'1.5, il prossimo sul 2) che sono insieme approfondito esame e sentito omaggio.

Svolgimento

Nel 2029 la tecnologia ha fatto passi da gigante, ormai gli uomini sono per lo più meccanizzati, il ritmo frenetico delle loro vite impone ai membri attivi della società corpi e cervelli migliori di quelli che la natura fornisce all’essere umano. Le differenze tra uomo e macchina/computer si assottigliano sempre più, con i moderni cervelli che, a causa delle loro parti meccaniche, sono passibili di un’azione di hacking tanto quanto un nostro pc. Gli studi sull’IA non sono d’altronde rimasti indietro. La complessità dei moderni androidi è stupefacente, tuttavia sempre più spesso i loro circuiti denunciano imperfezioni: qua e là alcuni di loro si suicidano, altri cominciano a ridere e manifestano sentimenti per i quali non erano stati programmati. Quasi a metà tra uomo e macchina ci sono i cyborg, umani con il corpo meccanizzato oltre il 90%. Uno di questi è Motoko Kusanagi, il seducente maggiore della Sezione 9 della polizia, reparto speciale addetto ai crimini “informatici”. Il filo conduttore delle vicende sono le investigazioni riguardo il misterioso Marionettista, “il più celebre hacker di tutta la storia della criminalità informatica”. Le indagini però, prima dello scioglimento finale, si snodano in varie direzioni a causa di un ingarbugliato intreccio narrativo che forse richiede anche troppa attenzione per essere seguito e che può ben annoverarsi tra i difetti. Fortunatamente il manga non è solo azione ma propone anche interessanti tematiche, sotto esaminate, e un’eccellente caratterizzazione dei personaggi principali, resi molto umani e realistici pur tenendoli nei confini del forte eroe positivo. I disegni, che potete osservare qui affianco, mirano d’altronde proprio a questo effetto, scolpendo sentimenti decisamente comuni e umani sui volti degli eroi Motoko e Bato.

Tematiche

“Questa in breve la dottrina ufficiale, che con deliberata insolenza battezzerò “dogma dello Spettro nella Macchina” . Spero di provarne la totale insussistenza, che proviene non già dalla presenza di certi errori particolari, ma dal fatto che la dottrina tutta è un unico grande sbaglio di categoria, che chiameremo errore categoriale. Essa presenta i fatti della vita mentale come appartenenti a un tipo o categoria (o classe di tipi o categorie) logico (o semantico) diverso da quello cui essi invece appartengono. Il dogma è dunque un mito filosofico.”
Se non ci è sfuggito qualcosa l’espressione Ghost In The Shell fu coniata da Ryle nel precedente passo di The Concept Of Mind. Partendo da tali presupposti, in una situazione come quella sopra descritta, perché anche l‘uomo della strada non dovrebbe porsi dubbi sull‘esistenza e l‘essenza della sua anima/ghost, elemento in virtù del quale sfrutta i robot e gode di grandi diritti? Per il solo fatto di avere una minima parte del corpo “originale” ( e si notino le virgolette ) si è superiori a macchine che riproducono tutte le nostre funzioni?
Sfruttando queste suggestioni, Shirow creò a fine anni ‘80 quel capolavoro che è Ghost In The Shell, favorito peraltro da un clima incline alla speculazione filosofico-fantascientifica nel conseguimento del successo. L’autore giapponese non fu però un mediocre che non osava oltrepassare i sicuri confini di una diatriba banale, così nel finale, un dialogo filosofico ad alta tensione, tentò anche di portare la sua speculazione verso ulteriori lidi ( non abbiamo qui lo spazio per parlarne adeguatamente e temiamo che una trattazione breve possa condurci a giudizi errati e affrettati ), forse osando troppo, forse essendo poco chiaro, ma, nel contempo e certamente, innalzando Ghost In The Shell a oggetto di culto, particolare e diverso dalla miriade di romanzetti fantascientifici. Quasi tutto ciò non bastasse a renderlo un capolavoro del genere, Masamune pensò bene di gettare qui e lì anche considerazioni socio-politiche, talvolta pure acute e/o concrete ( si veda, come esempio, p.66 sul diritto allo sciopero in Giappone ... ).

Ghost In The Shell 1.5 Human Error Processer per accompagnarci al secondo volume

In questo volume sono raccolte quattro storie brevi pubblicate dal 91’ al 96’, tutte con protagonista la Nona Sezione dopo la fusione di Motoko con il Marionettista e il suo allontanamento dagli organi istituzionali. Nell’intenzione di Shirow i quattro racconti dovrebbero narrare la vita “quotidiana” del nostro reparto speciale, ovvero le sue peripezie quando non è invischiato in qualche caso senza precedenti. A seguire una breve analisi per ognuna dei quattro.
Fat Cat: una giovane donna, mercè un’amicizia di famiglia con il direttore Aramaki, si rivolge alla Nona Sezione per indagare sulle strane azioni che sta ultimamente compiendo suo padre. Ai nostri investigatori viene in mente che il ricco signore in questione sia morto cerebralmente di recente e che ora venga manovrato attraverso il suo cyberbrain. Fat Cat, gatto grasso, è uno slang per indicare una persona che, dopo aver accumulato un ingente capitale, se ne serve in modo pessimo. In tutto il racconto si allude al fatto che i cadaveri che camminano siano tutti coloro che privilegino il lavoro sullo svago; il messaggio è: Attenti a non finir così anche voi!
Drive Slave : il racconto vede l’incontro della Nona Sezione con il maggiore Motoko, anche se ora si fa chiamare Croma (in Gits 2 il perché di ciò), durante un’indagine che i due stavano svolgendo separatamente. L’occasione è decisamente sprecata dato che si potevano costruire delle belle scene sul rincontro di Motoko con Togusa e Bato. Shirow invece ha minimizzato le reazioni del primo e buttato sulla commedia quelle del secondo, adducendo come scusa il fatto che la brevità della storia non permetteva altrimenti.
Mines Of Mind : l’intricata e misteriosa vicenda prende il via da un cyborg comandato a distanza che sta facendo strage di alcuni vecchi compagni d’armi. Ciò però è solo un pretesto, la vera tematica è esposta nel titolo e nella mini-recensione di Shirow a fine volume: nell’opera si riflette sull’importanza della memoria e sul fatto che un virus dannosissimo, specie nelle società informatizzate ma non solo, siano le false informazioni.
Lost Past : la storia inizia con un incidente stradale in cui muoiono due membri della Sesta Sezione di polizia e una ragazza da loro appena catturata. In seguito, col solito groviglio di fatti tipico di Shirow, la visuale si concentra sullo scontro tra due mirabili cecchini, Saito della 9° Sezione e un certo Yuan. Il bello dell’opera è tutto nel loro duello, scatenato più dalla volontà di misurare le proprie abilità che dai loro ruoli “sociali”.

Edizione Italiana

Il manga è edito in Italia da Star Comics che lo propone a 15 euro con una bella copertina rigida e corredato da un CD. All’interno del disco ci sono le quattro storie del manga leggibili in slide show con accompagnamento musicale, peccato che il testo sia in giapponese e che quindi rimanga utile solo il sottofondo musicale da ascoltare mentre leggiamo l’opera in versione cartacea. Prima di chiudere una menzione di lode alle 4 mini-recensioni di Shirow che pongono fine alle 200 pagine scarse del manga.

Ghost In The Shell Ghost In The Shell è un must buy per gli amanti della letteratura scientifica, che si stupiranno di quanto possano offrire anche i manga; ed è un must buy anche per gli amanti dei manga seinen, essendo davvero un titolo storico oltre che molto bello. Se non siete tra le categorie di sopra ci si domanda come siate finiti a leggere questa recensione ma, in ogni caso, Ghost In The Shell è un ottimo acquisto anche per voi, essendo un buon titolo per entrare nel mondo dei manga seinen e/o della fantascienza. La buona edizione della Star Comics poi, offerta a 9,50 euro, non ammette alcun alibi. Come avrete invece intuito, la raccolta di storie Ghost In The Shell 1.5 è ben lontana dalla magnificenza raggiunta dal primo Ghost In The Shell e non può rivaleggiare neppure con l’affascinante e quasi incomprensibile complessità del secondo. Nonostante ciò resta un buon intrattenimento ma, visto l’elevato prezzo, l’acquisto è consigliato esclusivamente al fan di Shirow che voglia avere completa la serie dei Ghost In The Shell.