Recensione Gli anni dolci - Vol I & II

In due volumi una storia d'amore intergenerazionale di Jiro Taniguchi

Articolo a cura di
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Il pregiudizio inganna sempre. E anche nella lucidità del momento una risatina succinta a quell'anziano e a quella giovane ragazza seduti gomito a gomito al bancone di un bistrot.
All'uomo dai circa sessanta massimo settant'anni, a lei forse trentacinque ma dalle linee fragili e leggere del volto anche molto meno.
Riponete quegli sguardi maligni e quei commenti clandestini: i due non stanno insieme. Il professore Matsumoto e l'allieva Omachi. Oibò, diciamo che anche dopo la lettura completa de Gli Anni Dolci, romanzo a fumetti di Jiro Taniguchi pubblicato su due volumi in Italia da Rizzoli Lizard, ancora fatichiamo a razionalizzare quei sentimenti che legano i due distanti trent'anni l'uno dall'altro. Perchè due corpi si cercano, quale sessualità guida i loro istinti passionali e compassionevoli?
Risposte dubbiose, confuse, che si perdono nei ricordi e ristagnano nel presente: è una poetica tanto cara a Taniguchi che qui pare perdersi nella marea di incontri quotidiani più o meno significativi lasciando che sia infine il lettore a portare a termine il gravoso compito di riannodare i fili narrativi.

Petali nel sakè

Ufficialmente, sarebbe il «professor Matsumoto Harutsuna», ma io lo chiamo «prof». Né signor professore, né professore, solo cosí: prof.

Sola, frustrata dalla mancanza di solidi rapporti umani e incapace di darsi un valido indirizzo per il futuro, Tsukiko Omachi rincontra quasi per caso il suo professore dei tempi del liceo.
Un incontro fortuito: un matrimonio finito male e un figlio il prof Matsumoto, giacca beige, camicia ma sopratutto ventiquattr'ore in pelle; lei una vita sentimentale disastrosa, timida, impacciata, "sempre a dire non lo so", gira ancora in camicia e gonna quasi a rievocare i tempi andati della scuola e dell'infanzia.
Non si sono cercati in tutti questi anni, non si cercano nemmeno ora, ma qualcosa li lega, un filo sottile, invisibile, quello che il buddismo chiama Tashô, la sottile linea del destino: una relazione atavica, antecedente alla vita e (forse) più longeva della morte, connaturata alla ciclicità della reincarnazione. E' un discorso serio quello del professore e aggiusta la spessa montatura degli occhiali.
Passo dopo passo, stagione dopo stagione, essi si accorgono quasi implicitamente quanto hanno bisogno l'uno dell'altro, quanto le loro esistenze dipendano anche solo dalla muta presenza del compagno. Non è amicizia, è qualcosa di più: a tratti, negli apatici sorrisi nelle litigate infantili, non è nemmeno piacevole, ma è una cosa che comunque ci mantiene in vita, giusto?

Ogni pentola ha il suo coperchio

Gli Anni Dolci non è altro che l'adattamento a fumetti di un romanzo scritto dalla brava Hiromi Kawakami, pubblicato in Italia da Einaudi con il titolo La cartella del professore.
Non è certo la prima volta che Taniguchi disegna una storia scritta da un altro autore, era già successo con L'olmo e altri racconti tratto dagli scritti di Ryuichiro Utsumi e Ai tempi di Botchan da un romanzo di Natsume Soseki: tuttavia in questi casi l'esperienza non è sufficiente, occorre una flessibilità nel maneggiare il testo originale non comune. Taniguchi qui valorizza gli elementi a lui più cari a partire dalla narrazione franta giocata su momenti indipendenti, perfetta con il carattere episodico degli incontri tra il professore e la ragazza.
Ma la poetica di Taniguchi si ciba di ulteriori attimi e istanti, indaga sugli sguardi e sulle espressioni: uno sforzo che ha costretto il mangaka a lunghi studi "per trovare espressioni e gestualità appropriate alle diverse situazioni", specie per quanto riguarda il "rotondetto" personaggio di Tsukiko.
Tuttavia, l'accentuare l'espressioni del viso per sottolineare emozioni celate nei più reconditi anfratti dell'anima è un tentativo forzato di restituire la dirompenza delle righe del romanzo: il risultato ottenuto da Taniguchi è il più delle volte parossistico e caricaturale, una innaturale esagerazione per un autore dal tratto molto leggero.
Di sicuro non ha smarrito neanche un briciolo del suo amore e della sua attenzione per i dettagli: lo vediamo nelle vignette orizzontali con le quali introduce le ambientazioni, nelle chincaglierie disseminate per le case dei personaggi e nella grande enfasi posta sulle cibarie consumate. Quest'ultimo è un tratto topico anche del romanzo tant'è che il professor Matsumoto e Tsukiko si rincontrano proprio a partire da analoghe ordinazioni al ristorante. Per Taniguchi trasferire tale elemento in disegni non deve essere stato difficile avendo alle spalle un lavoro come Gourmet.
Ad ogni modo la sfida grafica si può dire pienamente vinta: esagerazioni a parte, la grande introversione dei protagonisti e l'incredibile varietà di scenari supera abilmente la monolitica ambientazione metropolitana del precedente Uno zoo d'inverno.

Gli Anni Dolci Gli Anni Dolci è l’ultima delle opere scritte da Jiro Taniguchi ad essere pubblicata in Italia grazie all’intermediazione di Rizzoli Lizard. Tratto da un romanzo di Hiromi Kawawkami, il fumetto racconta la lunga e complicata relazione tra il professor Matsumoto e Tsukiko: maestro e allieva ai tempi del liceo, trent’anni di distanza tra i due. La prima parte racconta perlopiù dei primi incontri e procede con un ritmo stanco e sopito, che si risolleva invece nella seconda, con situazioni molto toccanti. L’ennesimo viaggio nella dolce poetica di Taniguchi è coadiuvato da uno stile molto ricercato, colmo di dettagli, ma non impeccabile in ogni occasione. Generalmente si tratta di un’opera abbastanza valida, ma non è di sicuro uno dei lavori migliori del più occidentale dei mangaka.