Recensione God Child

Un giovane conte alle prese con un passato che ritorna...

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Kaori Yuki colpisce ancora

Un giovane e affascinante conte dal passato oscuro e dal presente non meno tormentato, appassionato di veleni e amante della bella vita, accanito seduttore, sempre compiaciuto della propria arroganza. E’ questo il personaggio che Kaori Yuki, stimatissima mangaka nota in Italia soprattutto per lo straordinario successo ottenuto con Angel Sanctuary, ha messo al centro della vicenda di God Child, conosciuto dagli appassionati già da molto tempo, per la precisione dal lontano 1987, anno di edizione di alcune storie brevi, pubblicate anche in Italia nella collana Kaori Yuki Presenta. Certo, lo stile era ancora acerbo, ben lontano dalla raffinata accuratezza degli ultimi disegni, ma il carisma di Cain (è così infatti che si chiama il nostro conte e, come è facile immaginare, non è certo frutto di una casualità che il bel protagonista debba portare il nome di chi per primo ha ucciso suo fratello) ha subito fatto breccia nel cuore delle lettrici, convincendo la Yuki a dedicare al rampollo degli Hargreaves una serie tutta sua.

Tra horror e mistero...

Ma iniziamo con un po’ di background. L’infanzia di Cain, ora diciassettenne e capofamiglia, non è stata certo delle migliori: odiato dal padre, delle cui frustate porta ancora i segni, ignorato da tutto il resto della famiglia, solo nell’affetto del giovane maggiordomo Riff, salvato da un incendio e curato proprio dal padre Alexis, trova un luogo sicuro in cui rifugiarsi. Ma lungi dall’essere un ragazzino docile e indifeso, sin dai primi anni di vita Cain non si fa sfuggire l’occasione di prendere il meglio dalla sua strana famiglia, conosciuta da generazioni per l’indubbia competenza nella preparazione di veleni di ogni tipo. Ed è proprio con il veleno che ucciderà suo padre...o meglio, crederà di averlo ucciso. Perché mentre per Cain, finalmente liberato dalla schiavitù, fisica quanto psicologica, impostagli da Alexis, si prospettava una giovinezza all’insegna del lusso e dei più vari intrattenimenti (tra i quali vale la pena ricordare uno stuolo di fanciulle adoranti), il padre, miracolosamente scampato alla morte, tesseva nell’ombra le sue trame, e la sua contorta malvagità si estendeva ben oltre la vendetta personale nei confronti del figlio. L’aver tentato di ucciderlo è infatti soltanto la minore delle colpe che Alexis attribuisce al suo giovane successore: la ragione del suo viscerale odio sta tutta nel suicidio, avvenuto molti anni prima, dell’amata sorella Augusta, impazzita per la disperazione di aver perpetrato insieme ad Alexis un morboso incesto, il cui frutto altri non è che Cain. Il giovane conte verrà presto a conoscenza del proprio fallimento, e da quel giorno la sua esistenza sarà totalmente dedicata al tentativo di smascherare i loschi piani che, è evidente, sta tessendo il padre. In questa sua lotta non gli mancherà l’appoggio di alleati fedeli, primo fra tutti il maggiordomo Riff, unito a Cain da un rapporto che va ben aldilà di quello tra servo e padrone, l’unico a conoscenza del difficile passato del conte, il solo a cui Cain permetta di sfiorare le cicatrici inflittegli dalla frusta del padre; la sorella Maryweather, frutto della relazione tra Alexis e una cameriera, che con la sua spensieratezza, ma anche con intelligenza e un’insospettabile maturità, saprà rappresentare un punto di riferimento e una ragione in più per lottare; ma anche il giovane Oscar, nobile di una casata minore il cui intento è quello di sposare Mary, e lo zio Neal, l’unico della famiglia che gli sia rimasto accanto e provi un sincero affetto per lui. Nella sua ricerca Cain si imbatterà in individui quantomai originali, così come in fenomeni di origine oscura, collegati tra loro da un filo dalla natura sfuggente, ma che sembra impossibile da spezzare: il dottor Isabel Disleery, uno strano medico che, neanche a dirlo, coltiva una singolare passione, quella di collezionare organi umani, con una particolare predilezione per i bulbi oculari. Il collegamento tra il dottore e il padre di Cain si palesa con facilità, ma è soltanto la punta di un iceberg che nasconde una rete di relazioni ben più complessa: con l’avanzare delle indagini il giovane conte scoprirà infatti che Alexis occupa la carica di massimo prestigio all’interno di un’associazione chiamata Delilah, le cui attività, sebbene avvolte dal mistero, sono tutte riconducibili ad una particolarissima forma di occultismo, che prevede inoltre un utilizzo estremo della medicina. Ci imbattiamo in questo modo in stregoni in grado di leggere i ricordi, sacerdotesse che, tramite l’ipnosi, hanno la capacità di snaturare completamente la personalità delle proprie vittime, fino ad arrivare a macabre “deadly dolls”, nientemeno che vere e proprie bambole umane, create a partire da cadaveri o addirittura da organi umani grazie a esperimenti di clonazione portati avanti proprio da Isabel. Se in un primo momento le diverse attività della Delilah sembrano scollegate e del tutto indipendenti tra loro, a poco a poco comincia a delinearsi in maniera sempre più evidente un ben preciso disegno, che sembra traghettare i membri dell’organizzazione ogni giorno più vicini al loro obiettivo. Quale sarà la ragione di tutti gli omicidi efferati, le orrende mutilazioni, le distorte manipolazioni, mentali quanto fisiche, portati avanti dalla Delilah? E questa scia di sangue in che punto è destinata a incontrarsi con il cammino di Cain? Lo scenario è quantomai indistinto, specialmente se persino le fondamenta su cui il nostro conte aveva costruito la propria esistenza e la propria lotta si rivelano instabili e illusorie.

Ah, l'amore...

Si può dire con certezza che con questa opera Kaori Yuki non si sia risparmiata. In quanto a temi, di carne al fuoco ce n’è parecchia: ritroviamo infatti alcune delle problematiche sviluppate in Angel Sanctuary, e che hanno reso così particolare ed amato il lavoro della sua creatrice. E così, come Sara e Setsuna, anche Alexis e Augusta coltivano un rapporto incestuoso, ma mentre per i due giovani protagonisti di Angel Sanctuary questa unione ha tutta la purezza e l’innocenza del vero amore, i genitori di Cain sono vittime di un morboso attaccamento reciproco, che finirà per corrompere irrimediabilmente non solo loro stessi, ma anche le vite di chi sta loro accanto. Ma nel pensiero della Yuki non c’è spazio per alcun tipo di assolutismo, tanto è vero che persino da un sentimento malato e contorto come quello che unisce Alexis e Augusta scaturisce comunque il miracolo della vita umana, una vita che, nonostante sia stata osteggiata e disprezzata in ogni modo, trova il coraggio e la dignità di combattere per difendere sé stessa e coloro che ama, e che soprattutto non si piegherà mai ad essere vittima delle lusinghe, seppur continuamente in agguato, della malvagità. Altro fortissimo punto di contatto tra le due opere è senz’altro la difficoltà a discernere il bene dal male: non esiste infatti una netta differenziazione, solitamente molto marcata, tra personaggi “buoni” e “cattivi”; ognuno dei protagonisti ha le proprie ambiguità, i propri lati oscuri, compresi i più insospettabili, e allo stesso modo anche dietro ai più spietati si nasconde un intero mondo di fragilità e paure che li rendono umani, e forse nemmeno peggiori di chi li giudica e li disprezza, lettori compresi. Ma il tema portante dell’intera vicenda è senza dubbio l’amore, in tutte le sue molteplici declinazioni: quello di Cain per Maryweather è l’amore di chi vuole proteggere e difendere, a costo della propria vita, la purezza e l’ingenuità dell’oggetto amato, ma anche il sentimento che unisce Alexis, e con lui il dottor Disleery, al giovane conte, è amore allo stesso modo, un amore distorto, tormentato e violento, ma ancora amore. E così anche Cain ama il padre, pur desiderando ucciderlo, volendo per lui la libertà da una vita di oppressione e malvagità. E come loro, tutti i personaggi che incontriamo, persino quelli che rimangono più indistinti, sono mossi nelle loro scelte, per quanto estreme e dolorose, dalla forza del sentimento. E’ però il rapporto tra Cain e Riff a dimostrare in che modo l’amore possa cambiare i destini di due esistenze, portarle a sfidare la propria natura imperfetta e corrotta, e sopravvivere all’inganno e alla menzogna.
Il tratto di Kaori Yuki, elegante e particolare, sicuramente non incontrerà i gusti di tutti, ma è innegabile l’attenzione che l’autrice pone nella realizzazione dei propri disegni, non solo per quanto riguarda gli affascinanti volti dei protagonisti, dalla bellezza delicata e femminea, ma anche e soprattutto nei costumi e nelle architetture, curatissimi e sempre funzionali all’armonia della composizione.

L'edizione

L’edizione Planet Manga ci viene proposta nel più classico dei modi: assenza di sovraccoperta, 176 pagine, prezzo di 4 euro. Di sicuro non una confezione extra lusso, ma giustificata dal fatto di essere perfettamente identica a quella degli altri lavori della Yuki pubblicati in Italia. La qualità della stampa, così come quella della carta, si attesta su buoni livelli, e la traduzione è, come per Angel Sanctuary, credibile e appropriata. Ancora una volta sono presenti, di episodio in episodio, i commenti dell’autrice o, più semplicemente, una piccola rubrica in cui la Yuki racconta aneddoti o cita le proprie fonti di ispirazione; un’iniziativa, questa, adottata da molte altre mangaka, ma che comunque contribuisce a cementare il rapporto di affetto e stima che si viene a creare con i lettori. Al termine di ognuno degli 11 volumetti sono inoltre presenti approfondimenti che, di volta in volta, permettono di inquadrare con più facilità lo scenario dell’Inghilterra vittoriana in cui l’opera ha luogo, spesso grazie anche a curiosità davvero insospettabili.

God Child Gli appassionati di Kaori Yuki non dovrebbero senz’altro farsi sfuggire quest’opera. Certo, non è un’epica saga sul destino dell’uomo, nè il palcoscenico di una feroce battaglia tra angeli e demoni per il predominio sull’universo, ma vale comunque la pena di farsi trasportare nel mondo del giovane conte Cain, fatto di malcelate cattiverie, di sordidi complotti, ma soprattutto di un disperato bisogno di amare e di essere amati, di trovare un luogo sicuro in cui tornare, di essere accettati dal mondo. Sebbene un po’ statico nelle pagine iniziali, i colpi di scena si susseguiranno senza sosta nelle fasi avanzate della narrazione, per culminare in un finale che è forse la parte più riuscita di tutta l’opera, e che non potrà non lasciare soddisfatti neofiti come ammiratori di lunga data. Un ulteriore valore aggiunto al lavoro della Yuki, se si pensa a quante volte abbiamo storto, e sicuramente storceremo, il naso di fronte a una conclusione di scarso spessore e originalità.