Recensione Howl's Moving Castle

Il nono film di Miyazaki recensito per voi

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Intro

Nel cinema, alle opere dei grandi maestri, viene riservato un trattamento particolare. Questo trattamento consiste nel riferirsi ai loro film numerandoli, dato che generalmente, le creazioni di questi autori poco prolifici, mostrano una vera evoluzione nel percorso artistico degli stessi.
Diamo quindi il benvenuto al nono lungometraggio di Miyazaki Hayao, Il castello errante di Howl.
Pur essendo arrivato solo ora nelle sale Italiane, il film, della lunghezza di 2 ore, è stato curiosamente presentato in anteprima mondiale proprio in Italia, durante la Mostra cinematografica di Venezia del 2004.
Adattato da un romanzo della scrittrice inglese Diana Wynne Jones, la pellicola, prodotta dall'ormai mitico Studio Ghibli che egli stesso ha co-fondato 22 anni fa, vede il ritorno di Miyazaki sia alla regia che alla sceneggiatura.
L'autrice non ha partecipato direttamente alla realizzazione del film, in parte diverso dal libro, ma si è detta molto soddisfatta del risultato.
Le musiche, come consuetudine, sono state affidate al fedele compagno Joe Hisashi.

Descrizione e Trama

Il film è ambientato in un scenario che assomiglia molto alla "Belle Époque" dei grandi stati Europei a cavallo del secolo, con atmosfere e tematiche che ricordano quelle dei romanzi di Jules Verne. Con la differenza che qui tecnologia e vita quotidiana convivono e si intrecciano con la magia.
La protagonista, come nella maggior parte dei suoi lungometraggi, è una ragazza. Sophie, diciotto anni, conduce una vita piuttosto monotona e grigia, lavorando, anche più del necessario, nel negozio di cappelli di famiglia, che ora gestisce da sola.
La bellezza e la vita spensierata di madre e sorella, in realtà frivole ed egocentriche, le fanno credere di essere lei la diversa, quella "sbagliata".
Un giorno però, durante una camminata in città, la strada del famoso e affascinante mago Howl e quella della ragazza si intrecciano, imprimendo una svolta alla sua vita.
Quell'incontro infatti la rende il bersaglio di una maledizione da parte della perfida Strega delle lande, che gelosa, equivocando il rapporto dei due, la fa invecchiare fino a renderla una vecchietta, imponendole anche di non poter parlare dell'accaduto.
La nostra beniamina decide allora di scappare di casa, intraprendendo un viaggio alla ricerca di Howl, nella speranza di porre fine alla nefasta magia, facendo così esperienza diretta di cosa voglia dire, al lato pratico, la vecchiaia.
Una cosa curiosa appare però abbastanza chiara, il cambiamento ha portato una nuova luce nel suo sguardo, che ora appare assai più vivo di quello precedente. Questo l'incipit della storia, corrispondente ai soli primi 10 minuti.
Non mancheranno ovviamente anche gli incantevoli personaggi di contorno a cui il maestro ci ha abituato, il demone del fuoco e il vecchio cane (che ricorda un poco Mutley di Hanna&Barbera) su tutti, a cui dovremo alcune tra le scene più divertenti del film.
Menzione negativa, nella versione italiana dell'anime, ai grossi e gialli sottotitoli che traducono la canzone finale in contemporanea al già concitato finale.
Si sarebbe perfettamente potuto ritardarli sui titoli di coda, rendendo così più godibile sia il finale che gli stessi sottotitoli.

Analisi Critica

Difficile giudicare un opera del genere.
Potremmo limitarci, con un buon margine di precisione, a questi 2 soli commenti:
ci troviamo davanti ad un film visivamente quasi ineccepibile e dalla sontuosa realizzazione;
ci troviamo davanti a 120 minuti di narrazione travolgente fin quasi alla fine;
Peccato che ci siano quei due "quasi" ad affliggere le dita del vostro recensore.
La maggior parte delle (poche) critiche sia visive che tematico-narrative si riducono al fatto che Il castello errante di Howl rimane un'opera intrinsecamente Miyazakiana, forse troppo legata a quelle precedenti, che affina e migliora il precedente, senza rinnovarsi troppo.
Forse un mezzo passo indietro rispetto a La Città Incantata, che non a caso fu giudicato da molti un film più corale, con più spazio lasciato ai giovani dello studio.
Ma procediamo con ordine ed entriamo nello specifico.

Parte 1: l'occhio

Affascinante e riuscita, la ricercata ambientazione del film, e meravigliose le animazioni, sul livello di quelle in Chihiro. Bella la regia, con alcuni movimenti di macchina in stile cinematografico; ottimo il ritmo, davvero impressionate il "tempo filmico" di quest'opera.
Verrete travolti, con gli occhi ed il cuore incollati allo schermo, fino a 10 minuti dalla fine, quando avviene, purtroppo, l'unico calo.
Bellissimi disegni e fondali, anche se sapevano di già visto, ma si tratta molto probabilmente di un voluto auto-citazionismo che ripercorre ben 30 anni di carriera.
Impensabile fino a pochi anni fa il livello di CG, più presente che nel film precedente ma sempre perfettamente armonizzata e mascherata. Particolarmente ispirate e riuscite le musiche.

Parte 2: l'anima

Analisi più complicata e ambigua quella di sceneggiatura e contenuti.
Il film ha due "anime"
Da una parte nulla di più del classico dipanamento di una favola, dove tutto è abbastanza chiaro fin dalla prima metà del film.
Dall'altro ci troviamo davanti ad un opera che, come tutte le vere favole, affonda le radici in interessanti tematiche universali, permettendoci molteplici livelli di lettura.
Sintomatica ad esempio la frase che l'autore mette in bocca al suo protagonista: "E' inutile vivere, se non c'è la bellezza". Edonismo moderno? Porterà tristezza.
Ma c'è anche una interpretazione più poetica e pragmatica, se è vero che l'uomo non può vivere della sola soddisfazione dei suoi bisogni primari.
Intanto Miyazaki inserisce nel il lungometraggio i suoi "soliti" messaggi:
L'amore come soluzione.
L’importanza delle relazioni interpersonali.
La dualità dell'animo umano costantemente in lotta tra Bene e Male, due lati della stessa medaglia.
Pacifismo.
L' Ambivalenza delle cose subordinata alle nostre scelte.
Il nostro rapporto con la vecchiaia.
L'unico elemento piuttosto innovativo è la sottolineatura del concetto di cambiamento, della possibilità di interpretarlo come cosa positiva in ottica di Opportunità, mentre gli viene generalmente affibbiata una accezione negativa.
Non è infatti proprio una maledizione, una cosa in teoria negativa, che da a Sophiè l'opportunità o il pretesto che aspettava per cambiare una vita che non le piaceva, ma che non aveva la forza di abbandonare? Chiara quindi quale interpretazione prediliga Miyazaki.
Va anche detto però che certi temi vengono affrontati o in maniera troppo superficialmente o venendo troppo semplificati. Un buonismo forse eccessivo anche per una favola. Tutto tende più al bianco e al nero che al grigio, o per meglio dire, anche i personaggi neri, in realtà sono bianchi dentro, con conseguente schizofrenia di alcuni personaggi secondari, mal caratterizzati o abbozzati in fretta, fattore particolarmente visibile nelle azioni e nei commenti finali degli stessi.
E veniamo dunque all'aspetto più deludente della pellicola, il finale, dove la sceneggiatura perde chiarezza, il ritmo si inceppa e in pochi minuti vengono risolte, malino, troppe sotto trame.
Menzione speciale invece alla sottile e coerente evoluzione del castello nel finale del film.

Il castello errante di Howl Preso atto che questo potrebbe essere il suo ultimo lavoro, dato che già da anni minaccia un ritiro, credo sia perdonabile una possibile volontà di fare un film forse un po' troppo riassuntivo nel ribadire le tematiche di una carriera. Finale scricchiolante e Buonismo sono problematiche mai del tutto risolte della sua cinematografia, non vedo perché stupircene o criticarle troppo adesso. Il film, da un punto di vista tecnico, rimane praticamente impeccabile, meno, per colpa di un finale non all'altezza, da quello della trama. Tutto sommato però il giudizio non può che essere assai positivo. Alla fine infatti, tirando le somme, quello che resta è la straordinaria capacità di Miyazaki di creare film capaci di rapirci ad ogni età. INCISO Si consiglia, finché possibile, una visone al cinema per poter godere appieno delle invenzioni visive del film e per aumentare le possibilità che arrivino anche altri film d'animazione nelle sale. I dvd sono i sostituti di fortuna del cinema, non il contrario.