Recensione Il Giocattolo dei Bambini

Storia demenziale, comica, di sentimento e grandi colpi di scena... serve altro?

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Una vecchia conoscenza

Uno dei manga ultimamente rieditati dalla DynIt, nonché oggetto di questa recensione, è Il Giocattolo dei Bambini, altresì noto con il nome ufficiale di Kodomo no Omocha (abbreviato spesso in Kodocha ). Ma questo manga non è nuovo ai panorami italiani, poiché arrivò già alcuni anni fa in versione anime sulle reti nazionali, sotto il nome di Rossana (ovviamente un nome artificioso, atto a italianizzare il prodotto) e dopo aver subito i consueti tagli e le riscritture di rito, per localizzarlo e adattarlo ad un pubblico di bambini, è stato dimenticato per un certo tempo, fino alla pubblicazione del manga (la prima edizione partì nel 2002 e terminò nel 2003) e alla sua seconda edizione, a inizio 2006.

La trama

L'intreccio di questo manga non è facilmente descrivibile, senza entrare troppo nei particolari, quindi per evitare di rovinare troppo la sorpresa ci limiteremo a trattarla in maniera marginale.
Siamo in Giappone, in una scuola elementare come tante, in una classe del sesto anno, dove Sana Kurata, è costretta ad osservare i maltrattamenti che i maschi della classe, capitanati da un certo Akito Hayama, compiono nei confronti della giovane maestra; questo fino a quando la forte personalità della ragazza non ha la meglio sul suo buon senso e, a un certo punto, interrompe il "divertimento" dei compagni di classe, ponendosi in diretto contrasto con Hayama.
E' così che comincia la storia di due ragazzini che litigando, piangendo, spintonandosi e aiutandosi a vicenda, inizieranno pian piano a crescere e a scoprire che il mondo non è solamente appannaggio degli adulti, ma è anche, in parte, il giocattolo dei bambini...

Target completamente errato

Il primo errore che si può fare su questo manga è quello di etichettarlo sulle basi dell'anime "italianizzato" (per utilizzare il termine più civile atto all'intervento che è stato fatto) visto in TV e quindi considerarlo un prodotto di scarso valore; in secondo luogo il fatto che sia pubblicato nella testata Love&Pop della DynIt potrebbe spingere qualcuno a pensare che non sia altro che la solita storia sentimentale, strappalacrime e "zuccherosa", così tipica di molte trame del settore shojo; infine, anche non lasciandosi fuorviare da certe cognizioni, si potrebbe essere spinti a considerarlo niente più che un prodotto per bambini (anzi per bambine, visto che si tratta di uno shojo) in virtù dell'età dei personaggi (che a inizio serie hanno poco più di 12 anni).
Niente di più falso in tutti e tre i casi.

Il Giocattolo dei Bambini è infatti un caso particolare di prodotto che nelle apparenze dimostra molto meno di quanto vale in realtà. Ci troviamo infatti alle prese con una trama che, per quanto possa sembrare, all'apparenza, frivola o eccessivamente lineare, è di contro decisamente ricca di colpi di scena, densamente strutturata, curata quasi a livello maniacale e abilmente orchestrata dal genio artistico di cui è dotata Miho Obana, l'autrice a cui si deve, oltre allo storyboarding, anche il tratto fine e preciso che caratterizza l'intera opera.

Dal punto di vista dei pregiudizi sul genere, c'è poco da dire... certamente è un'opera che potrebbe risultare comunque ostica a un accanito detrattore degli shojo, ma una cosa può essere affermata con sicurezza: per quanto sia un manga classificato nel genere "dedicato al pubblico femminile", non è una storia dall'impronta spiccatamente sentimentale, quanto più basata sui caratteri e i risvolti psicologici dei protagonisti. Non è una storia strappalacrime, poiché nonostante la presenza di un buon numero di momenti di sentimento, il particolare carisma dei protagonisti (e il loro esplosivo umorismo, che spesso sfiora la demenzialità) tende a concedere a quasi tutte le situazioni una grinta e un fervore che mal si concilierebbero con la commozione.
Infine, nonostante quello che si potrebbe pensare a priori, la storia non è assolutamente di natura sdolcinata e svenevole, ma è anche vero che questo è un fattore di natura strettamente personale.

In ultima istanza, il problema dell'età dei protagonisti, che forse è la barriera più grande tra questo manga e il grande pubblico. In sostanza, e senza entrare nei particolari della trama, i personaggi principali sono dei bambini (o meglio degli adolescenti). Eppure gli argomenti che la storia tratta non sono certo adatti all'età dei soggetti in questione: infatti spesso e volentieri ci si trova di fronte a situazioni che anche degli adulti avrebbero problemi ad affrontare (e forse, osservando la questione dall'alto, proprio perché tali!); insomma, anche se forse non è un fumetto crudo e adulto, la Obana ha comunque un suo modo molto diretto per trattare anche situazioni che con i bambini non hanno normalmente molta affinità. Dopotutto, se sulla copertina vige, in grande, la scritta "Riservato a un pubblico maturo", un motivo ci sarà.

I Protagonisti

Sana Kurata: Giovane attrice, teatrale e televisiva, della compagnia Komawari, è una ragazza acuta, solare e costantemente positiva, anche se in un modo tutto suo...Dice in giro che Rei, il suo manager, è in realtà il suo mantenuto, ma la faccenda a riguardo è molto nebulosa. Da qualche tempo, a scuola, ha dei problemi per via di Akito "Demonio" Hayama, e la cosa spesso e volentieri la fa andare letteralmente fuori di testa, ma le cose cambieranno quando le salterà la pazienza una volta per tutte...

Akito Hayama: Il "Demonio" della scuola, nonostante sia intelligentissimo, si applica poco allo studio e molto nell'istigare i propri compagni a fare delinquenza a scuola, vessando l'insegnante di turno. Nonostante la giovane età ha un perenne sguardo tetro che ben si accompagna al suo carattere schivo e a tratti aggressivo, a tratti glaciale. Però sembra che non sia proprio tutto qui...

Rei Sagami: Il manager-autista di Sana, famoso per la sua abilità nonostante la giovane età (a malapena sopra i 20 anni), porta sempre degli occhiali scuri, è affidabilissimo e vive a casa Kurata; Sana è profondamente legata a lui, tanto che lo definisce come il suo "amantenuto" (gioco di parole tra "amante" e "mantenuto"); cosa ci sia di vero in questo, non è di dominio pubblico.

Misako Kurata: La madre di Sana è una donna di poco sopra la trentina, lavora come scrittrice ed è una persona decisamente "particolare" (questo a dire poco). Tanto per descriverla un po', è solita andare in giro per l'immensa casa in una macchinina elettrica, si acconcia in capelli con pettinature, nella migliore delle ipotesi, insolite (il che, unito al kimono che porta normalmente crea un contrasto a dir poco bizzarro) e lascia che lo scoiattolo di casa (Maro-chan) abiti sulla sua testa.

L'edizione

L'edizione DynIt (all'epoca Dynamic) non ha effettivamente dei punti deboli, ma è ad ogni modo doveroso parlarne un po', poiché all'epoca della sua prima uscita fu probabilmente l'edizione più curata mai uscita in Italia.
Innanzitutto dal punto di vista della stampa, essa è pulita e netta, e la carta utilizzata, di buona fattura, impedisce che vi sia il fastidioso effetto di "ombra", dovuto alle immagini stampate dall'altro lato della pagina e parzialmente visibili. Sono d'altronde sostanzialmente manchevoli sbavature e errori di stampa di sorta. In più la rilegatura e l'impaginazione sono molto curate, il che conferisce ai volumi una certa elasticità e, tranne che in situazioni estreme, evita il rischio di "sventrare" il fumetto perché lo si è aperto troppo; anche le sovraccopertine, riproducenti alcune immagini a colori dei protagonisti, creano spesso e volentieri dei piacevoli effetti.
Una doverosa precisazione va poi fatta per le "note" presenti su questo manga: infatti, in questo caso, il lavoro fatto è stato impressionante e quantomeno meritevole di plauso; non ci troviamo infatti di fronte alle "solite" (quando sono presenti, ovviamente) noticine scribacchiate in piccolo in un angolo bianco, e magari irraggiungibile, della pagina, ma abbiamo a che fare con un grande elenco di note sistemate a fine volume che spiegano, per esteso e a una dimensione tale da non far perdere diottrie, tutte le gag, le allusioni, le tradizioni anche solo accenate e perfino le canzoni a malapena nominate, insomma quasi tutto quello che serve per abbattere quella barriera culturale che impedirebbe a un italiano di gustarsi appieno questo manga.
Decisamente un lavoro ben fatto.

Il Giocattolo dei Bambini Oltre a quanto detto, abbiamo qui poco da aggiungere: si tratta certamente di un ottimo prodotto, che nonostante sia carico di una devastante comicità, si rivela essere uno dei migliori shojo arrivati finora in Italia, se non il migliore, ben gestito dagli adattatori e che con la recente ristampa (in cui, tralatro, il prezzo è inferiore a quello della prima edizione nonostante il formato sia identico) risulta più che appetibile, se solo si cerca di guardare oltre le apparenze.