Recensione Il Grande Mazinger

Vola, si tuffa dalle stelle giù in picchiata...

Articolo a cura di

Il Grande Mazinger

Nonostante la periodicità irregolare, D/Visual porta a termine la seconda tranche della saga robotica dedicata a Mazinga, con il quarto volume de Il Grande Mazinger. Sebbene ci sia una divisione formale nella storia, questa riprende esattamente da dove era rimasta con la conclusione di Mazinger Z: Dopo la sconfitta del malvagio Dottor Hell, Koji Kabuto lascia il posto a Tetsuya Tsurugi per difendere il Giappone e il mondo intero dalla nuova minaccia: la civiltà di Mikene.

Dopo la caduta di Mazinga Z...

Tetsuya Tsurugi, già apparso nelle ultime battute della saga precedente con il suo Grande Mazinga, è un orfano cresciuto e addestrato dal Dott. Kabuto, il quale ha dedicato tutta la sua vita, sacrificando anche parte del suo corpo, ormai meccanica, alla ricerca sulla super lega Z e la difesa del genere umano, ora minacciata dal Generale Nero e dalla sua armata di mostri meccanici.
Al loro fianco troviamo una nuova presenza femminile: Jun Hono, figlia di una giapponese e di un africano, che non mancherà di dare il suo "notevole" apporto con il robot Venus.
Un cast rinnovato solo in parte: Shiro e Boss sono sempre presenti con le loro gag a ravvivare un po' l'atmosfera.
Cambiano gli attori, ma la formula non è certo inedita rispetto a Mazinger Z: ancora singoli episodi in cui si sventano i piani nemici, ancora la solita atmosfera che vorrebbe passare dal drammatico al comico ma che miscela in maniera poco convincente i due elementi, relegando il manga ad un target di ragazzini. A poco serve il seppur simpatico crossover con Getter Robot e tutti i suoi protagonisti.
Ma dopo un inizio stentato, alcuni tentativi di alzare la profondità si fanno sentire. A guardarlo bene, Il Grande Mazinger spazia su molteplici tematiche, ora il razzismo (la complessata Jun), ora il rapporto con i genitori (Tetsuya e la rivalità con Koji), passando per questioni di più ampio respiro come la crisi economica giapponese e la politica del governo, che nelle ultime battute diventerà fondamentale dando una svolta alla trama.
Anche il racconto diventa meno frammentario: gli episodi iniziano ad avere una durata più lunga, mantenendo un collegamento tra loro, fino al tragico (tanto per cambiare) ma fin troppo sbrigativo epilogo. Interessante invece l'originale evoluzione dell'intreccio che si ha nell'ultimo volume, molto atipica rispetto al classico genere robotico.
Tutti questi elementi contribuiscono a dare al manga un po' più di spessore, ma non si tratta di cambiamenti radicali: i tentativi di approfondire psicologie e tematiche di ampio respiro sono soltanto superficiali, non allontanando il fumetto dalla sua natura di intrattenimento per ragazzi.
Inoltre resta sempre presente l'alone comico/demenziale, che si traduce anche a livello grafico con caricature e super deformed, capace di smorzare qualsiasi accenno di tensione.

Breast Burn!!!

Dal punto di vista grafico, non si possono notare virate o miglioramenti di sorta. Lo stile di Ota predilige l'espressività dei volti, soprattutto nelle situazioni più disperate, e riesce a comunicare in manieara efficace i loro stati d'animo. Il trade-off di questo aspetto è una mancanza di dettaglio unita ad una imprecisione cronica che si riscontra soprattutto nelle proporzioni dei personaggi e dei robot, sgraziati nella maggioranza dei caotici combattimenti. Va tuttavia spezzata una lancia a favore de Il Grande Mazinger: stiamo pur sempre parlando di un manga di più di trent'anni fa, e lo stile così diverso da quello cui siamo abituati oggigiorno è il prezzo da pagare per poter riscoprire queste opere che hanno segnato la storia dei fumetti giapponesi.

Decisamente pregevole l'edizione D/Visual, che ormai ci ha abituati ad uno standard elevato. Certo il prezzo non è tra i più bassi (5.90€), ma almeno in questo caso è commisurato ad una qualità della stampa e della carta (spessa e resistente) di altissimo livello. La sovracoperta con artwork disegnati ad hoc e alcune pagine a colori come negli originali completano il quadro, decisamente positivo. Buono anche l'adattamento, anche se sarebbe gradita una traduzione delle onomatopee, qualunque sia la sua forma.

Il Grande Mazinger Il Grande Mazinger è sostanzialmente alla stessa stregua di Mazinger Z, ricalcandone i principali pregi e difetti, per quanto guardandolo più accuratamente presenti degli spunti che lo rendono più godibile. Il gusto retrò lo rende comunque difficile da digerire per il pubblico moderno, trasformandolo più che altro in uno strumento per rivivere la propria infanzia, adatto a chi è cresciuto conservando Mazinga come eroe.