Recensione Il Seme della Follia

Il cristianesimo sta uccidendo Fate, Gnomi e Elfi.

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Sulla copertina semi-rigida osserviamo per qualche istante un elfo dalla incipiente proboscide attorniato da una soffusa oscurità mentre tiene tra le mani un folletto forse morto, anch'esso dal naso prominente. Il titolo ci ricorda il film di Carpenter del 1984, anche se il carattere vagamente fantasy ci tira per la maglietta come farebbe un bambino tentando di farci cambiare strada. Siamo ufficialmente straniti. Ma poiché tendiamo a dare una possibilità a qualunque cosa, indipendentemente dalla prima impressione che ci dà, sfogliamo qualche pagina di questo fumetto francese e inaspettatamente la nostra attenzione viene solleticata, quindi decidiamo di andare più a fondo. Fidandoci anche del marchio Magic press stampato sulla copertina.

Vignette spaziose colme di disegni ombreggiati a dovere, tinte sfumate che si mescolano completandosi, un contorcersi di azzurri, ocra e rossi, supportati abilmente dal bianco e dall'immancabile inchiostro nero, scintillanti schizzi di luce e oscure piume di corvi. A volte i contorni paiono sfuggirci sotto gli occhi, ma poco dopo riprendiamo il filo e continuiamo senza indugio. Cosa che purtroppo non si può dire del testo... Tentiamo di seguire la storia di Igguk Plitchwook, elfo alchimista e narratore delle storie della sua gente, nella missione che improvvisamente lo spoglia del calore di casa sua per fargli indossare il gelido mantello dell'inverno e della disperazione. I salti da una scena all'altra sono a volte talmente repentini che torniamo indietro spesso per tentare di capire se hanno strappato qualche pagina dal volume che abbiamo acquistato o se è davvero così come avevamo letto la prima volta, per di più senza capirci molto.

Tutto questo almeno per le prime sessanta pagine circa, poi in qualche modo la nostra mente decide di abituarsi e smettiamo di farci domande come Chi? O Perchè? Affidandoci alla cieca al nostro istinto, ormai rodato, da lettori di fumetto che, chissà come, riesce a mettere i tasselli al posto giusto e ci permette di avanzare in quella selva di vignette selvagge, scopriamo che il regno di Faerie sta scomparendo dalle cartine e dalla memoria delle persone, la regina è morta tramutandosi in un immenso e contorto albero sotto cui il suo popolo si raduna, a quanto pare per assistere alla morte di tutti i folletti verdolini e luminosi... Sì, assomigliano alla fata dell'assenzio di Moulin Rouge ma non sono imparentati con Kylie Minogue.

Quindi accompagnato da una pingue strega umana, un troll a digiuno a causa di un cuore troppo buono e un topo/talpa con occhi di diamante, Igguk attraverserà mondi e diverse realtà cercando oracoli e magie che possano salvare la sua terra, mentre il loro destino si trova su una scacchiera i cui pezzi sono mossi da mani importanti e conosciute. Civiello, disegnatore originario di Lille, pare ami disegnare su tavole dalle grandi dimensioni, i più cinici direbbero che è per farci stare il naso del suo protagonista, noi invece affermiamo che lo fa perchè la sua creatività non riesce a limitarsi. Qualunque sia la ragione, tutti quanti ne gustiamo il risultato senza lamentarci, a parte il fatto che, poiché colora subito e di suo pugno ogni pagina, riesce a sfornarne non più di un paio alla settimana. Mosdi, autore dei testi insieme a Civiello, comincia come musicista, continua come autore di giochi di ruolo ed infine cade innamorato del fumetto come forma d'arte.

Il Seme della Follia I due si conoscono ad una fiera e da lì scocca la scintilla, uniscono le loro capacità, ci aggiungono un pizzico di mitologia celtica e il risultato è quello che abbiamo davanti. Il seme della follia che dovremmo far germogliare e curare nelle nostre menti.

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