Recensione Il Treno

Bologna 1980-2010: un boato che da trent'anni non smette di riecheggiare

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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Questa certo che è una novità: una pubblicazione sul '68 scritta da qualcuno che nel '68 non c'era e che gli anni di piombo se li ricorda a malapena, dato che allora poteva ancora concedersi il lusso di giocare a fare la guerra con indiani e cow boy di plastica.
De Il Treno ne avevamo davvero bisogno, di superare quei momenti tragici con la forza di uno sguardo limpido e non annacquato da liquami ideologici. Dopo innumerevoli atti apologetici da parte di una tradizione tipicamente marxista, convinta che dietro il gruppo delle BR ci fossero soltanto "compagni che sbagliano" e un terrorismo nero mai condannato con forza, né con la violenza delle sentenze giudiziarie (Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Bologna) e nemmeno con la pubblica manifestazione della connessione tra gruppi terroristici e le maglie dell'apparato statale.
Gli anni Settanta sono stati anni durissimi per il Paese, per il suo equilibrio psicofisico: tutto pareva come paralizzato, la macchina politica inerme, l'economia in caduta e le frange estremiste extraparlamentari in fermento per destabilizzare il cammino verso la maturità democratica. Le vittime furono innumerevoli, tra stragi e attentati individuali, calcolate secondo un numero pari alla guerra civile dei primi anni '20, quella che infine condusse al potere il Fascismo.
L'autore de Il Treno, fumetto pubblicato dalla Rizzoli-Lizard nel corso dell'Estate, a trent'anni esatti dall'attentato alla Stazione di Bologna, fa sforzo immaginativo per richiamare l'atmosfera di quegli anni, ricercando materiale concreto, vicino al quotidiano di milioni di italiani, affidandosi a spezzoni di giornali radio, prime pagine o telegiornali. Andrea Laprovitera, sceneggiatore e saggista, firma il soggetto de Il Treno, ideando una struttura narrativa assai valida che unisce gli eventi romani della fine degli anni sessanta, tra occupazioni universitarie e scioperi operai, alla strage del 2 Agosto 1980 nella Bologna che partiva per le vacanze. I disegni sono dell'illustratore Andrea Vivaldo, il quale aveva già concesso la propria matita per un fumetto sul disastro aereo di Ustica.
Così assemblata la squadra e delineato il soggetto storico, i viaggiatori possono salire in carrozza e la locomotiva marciare finalmente lungo i binari...

Militanza trasversale

Marco e Andrea condividono lo stesso appartamento all'interno di un condominio affittato agli studenti universitari. La convivenza li ha portati a maturare una stretta amicizia, ora, però, messa in pericolo da una ragazza, Sandra, della quale entrambi paiono esserne innamorati.
L'atmosfera cordiale tra i due sarà lentamente logorata da questa preda comune e la rivalità amorosa si trasformerà in rivalità politica nel turbinio di scontri e contestazioni del '68 romano, tra occupazioni della Sapienza e lotte con la polizia (citate nel fumetto il momento clou delle lotte a Valle Giulia: alla crudezza dei pestaggi e delle cariche delle forze dell'ordine, Laprovitera associa l'anatema scagliato contro gli studenti da Pasolini: "quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti, perchè i poliziotti sono figli di poveri"). Nel momento in cui Sandra e Andrea ingrosseranno le fila delle proteste d'area comunista e non violenta, Marco si unirà ai giovani della destra extraparlamentare dell'MSI, prendendo parte a tremebondi assalti notturni a giovani dell'altra fazione.
Per quanto la tematica delle occupazioni universitarie sia di stretta attualità, gli elementi attuali hanno un carattere diametralmente opposto a quello di fine anni sessanta: laddove allora si anelava una scuola libera, moderna e aperta a tutti (il boom economico aveva aumentato il numero d'iscrizioni all'insegnamento universitario che fino a quel momento era riservato all'elite borghese), mentre in questo 2010 si vuole preservare l'organizzazione amministrativa e didatticadi allora, ritenendo insufficienti gli sforzi governativi per riformare l'insegnamento universitario.
A partire anche solo da queste considerazioni di carattere storico/ideologico, si può ben intendere la preziosa testimonianza di un fumetto come Il Treno. L'indubbio valore è quello di presentare i fatti della ribellione sessantottina e quelli dell'Autunno caldo del 1969 attraverso tre personaggi assolutamente verosimili, diremmo parte di quella massa di giovani che con tali eventi ebbe - deliberatamente o meno - a confrontarsi: il ricorso a stralci di giornali radio o articoli di giornali evidenzia la dimensione quotidiana/cronachistica della narrazione di Laprovitera, lontana quindi da una visione a posteriori e macroscopica invece alla base di molte inchieste storiche. Il '68 ha quindi significato un momento di forte cesura per il paese, ma ha anche impresso un forte calco civile e ideologico nelle vite di molti studenti.
L'idea globale dell'opera è quella di scandagliare gli elementi di attrito sociale e odio politico che hanno condotto alla stagione terroristica, il cui epilogo si fa risalire all'attentato di Bologna del 1980. Ed è proprio in quel nefasto 2 Agosto che i tre amici, dopo dieci anni di lontananza, si danno appuntamento nella capoluogo emiliano. L'esito dell'incontro non avrà, come presumibile, esito felice: un ulteriore prova dell'impossibilità di condurre un'esistenza normale, lontano dalla Storia. Come è possibile vivere nell'ignoto, all'interno del ribollire quotidiano fatto di cambiamenti e radicali scontri? Come scappare da essa se è la Storia stessa a condizionare le nostre vite, scandire gli anniversari, i momenti tristi e i momenti gioiosi, i successi e gli insuccessi, la passione degli ideali e l'ideologia dell'annichilimento avversario?

Il carbone del ricordo

Il lato tecnico è, come detto in apertura, affidato ad Andrea Vivaldo. Egli sceglie un affascinante carboncino a partire dalla copertina del fumetto in cui una fila di binari si perde nel bianco dell'oblio e in lontananza emerge soltanto un tragico fumo che sale violento verso il cielo.
Le tavole interne appaiono altrettanto intense sul piano registico e della scelta di cromie e sfumature, cariche di dettagli e ben proporzionate tra baloon e disegni. Peccato per la resa dei volti, in talune vignette davvero abbozzati e poco studiati: un vizio derivante dal tentativo di caricare in maniera eccessiva le espressioni emotive tali da farle risaltare sul mutismo e sulla disperazione dei tre protagonisti.
Si può dire, però, che nella globalità il disegnatore ha fornito una valida prospettiva grafica alla sceneggiatura di Laprovitera, la quale rimane certamente la priorità nell'economia de Il Treno.
Tale rapporto viene rimarcato anche dal colore delle pagine nelle diverse sezioni del fumetto: bianco per gli eventi degli anni sessanta, grigio per quelle inerenti alla rimpatriata del 2 Agosto 1980.

Intervista a Paolo Bolognesi

Il treno conserva in appendice un'intervista a Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione parenti vittime della strage di Bologna, a cura di Dario Folchi.
Bolognesi perse la suocera quel tragico giorno, il figlio, la madre e il suocero ne uscirono solo feriti mentre attendevano il suo ritorno dalla Svizzera: il treno era in ritardo - ricorda - tre ore in tutto. Da radioline gracchianti arrivavano voci di un'esplosione alla stazione di Bologna. Forse una caldaia. O forse un attentato...
"Molti bolognesi un pò in là con gli anni dividono la storia della città in 'prima' e 'dopo' la strage. In effetti credo che sia così. Tra tutte, una cosa è cambiata radicalmente nel modo di vivere la città, dopo l'attentato alla stazione: è la stazione stessa. Prima del 1980 era un punto di ritrovo e riferimento, ci si davano appuntamento i ragazzi che 'tiravano tardi'. Dopo lo spettacolo al cinema, o comunque verso le 22, si andava alla stazione a fare uno spuntino, bere qualcosa".

Il Treno La prepotenza della Storia che irrompe nelle vite di tre ventenni, protagonisti attivi del sessantotto universitario e dell'Autunno Caldo. La prepotenza di una stagione terroristica che ora pare lontana, ma che ancora brucia nel petto di coloro che per stragi e attentati hanno perso un parente, un amico, un collega. Uno squarcio nel petto ancora non placato per l'assenza di condanne definitive da parte della magistratura nei confronti di attentatori e mandanti. La prepotenza della Storia che perseguita i protagonisti della vicenda, idealmente il popolo italiano intero, usciti provati dall'esperienza terroristica e destabilizzati infine dall'attentato alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980. La prepotenza infine del mezzo fumetto, dell'acceso dinamismo di dialoghi, delle serrate vignette. Un modo per non dimenticare. Per chi c'era e per chi non c'era: per non cadere negli errori passati, per evitare quelli futuri, per rinnovare la propria coscienza e il proprio impegno civile.