Recensione Iron Man: il demone nella bottiglia

Un viaggio nel passato a riscoprire Iron Man

Articolo a cura di

Antefatto

Visto il grande successo al botteghino del film dedicato al vendicatore corazzato la Marvel Italia dedica un numero 100% Marvel al suo "Testa di Ferro".
Un ottimo punto di partenza per i neofiti attratti dall’avventura del grande schermo e un tuffo di passato per i più nostalgici.
Il demone nella bottiglia raccoglie le storie pubblicate sulla testata americana del personaggio a partire dal marzo 1979 fino all' ottobre dello stesso anno.
Su Iron Man troviamo all'opera: David Michelinie ai testi, John Romita Jr. ai disegni e Bob Layton (chine e copertinista), un trio in effetti che molto ha apportato alla Casa delle Idee
David Michelinie per intenderci è il co creatore di un certo Venom e Romita Jr. è ormai uno degli autori attualmente più apprezzati mentre Bob Layton è un “gregario” di lusso.

Se siete appena usciti dal cinema...

...e siete rimasti affascinati dal design tecnolgico di Iron Man qui potrete rimanere forse delusi. Non vi resta che considerare questo volume come una sorta di manuale archeologico per l'armatura di Iron Man.

La Storia

“Ci sono supereroi che rinunciano alla loro identità segreta in continuazione. Perché io non dovrei rinunciare a quella civile? Già, d’ora in poi non ci sarà più nessun Tony Stark! Solo...Iron Man!”.
Questo è il pensiero dominante di un Tony Stark nettamente in difficoltà e circondato da una marea di problemi.
La Stark International sta di fatto per essere scalata in borsa dal’organizzazione governativa di spionaggio del mondo Marvel, lo S.H.I.E.L.D., che vuole un controllo diretto sul suo principale fornitore di armi e in più, come suggerisce il titolo del volume, affiora il problema dell’alcolismo per Tony Stark.
Tony è un uomo in caduta libera che sembra trovare rifugio solo nella sua corazza iper tecnologica o nell’alcool, finendo col rinunciare in questo modo alla sua vita personale.
Una breve parentesi in apertura di album lo vede impegnato in una storia ecologista a fianco del Principe Namor (la storia “Il vecchio e il principe del mare”, un titolo dedicato a Hemingway) uniti grazie al classico stratagemma del Team Up, incontro-scontro, per sconfiggere la Roxxon, spietata multinazionale.
Ma pure Iron Man sembra non poter sfuggire alla legge di Murphy, l’armatura infatti è preda di costanti e imprevisti malfunzionamenti che in realtà sono atti di sabotaggio perpetrati da una nuova temibile nemesi Justin Hammer (introdotto per la prima volta nella serie proprio in queste pagine), industriale senza troppi scrupoli.
Infatti per riuscire a rubare un appalto internazionale alle Stark Intenrational, Hammer riesce a entrare nel sistema operativo di Iron Man e fa partire un raggio repulsore che va a uccidere l’ambasciatore del paese di Carnelia, sotto lo sguardo attonito e impotente di un Tony Stark, proprio il caso di dirlo, in scatola.
Ma Tony è un uomo dalle mille sorprese e grazie all’aiuto dei soliti e fidati amici, la Signora Arbogast, il pilota Rhodey, Bethany Cabe, Jarvis (maggiordomo dei Vendicatori), Capitan America e Ant Man riuscirà a risalire.

L'atmosfera e gli autori

La storia è in sé è realizzata in puro e classico Marvel style fine 70-anni 80, quello che per intenderci è Pop Comics.
L’eroe ha mille problemi, mille difficoltà, tocca il fondo e risale, ma siamo ancora molto lontani dalle cupe atmosfere di Frank Miller, qui un raggio di sole riesce sempre a entrare.
Una delle principali fonti d’ispirazione sembra essere il Batman televisivo anni 60 (quello di Adam West con la pancetta chiusa nel bat costume e tutti quei pow e caboom sovra impressi nelle scene di lotta).
Iron man che combatte a Las Vegas contro Blizzard, Melter e Whiplash sembra proprio essere uscito da lì.

Michelinie, Layton e Romita Jr. hanno fatto il loro onesto lavoro. Michelinie, ha tessuto una trama in maniera molto classica senza grandi innovazioni e rimanendo più lineare possibili (molti flashbak a riassumere tutto ma era un uso classico all’epoca, per impedire che la perdita di un numero comportasse l’abbandono della serie da parte del lettore). I dialoghi al lettore moderno possono apparire troppo diretti e molto prolissi.
Per quanto riguarda Romita Jr., il ragazzo qui era alle prime armi, doveva ancora maturare quel suo personalissimo stile che potete ammirare per esempio nelle pagine degli Eterni; su queste pagine non domina ancora magistralmente l'uso delle tavole e non le stravolge, si limita ad accompagnare semplicente il flusso narrativo imposto dal ritmo dell'autore. Forse subisce un po’ troppo le direttive Marvel e la personalità di Michelinie, veterano del comic doom.
Bob Layton fa egregiamente il suo quando inchiostra mentre nelle copertine compare il suo stile ricco di figure plastiche e tozze.

Iron Man: il demone nella bottiglia Come già detto è un ottimo punto di partenza per chi vuole avvicinarsi ad Iron Man ed è allo stesso tempo un ottima occasione per fare un tuffo rinfrescante nella Golden Age Marvellina, sia per i neofiti che per i nostalgici. Una buona lettura super eroistica senza picchi o vette narattive ma che resta godibilissima sotto l'ombrellone. Si rimane perplessi per il costo di 13 euro per una ristampa di 152 pagine che sembrano un po’ troppi, forse la Marvel poteva restare abbottonata nei 10 euro e con un piccolo sforzo rendeva tutti più felici.

6.5