Recensione Iron Man - Io sono Iron Man

L'adattamento ufficiale del primo film di Iron Man, sarà all'altezza delle aspettative?

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Dal 2008 in poi il nome Tony Stark (all’anagrafe Anthony Edward Stark) è sinonimo di due cose: Iron Man e Robert Downey Jr..
Quest’ultimo, grazie al suo carisma e alla sua faccia da “schiaffi”, ha portato alla ribalta uno dei personaggi chiave dell’universo Marvel degli ultimi anni e grazie ad una sapiente sceneggiatura, che non stravolge il personaggio ma lo adatta ottimamente al mondo della celluloide, unita ad un impeccabile regia (John Fraveau) il film è entrato a pieno diritto nell’olimpo delle trasposizioni riuscite. Catapultando l’eroe in armatura sulle bocche di tutti, trasformando il film in un vero e proprio blockbuster che ha riportato alla ribalta il turbolento Robert trasformandolo in uno degli attori hollywoodiani più richiesti degli ultimi anni.
Chi si è avvicinato al personaggio per la prima volta grazie alla trasposizione probabilmente non sa che all’inizio della propria carriera supereroistica Tony... pardon, l’armatura era anni luce lontana da quella sgargiante , luccicante, tecnologica e “tamarrissima” (in senso buono) versione del film e non era neanche oro e rossa. Per questo ci vuole un piccolo salto temporale ed esattamente dobbiamo andare, nell’ormai lontano, 1963, questo è l’anno di nascita di Iron Man: creato da Stan “The Man” Lee (ha davvero bisogno di presentazioni?!) e Larry Lieber (Thor, Amazing Spider-Man) ha preso forma grazie al talento amalgamato del duo mito dei comics Jack Kirby (Fantastic Four, The Eternals) e Don Heck (The Avengers, Flash). Agli albori l’armatura era un ammasso di ferraglia grigia, dalle forme sgraziate ed esteticamente discutibili che ricordava in tutto e per tutto dei grossi bidoni saldati insieme con un secchio adibito ad elmo (un po’ come la prima armatura costruita nel film ma ancora meno evoluta). Fortunatamente Tony è un genio e dal ’63 ad oggi ha cambiato centinaia di armature una più evoluta tecnologicamente e stilosa (per lui) dell’altra.
Torniamo al film, nel 2009 esce, l’attesissimo, Iron Man 2 che cerca di bissare il successo del primo capitolo e mamma Marvel prende la palla al balzo per subissare le fumetterie con uscite legate al cavaliere in armatura, tra queste troviamo il suddetto volumetto (in Usa uscito in due numeri) dal titolo Io sono Iron Man: contenente la trasposizione a fumetti del primo film (strano è che non l’abbiano fatta a suo tempo).

LUI È IRON MAN!

Tony Stark è uno degli industriali più ricchi, eccentrici e famosi di tutto il mondo e dalla vita ha tutto: donne, soldi, potere, notorietà e... tutto quello che vuole.
Il suo impero porta il nome di Stark Industries, fondate, dal padre, Howard Stark (deceduto) e dal suo socio in affari Obadiah Stane.
Le Stark Industries sono presenti e attive in svariati campi: dalle ricerche in ambito medico agli aiuti umanitari fino alla costruzione e alla vendita di armi belliche che sono la maggior fonte di guadagno della multinazionale.
In fatto di tecnologia e armi da guerra sono imbattibili e su ogni campo di battaglia e facile riconoscere i marchi di famiglia su accessori, gadget, lanciamissili e quant’altro.
Recatosi in Afghanistan per la presentazione di un nuovo tipo di arma rivoluzionario, nello spostamento dalla zona di test al campo base (nel bel mezzo di una foto ricordo tra i soldati e il carismatico Tony) il convoglio di Jeep subisce un attacco. Nel giro di pochi secondi una pioggia di missili mette tutti fuori gioco, non dando neanche il tempo ai soldati di reagire e proteggere Stark.
Passa del tempo non precisato e il dolorante e fortunatamente ancora vivo Anthony si sveglia in una caverna: rintontito, dolorante e completamente ricoperto di bende su tutto il corpo. Appena sveglio scopre di non essere solo in questo angusto, umidiccio e sporco posto (lui è abituato a ben altri alloggi da un numero di stelle spropositato), ma non è solo, insieme a lui c’è il dottor Yinsen che spiega di essere anche lui un prigioniero. Prigioniero di chi?
L’attacco al convoglio era indirizzato a Tony, lui era il bersaglio ed era intenzione di questi, ancora sconosciuti, criminali rapirlo. Prima ancora di scoprire chi c’è dietro a tutto questo Yinsen deve dare spiegazioni su cosa diavolo ha attaccato al petto il nostro protagonista! Esattamente in pieno petto ha collocato un elettromagnete che impedisce alle schegge, penetrate nel corpo durante l’attacco, di raggiungere il cuore e uccidere il sorridente Tony.
Il magnete ha una durata ben precisa e per continuare a funzionare ha bisogno di una fonte di energia che lo tenga ben funzionante. Ancora prima di mettersi al lavoro i due vengono interrotti da Raza: il capo del gruppo terroristico chiamato “I dieci Anelli” responsabile del sequestro dei sue scienziati. Con le buone maniere, che distinguono i terroristi, Raza ordina di costruire un missile Jericho e in cambio risparmierà le loro vite.
I due “coinquilini”, ovviamente, non hanno intenzione di costruire il missile e si mettono all’opera sul reattore Arc miniaturizzato: un generatore elettrico di incredibile potenza atto ad alimentare l’elettromagnete. Per il momento la vita di Tony è salva, rimane di trovare il modo per uscire da quell’angusto posto (vivi!) senza realizzare la terribile arma commissionata da quel folle di Raza e dal suo gruppo di squilibrati.
Tranquilli, Tony e Yinsen sono o no due tra le menti più brillanti esistenti sulla faccia del pianeta? Tra i molteplici progetti (totalmente incomprensibili per i terroristi) c’è n’è uno che raffigura un’armatura grigia che se stiamo a guardare bene possiamo facilmente riconoscere...

IO SONO UNA TRASPOSIZIONE!

Peter David (Wolverine, Young Justice) ha la responsabilità di portare su carta, in quarantotto striminzite pagine, l’adattamento di un film di centoundici minuti circa... non proprio un compito facile. Il risultato finale convince a metà, la restrizione delle pagine è del numero di volumi ha portato David ha optare per una narrazione molto frettolosa e approssimativa rendendo certi passaggi chiari solo a chi a visto il film. Molti dialoghi sono identici alla sua versione originale e questo è un bene, quello che poco convince è la velocità con cui il tutto è narrato; sia chiaro che a fondo il problema non è dello scrittore, che come molti sanno è un vero e proprio professionista amato e venerato, ma, come già detto, è la natura stessa dell’opera che ha portato ad una semplificazione estrema d’obbligo per far stare tutto in due volumetti. Con molta probabilità se avessero esteso l’opera per tre numeri la storia e la narrazione ne avrebbero soltanto giovato, dando giusto un filino di spessore(che non guasta mai). Per il resto è scritto bene, i dialoghi sono fluidi e si fa leggere tutto d’un fiato fino alla fine.
Sean Chen (Wolverine, X-Men: The End) alle matite ci regala dei personaggi che ricordano la controparte reale senza mai essere foto realistici rimanendo sempre fedeli ad un tratto molto da comics, in poche parole fanno bene il loro dovere. Le vignette seguono un’impostazione molto ordinata (forse un po’ troppo) e regolare senza mai stupire o impressionare. Le scene d’azione (probabilmente un altro dei punti più difficili da raffigurare su carta) sono rese in buon modo da Chen che dimostra di essere un ottimo cartoonist e di meritarsi le attenzioni della Marvel. Peccato per la colorazione che sembra fare di tutto per appiattire dei disegni che, seppur buoni, non brillano per dinamicità (nessuno è perfetto!) e guardandoli viene da pensare che in bianco e nero sarebbero stati molto più belli di come sono a lavoro ultimato. La copertina di Adi Granov, (The Amazing Spider-Man 568, Iron Man: Viva Las Vegas) illustratore particolarmente legato all’uomo di latta, risulta un vero e proprio specchietto per le allodole (tecnica che non stupisce più di tanto i Marvel fan che ormai ci sono abituati), peccato che manchi, all’interno, la seconda.

Iron Man - Io sono Iron Man In conclusione “Io sono Iron Man” è un fumetto mirato a chi si è perso il primo film (rimediate guardando direttamente il dvd) o a chi non si perde niente, ma proprio niente, dell’eroe in armatura. Un prodotto discreto che fa del prezzo irrisorio (3,30 è più che accettabile) e della copertina, di forte richiamo, le sue armi vincenti... anche se a conti fatti non vince niente. Consigliato solo ed esclusivamente a chi ha amato e ama alla follia il film (sapete comunque a cosa andate incontro) e ai veri collezionisti del nostro sciupa femmine preferito. Ultima cosa, è curioso vedere come questa volta la situazione si sia ribaltata, di solito è la contro parte cinematografica a non raggiungere la qualità dell’originale cartaceo invece qua, ironia della sorte, ci troviamo tra le mani un vero e proprio caso di “ruoli inversi”. E’ proprio vero, da un grande film non derivano grandi adattamenti.