Recensione Jim Morrison

La Biografia a Fumetti di una delle più grandi rockstar di sempre.

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Testi di Fabio Succi Cimentini Chiedi chi erano i Doors. Della gloriosa seconda metà dei Sessanta, l'epoca che ha visto lo sconquassamento dei valori e la nascita delle rockstar come nuovi eroi rappresentativi e archetipici, il gruppo voce-chitarra-organo-batteria ormai resta alla memoria della nostra generazione come il contenitore di un altro nome: Jim Morrison. Li vediamo ancora in giro i poster nelle camere di ragazzi e ragazze dallo spirito alternativo, le magliette con la sua faccia stampata in bianco e nero, i capelli lunghi ad incorniciare gli occhi scuri intensi di uno che sembra davvero guardare oltre. E se l'uomo Morrison si è spento a ventisette anni in circostanze ancora torbide, il simbolo che è diventato è forse la più ambigua e complessa tra le rockstar votate all'eccesso (e molte finite in morte prematura ) che si sono seguite in quegli anni.

Carismatico, schivo, ombroso, autodistruttivo ma anche poeta, sperimentatore artistico, cresciuto tra le letture di surrealisti e maledetti, tra i primi a stabilire collegamenti tra il libro e la musica: Morrison è rimasto vivo tra i simboli del rock proprio per una via di mezzo tra il suo fascino e la complessità della sua figura. Più di Jimi, [più di Janis e di Brian Jones], nell'immaginario collettivo è La Rockstar. Così arriviamo all'ultima pubblicazione di BD edizioni: la graphic novel in bianco e nero Jim Morrison - La biografia (in originale il titolo è il più rivelatorio Jim Morrison, Poète du Chaos), del duo francese Bertocchini-Jef, rispettivamente sceneggiatore e disegnatore. L'opera tenta di ricostruire la vita del Re Lucertola, o forse il suo significato nel tempo, o forse di creare un racconto simbolico: vediamo più nel dettaglio.

Frederic Bertocchini è giornalista e sceneggiatore da diversi anni, sa quindi come impostare una storia: il suo è un modo di raccontare asciutto e sintetico, che s'abbandona a poche digressioni, a pochi dettagli e nessuna distrazione. Affida tutta la narrazione alla voce narrante di Morrison stesso, attraverso una cornice sia irrisolta che affascinante: in un bar di Parigi nel '71, presumibilmente poco prima della giornata fatale, un incontro casuale porta l'ex-stella dei Doors a ricordare un attimo di infanzia, "di certo, il momento più importante della mia vita", in cui osservando il cadavere di uno sciamano indiano avrebbe accolto la sua anima dentro di sé. Un salto temporale porta al '57, coi primi rapporti del giovane James col demone dell'alcool, poi di nuovo a quella serata del '71, e nuovamente indietro alla scoperta del ragazzo di dover di nuovo cambiare casa per seguire gli spostamenti di lavoro del padre. Lo spaesamento, suggerisce Morrison e tramite lui Bertocchini, non solo porta al rapporto unico fra il ragazzo e la letteratura, ma specialmente lo rende uno spaesato di fatto, un'anima inquieta condannata all'eterna insoddisfazione. Il racconto continua in un rimpallo temporale di giovinezza ed età adulta esplorando le tappe principali della vita di Morrison: i rapporti con le donne, la nascita dei Doors, i guai con la legge, la vita intellettuale e musicale dell'epoca. Ne mostra l'inquietudine, l'incapacità di tenersi stretto qualcosa, la condizione di eterno fuori posto; e si conclude (spoilers!) riprendendo la scena dello sciamano, questa volta senza parole, proprio dopo che Jim è partito per Parigi lasciando il gruppo.

La scelta di non mostrare il momento topico della vita di Morrison, la morte, è sicuramente interessante; contribuisce a rendere il racconto asciutto e poco incline all'emotività. Il tono di tutto il racconto è distante, onirico, aiutato dal disegno di Jef. E' quasi un flusso di coscienza o un trip nell'interiorità dell'uomo Morrison, uno studio del personaggio attraverso i momenti salienti della sua vita. Lo sceneggiatore è essenziale, quasi all'estremo: dosa citazioni di Morrison, suoi resoconti dei fatti, dialoghi asciutti. Usa molti punti di sospensione per aumentare le sfumature del racconto e il suo tono da dormiveglia sceglie più di supportare la forza dei disegni che non di offrire una propria interpretazione o un nuovo livello di lettura attraverso i testi. Lo studio di una vita, abbiamo detto: né più né meno, e questa è la forza e il limite dell'opera. Quantomeno dal punto di vista della sceneggiatura: il tutto diventa allora una biografia, un'introduzione sintetica al personaggio Morrison e praticamente solo quello. Ci sono molti temi che affiorano all'orizzonte: il clima sociale degli anni '50 e '60, l'impatto della guerra in Vietnam, il ruolo e significato del rock e delle controculture, l'archetipo della rockstar e perchè sia diventata proprio essa l'eroe per eccellenza di quegli anni, la posizione delle droghe in tutto questo quadro, l'influenza dei Doors e delle ambizioni poetiche di Morrison sulla musica, e così via. Affiorano ma, in pratica, vengono solo lasciate intuire. Allo stesso modo c'è troppa essenzialità perchè la vicenda autodistruttiva possa diventare universale e simbolica: è la storia di un uomo, di uno specifico uomo e nulla più.

Il punto di forza diventa allora il disegno di Jef, un nome da seguire: bianco e nero, pieni e vuoti, forti contrasti che spezzano il realismo e proiettano tutta la vicenda di Morrison in una dimensione onirica e sfumata. Il disegnatore predilige tavole ampie, spesso prive di bordi e molto espressive: si può dire che, quasi più che i testi, siano esse la forza espressiva maggiore del racconto; danno un'ulteriore dimensione comunicativa all'universo di Morrison, fatto di inquietudine e pochi sprazzi di luce. E' con le tavole di Jef che l'opera diventa, oltre che uno stringato succedersi di fatti e dialoghi, un'introduzione alla poetica ombrosa e inquieta di Jim Morrison. Introduzione che è tutta la chiave attraverso cui leggere La biografia a fumetti: il libro piacerà probabilmente a chi è incuriosito dal personaggio di Morrison e troverà una valida introduzione per poi potere approfondirne la vita su altri canali, o da chi è già fan del Re Lucertola e avrà davanti un'affascinante sintesi. Per i restanti, o per chi avrebbe voluto qualcosa di più ambizioso sull'epoca delle rockstar, potrebbe rivelarsi poco soddisfacente; ma se cercano qualcosa retto dalla bellezza e comunicativa dei disegni, potrebbero comunque dare una chance a Jef.

Jim Morrison una biografia sintetica scritta in stile asciutto e onirico, corredata da ottimi disegni. Consigliata a chi si sente affascinato dalla figura di Jim Morrison.

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