Recensione Jiraishin

Un poliziotto solitario, pronto a tutto per combattere il crimine, anche a oltre

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Jiraishin

Jiraishin è un manga poliziesco ma non aspettatevi il solito giallo investigativo: questo fumetto, edito in Italia dalla Star Comics, è ben più complesso e ricercato. L’autore, Tsutomo Takahashi, nella creazione di questo lavoro si è ispirato all’Hard Boiled, genere abbastanza conosciuto in Giappone.

Cos'è l'Hard Boiled

Si possono riconoscere diverse caratteristiche all’interno di Jiraishin che riconducono all’Hard Boiled. Dall’indirizzo poliziesco della serie alle ambientazioni metropolitane (in questo caso le classiche città nord americane sono state soppiantate dalla prefettura di Shinjuku a Tokyo). Queste caratteristiche non sono casuali e sono fondamentali ai fini narrativi. Questi scenari, associato al contesto poliziesco (ma soprattutto criminale) in cui si muovono i personaggi, vengono sfruttati per fornire agli autori l’occasione di presentare situazioni al “limite”: degrado e violenza sia a livello fisico che psicologico.
È un genere improntato all’introspezione dei personaggi e della psiche umana e non all’azione. Vengono affrontati spesso temi universali e fondamentali per l’uomo (lealtà, amicizia, onore) e la società nel contesto urbano. Difficilmente si possono trovare nette distinzioni fra buoni e cattivi in questo genere, anzi spesso i ruoli si ribaltano rispetto ai normali canoni, proprio per seguire la complessità della mente umana, dove bene e male non possono essere divisi semplicemente ma sono spesso legati fra loro.
L’Hard Boiled nasce come una corrente narrativa di rottura, volta a denunciare condizioni e situazioni spesso inumane che si potevano trovare nelle grandi metropoli negli anni ‘30-’40. Nel corso degli anni è comunque stata rivista e aggiornata, rimanendo sempre fin troppo attuale, sia in campo cinematografico che letterario. In campo fumettistico bisogna citare Sin City di Frank Miller, ma spostandoci ad oriente anche i racconti Hard Boiled di Taniguchi(editi in Italia dalla panini, in una raccolta: Tokyo Killers).

Il fumetto

Dopo questa premessa dovuta sull’Hard Boiled possiamo passare a parlare di Jiraishin. Takahashi appoggia tutto il suo fumetto sul protagonista principale, uno dei migliori che mi sia mai capitato di incontrare in un manga. Kyoya Iida possiede un incredibile carisma ed esercita un forte fascino, merito dell’incredibile sicurezza e freddezza che l’autore riesce a far trasparire dalle proprie tavole. Kyoya è un ispettore di polizia che si dedica completamente al suo lavoro. Privo di famiglia, gli unici legami che ha sono all’interno del corpo di polizia. Iida non si ferma davanti a nulla per svolgere il suo lavoro, nemmeno dover mettere in gioco la propria vita o quella di altre persone lo blocca. Per lunghi tratti di racconto Iida sembra una macchina, un essere che non tradisce un emozione verso nessuno o manifesta un dubbio. A volte pero l’autore al termine delle varie vicissitudini (quindi una volta calata la tensione) sembra quasi voler ridare fiato al suo personaggio, facendolo rifiatare. In quei momenti tramite una parola o un gesto Iida mostra una sensibilità maggiore di quella che si può essere portati a credere (una sensibilità comunque strana rispetto al normale, ma presente), lasciando cosi il lettore stranito e pensieroso sul significato della storia e il comportamento del personaggio.

Takahashi ha strutturato il suo lavoro in episodi autoconclusivi, legati solo da una discreta linea cronologica degli avvenimenti. Non è possibile nemmeno aspettarsi altro d’altronde, dato che Kyoya Iida non possiede una propria vita privata da portare all’interno del fumetto come legante fra i vari albi. La sua dedizione al lavoro può portare al fumetto solo indagini su indagini che puntualmente finiscono e si chiudono per lasciare il posto alla successiva.
Gli episodi hanno tagli diversi fra loro, si va dalle poche decine di pagine fino a quelli più complessi dove si arriva anche ad un intero albo dell’edizione italiana, i volumi variano da un minimo di 210 pagine ad un massimo di 250 a seconda del materiale usato.
Takahashi non è sicuramente il miglior disegnatore sulla piazza come dimostrano ampiamente i primi numeri di questo manga, ma possiede un tratto particolare e personale che si adatta molto bene con le tinte cupe di questo prodotto. Jiraishin si contraddistingue per il tratto realistico e relativamente semplice: visi puliti ed espressivi di cui croce e delizia sono gli occhi, nelle prime tavole non si poteva fare a meno di notare le molte imperfezioni per questo particolare. Con il passare dei numeri pero l’autore è riuscito a correggere il tiro, aumentando la qualità generale dell’intero prodotto: scenari e sfondi, scene dinamiche e design dei personaggi.
Ma in realtà Tsutomo Takahashi riesce a dare il meglio di se nella realizzazione delle varie storie e nella costruzione dei dialoghi, questo è il punto forte di Jiraishin. Infatti le avventure dell’ispettore Kyoya non sono per nulla semplici e banali, per entrare nel giusto spirito di lettura e necessario abbandonare la fretta e trovare il giusto tempo da dedicare ad ogni episodio.

Jiraishin Jiraishin non è un fumetto accessibile a tutti, può essere letto in maniera veloce e leggera e comunque attrarre il lettore inizialmente per la presenza di scene forti, ma in questa maniera non riesce ad esprimere nemmeno la meta delle proprie potenzialità.. Takahashi ha ideato un fumetto maturo, le scene più crude e violente non sono fini a se stesse, ma hanno lo scopo di scuotere il lettore. Se cercate un fumetto leggero e divertente cambiate tranquillamente mire, se invece cercate qualcosa di forte e anche impegnato con questo manga potrete far centro.