Recensione Kagemusha: il terzo guerriero ombra

Quanto del nostro percorso di vita dipende dalle nostre scelte?

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Homo faber fortuna sua?

Quanto del nostro percorso di vita dipende dalle nostre scelte? E quanto da fattori esterni alla nostra volontà? Nel giudicare il valore di questo manga bisogna partire da questo, perchè altrimenti ne verrebbe fuori una lettura superficiale, come ci è capitato di leggere navigando qua e là in internet. K Kagemusha si inserisce pienamente nel filone storico per eccellenza dei manga. E' il 1567 e Kyonosuke è il figlio di un goshi, ma di fatto è destinato fare il contadino e occuparsi delle risaie. Ha una ragazza a cui è affezionato, ma appena trova l'occasione di poter ambire a qualcosa di più, lascia il villaggio. Per caso, si scopre che assomiglia molto a un signorotto locale che ha bisogno di un kagemusha. Un kagemusha (ne ha fatto un film anche il grande Akira Kurosawa) è un sosia, e in un'epoca di battaglie quotidiane è un elemento prezioso. La china scorre nervosa per le pagine raggiungendo una certa qualità soprattutto nel secondo volume e in generale nelle inquadrature più ampie, che rendono bene le espressioni e le intenzioni dei personaggi. Prevalgono le campiture omogenee di grigi e le puntinature a sporcare e rendere più vivido un disegno in altri casi appena funzionale. L'edizione italiana è curata. Adeguata la traduzione tranne in alcuni casi.

Ambire, soffrire, sperare, temere

Quasi ogni capitolo vede il nostro protagonista passare dalle stelle alle stalle e viceversa. La domanda, il peso che si porta dietro (ma che a quanto pare tanti lettori non hanno colto) è: "mi sta andando bene? ho fatto bene ad essere ambizioso? e se me ne andassi?". Di volta in volta è costretto ad aggiustare il tiro, fino a desiderare solo cose semplici (prova persino il desiderio di tornare a lavorare la terra e a stare con suo padre e suo fratello!). Quello che non viene colto -e ciò avviene per motivi culturali- è che fare il kagemusha non è come fare l'impiegato di un'azienda contemporanea. Fermo restando che pure il nostro mondo è pieno di ricatti e mobbing, formalmente inculchiamo nei giovani il concetto di libero arbitrio alla Ulisse. Piuttosto però il mondo, e in questo caso il Giappone dell'era classica, è tutto un gioco di yakuza e mafiosetti varii. Un manga come Kaiji farebbe bene a tanti. Il kagemusha non si limita certo a conoscere e imitare un'altra persona. Vuol dire doverne condividere il destino, nei dolori e nei piaceri (e piaceri, anche quelli più promiscui, sempre nei panni di un'altra persona, "lavorando" quindi per 24 ore). Ma se nel primo volume la cosa si stempera nella condivisione del destino con altri due "colleghi" kagemusha, il precipitare degli eventi del secondo rende la cosa profondamente drammatica e avvicente. Ma risulta drammatica ed avvicente se si parte dai preupposti su menzionati. Altrimenti -al di là degli effettivi colpi di scena- a tanti la cosa può sembrare pretestuosa. Pretestuosa nel senso che nella cosiddetta realtà, una persona sarebbe riuscita a svincolarsi dalla situazione qualora non gli fosse andata a genio. Precisiamo, ci sono alcuni istanti -pochissimi- in cui una decisione precisa potrebbe cambiare il corso degli eventi, ma una minima ambizione o un tergiversare rende poi il sentiero obbligato, come camminare su un filo di lana.

Personaggi da storia epica, non da romanzo borghese

In tutto questo i personaggi secondari non hanno tempo di sviluppare un'approfondita psicologia, ma sarebbe persino fuori luogo. I personaggi positivi ci lasciano un barlume di speranza. Quelli negativi invece ci contorcono lo stomaco (e sarà un vero crescendo fino all'ultimo cattivo, autentica estati della malvagità). In tal senso Kagemusha si presenta come un classico manga storico, la cui storia non ha nulla da invidiare a quelle raccontate nel grande Vagabond.

Kagemusha E' una lettura obbligata per gli amanti dell'era sengoku. E' un seinen asciutto e puro, godibile da chiunque disposto a seguire quella che protrebbe essere una storia vera. "Gli uomini non possono tornre indietro dalla strada da cui sono giunti. La vita che si scelgono viene inghiottita completamente dal mare in tempesta presentato dai cambiamenti storici. Il corso della vita degli uomini è un sogno effimero".

8.5