Recensione Keiji il magnifico

Nel Giappone del XVI si scontrano i migliori guerrieri dell'epoca...

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Keiji il Magnifico

Ci sono alcuni autori di manga, anche tra i più famosi, che si dimostrano per lo più assolutamente incapaci di variare il proprio tratto e lo stile della narrazione al punto di far sembrare ogni opera simile all'altra. Il caso più eclatante è quello di Adachi, che da anni ci racconta la stessa storia interpretata dagli stessi, identici protagonisti (per la protagonista femminile sono giusto previste 2 o 3 varianti unicamente per quanto riguarda l'acconciatura, che varia dai capelli corti e sbarazzini a quelli lunghi, da brava ragazza giapponese), ma anche altri mangaka come Ikegami, Hojo, la Takahashi, Katsura denotano la tendenza a riproporre sempre modelli simili.
Nel novero possiamo aggiungere anche Tetsuo Hara, che dopo "Hokuto no Ken" non è più riuscito a liberarsi dell'ingombrante ombra del guerriero dalle sette cicatrici, al punto che per superare il problema...è tornato a disegnarlo! In questo articolo, tuttavia, tratteremo di una sua opera precedente, "Hana no Keiji", arrivato nel nostro paese col titolo di "Keiji il Magnifico" ad opera della Star Comics.

Un po' di storia

Le vicende sono ambientate in piena epoca Sengoku (1467-1568), uno dei punti di svolta dell'intera storia giapponese, nota per le sanguinose guerre civili che la martoriarono, ma dalla quale emerse la figura unificatrice dello Shogun, che avrebbe guidato il paese fino al XIX secolo.
Il primo a fregiarsi del titolo di Shogun fu Oda Nobunaga, che riunificò il paese con la forza delle armi ma morì troppo presto per giovarsi del potere acquisito: a lui succedettero due suoi ex-vassalli, Hideyoshi Toyotomi prima e Ieyasu Tokugawa poi, che rafforzarono e resero stabile l'istituzione dello shogunato (la famiglia Tokugawa detenne le redini del potere fino alla fine dell'epoca dei samurai).

La Trama

Ambientata principalmente sotto il regno di Hideyoshi Toyotomi (1582-1598), la storia narra le vicende di Keiji Maeda, membro della potente famiglia Maeda, una delle più importanti del Giappone di allora. Keiji è un samurai ma anche un kabukimono, vale a dire uno a cui piace attirare l'attenzione vestendosi in modo bizzarro e comportandosi in maniera inusitata, generalmente dimostrando assai poco rispetto per l'autorità: nonostante questa sua eccentricità, Keiji rimane sostanzialmente un samurai, uno dei più grandi della sua epoca, che adora sopra ogni cosa la battaglia e vive secondo i principi dell'onore ma anche dell'amore e dell'amicizia. Terribile e spietato con i nemici, Maeda è capace di provare un amore senza fine per i suoi amici, verso i quali è fedele e leale fino alle estreme conseguenze. Ora non pensate subito che si tratti di una storia gay, qui si parla di amicizia virile tra maschi: infatti quando non è impegnato in una guerra al nostro Keiji piace spassarsela con le donne, è sempre circondato da geishe e trascorre gran parte del suo tempo nelle case di piacere e nel corso della serie più di una gli rapirà il cuore.
Lasciandosi guidare dal proprio cuore e da un profondo senso dell'onore, Keiji finisce per prendere parte a tutti i più importanti avvenimenti di quegli anni, così come a venire in contatto e a guadagnarsi il rispetto di tutti i principali protagonisti di quell'epoca di guerre, a partire proprio da Toyotomi e Tokugawa.

Lo Stile

Nonostante la precisa e fedele ricostruzione storica, stiamo comunque sempre parlando di uno shonen manga, quindi gli autori si sono prese molte libertà per rendere il racconto sempre appassionante da seguire: non mancheranno quindi ninja con poteri magici, bizzarri avversari e situazioni improbabili, alternati a momenti comici o drammatici.
La sceneggiatura è di Keichiro Ryu, che tratteggia un bel personaggio, molto sopra le righe ma comunque sempre simpatico ed al quale è impossibile non affezionarsi; i disegni sono invece di Tetsuo Hara che non riesce a liberarsi delle scelte stilistiche adottate per Hokuto no Ken e finisce per creare un Keiji che, visivamente, appare identico al maestro di Hokuto, non fosse per il fatto che all'espressione seriosa di Ken si sostituisce quella sorridente e beffarda di Keiji.
Le proporzioni sono variabili come in tutti i manga di Hara: Keiji in genere è enorme (e quando è in sella al suo cavallo Matsukaze supera tranquillamente l'altezza di una casa), regge in mano una lancia titanica e falcia decine di nemici in un solo colpo. Lo stesso dicasi degli avversari ma anche degli amici, le cui dimensioni continuano ad aumentare o diminuire di vignetta in vignetta, a seconda del contesto (sta arrivando il capo dei nemici? Eccolo apparire come un colosso a cui i soldati normali arrivano al ginocchio! Keiji lo sconfigge ed eccolo alla fine piccolo come uno zoccolo di Matsukaze). A parte questo delirio prospettico e i soliti corpi da body builder derivati direttamente da Hokuto no Ken (fa troppo ridere pensare ad un giapponese del XVI secolo, epoca di guerre e carestie, grosso e muscoloso come Schwarzenegger: almeno in Ken si poteva dare la colpa alle radiazioni...), il tratto di Hara è comunque molto bello e dettagliato (scordatevi gli ultimi, orribili numeri del guerriero dalle sette cicatrici) e riesce a rendere in maniera egregia i visi fieri e senza paura dei samurai, per non parlare delle gnoccolone che affollano le varie pagine (in "Keiji il Magnifico" c'è un surplus di donne, anche se quasi tutte docili e sottomesse come ci si aspetterebbe da una donna giapponese del medioevo).
Per esigenze di sceneggiatura, poi, Keiji (pur essendo storicamente esistito) diventa un personaggio praticamente invincibile: lui è il più forte, il più fiero, il più geniale di tutti, è amato incondizionatamente da uomini e donne e per tutto il manga non trova un avversario alla sua altezza. Per fortuna, come detto, la sua caratterizzazione solare e allegra ce lo rendono comunque simpatico, nonostante sia di una perfezione da sfiorare l'inumano.
La serie consta di 18 volumetti da 200 pagine circa l'uno (il numero varia da 192 a 240), tutti estremamente piacevoli da leggere: la storia non cala mai di ritmo, anche se la continuity a volte soffre di qualche salto temporale. I primi volumi sono dedicati alle origini di Keiji e alla sua vita all'interno della famiglia Maeda, dove è odiato dal capofamiglia Toshiie per la sua eccentricità e legato da un amore impossibile con Matsu, la giovane sposa di suo zio. Una volta libero dai vincoli familiari, il protagonista comincia il suo vagabondaggio per il Giappone e la parte centrale del manga ci illustra le grandi guerre che segnarono il regno di Toyotomi, alle quali Keiji prende parte a volte come alleato, altre come avversario. Infine, nei fantasiosi ultimi capitoli entrano in scena i pirati coreani, gli spagnoli, i missionari gesuiti e il grande amore della vita di Keiji, col quale trascorre in serenità gli ultimi anni della sua vita, per poi spegnersi compianto da tutti nel 1611.

Keiji il magnifico Nel complesso "Keiji il Magnifico" è una serie storica/d'azione che merita tutta la nostra considerazione, sia per l'attendibilità e l'accuratezza della ricostruzione degli avvenimenti dell'epoca, sia per il fatto che riesce a proporli senza mai diventare pedante, grazie alla figura quasi mitica di Keiji. E' bellissima, in particolare, l'attenta ricostruzione della mentalità dei samurai dell'epoca Sengoku, spinti da motivazioni e da un particolare senso dell'onore che li spingeva ad agire in maniera che oggi appare bizzarra, ma anche incredibilmente affascinante.