Recensione Ken il Guerriero - Le Origini del Mito

La divina scuola di Hokuto, prima della guerra nucleare che porterà alle avventure del Kenshiro che tutti conosciamo.

recensione Ken il Guerriero - Le Origini del Mito
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Premessa

Quando giunse nelle nostre televisioni, ovviamente nei piccoli canali privati, la perla di Ken il guerriero, avevamo capito che ci trovavamo di fronte ad un vero salto qualitativo dei cartoni animati. Rispetto alla maggior parte dei prodotti dell'epoca noi piccoli fruitori ci trovavamo di fronte per la prima volta una storia in cui - a causa di un'ipotetica guerra mondiale nucleare - il mondo era finito in pieno degrado. Eravamo abituati a cattivi "della peggior specie", professori pazzi e quant'altro, ma ancora nell'animazione mancava la descrizione della pura violenza di una società in degrado: finiva l'era delle stucchevoli guerre stellari, incominciava (o reincominicava) la storia degli esseri umani visti come bestie (senz'alcun riferimento offensivo agli animali ovviamente). Il successo della serie è dovuto certamente all'invenzione dei punti di pressione, quasi fossero il vero protagonista, ma il tutto è all'interno di una serie che vive di un contesto di anarchia, in cui i guerrieri più forti cercano di ricavarsi il loro regno. I combattimenti trovano quindi piena giustificazione in un mondo in cui non si può certo fare appello a tribunali o forze dell'ordine.

Ma come portare tale ambientazione in un altro periodo storico, per l'esattezza negli anni '30 del Novecento, senza paura di snaturare la serie? Soprattutto: come giustificare i combattimenti? Combattere può ancor voler dire "salvare il mondo"?

Il contesto storico e i personaggi

Souten no Ken si appoggia ad un'epoca molto affascinante, in cui vengono alterati gli antichi equilibri di potere in Asia. A noi di certo sarebbe gelato il sangue se una storia di combattimenti fosse ambientata nel nostro borghesissimo novecento europeo. In realtà molti dei fattori che hanno creato pathos nella serie originale qui li ritroviamo esattamente, vuoi per il diverso ambiente, vuoi per la mentalità orientale (la stessa serie di videogiochi di Yakuza ce lo dovrebbe far ricordare). Abbiamo quindi mafiosi di tutti i generi, politici, terroristi, e ovviamente "semplici" cultori delle arti marziali. La storia si dipana principalmente a Shangai, porta per l'Occidente, teatro storico di tantissimi intrighi internazionali. La scelta di Tetsuo Hara appare consona, forse la migliore in assoluto.

Il Kenshiro zio di quel Hokuto no Ken ha diverse peculiarità, per certi versi più umano e meno apatico/buddista del nipote (colpa di certo della perdita della sua amata Giulia). Ken - persino lui! - a inizio della serie segue una vita abbastanza borghese: fa il professore universitario in Giappone. Ovviamente il richiamo dell'amata e il senso di amicizia lo butteranno in una storia di mafiosi, dove prima e poi verrà a contatto con tutta una serie di personaggi che cercano di tramare e massimizzare i propri profitti dai grossi fermenti politici dell'epoca.
Rispetto al "sequel" qui c'è meno carne da macelllo, i personaggi son sostanzialmente tutti delineati, ognuno con i propri distinti scopi: la varietà non è poca, visto che ci sono diverse fazioni in campo (dai comunisti cinesi agli ambasciatori francesi, bambine ebree...)

I veri uomini...

I veri uomini (muscolosi) vestono di seta (o da bamboccioni).
Ken è un po' spaccone e nel fumetto capita della comicità involontaria, soprattutto grazie al suo odorato finissimo, e al suo strambo modo di travestirsi (diciamo che non passa inosservato!).

I veri uomini (muscolosi) piangono a fontana
Nessuno dimenticherà i momenti di maggior pathos di Ken "apocalittico", ma in questo prequel le lacrime scorrono a fiume in piena: pianti di gioia e di dolore, pianti di amico, di amante, di bambino.

I veri uomini (muscolosi) ammazzano con stile e solo se gli garba.
In questo contesto, i cultori di arti marziali non sono interessati a crearsi il proprio regno (magari di terrore) tipo Shin e Sauzer. Il loro comportamento influisce nel corso della storia dei grandi eventi che scombussoleranno l'Asia. Purtuttavia ritroviamo spesso sentimenti tipici dei samurai vecchia maniera: vivere solo per combattere persone sempre più forti, esser riconosciuti come scuola d'arti marziale più importante...

I veri uomini pregano non solo davanti a paciosi Buddha, ma anche davanti ai cadaveri in agonia.
Souten no Ken rappresenta un vero unicum per diversi fattori. É forse l'unico manga in cui si delinea la questione etica all'interno delle religioni che conosciamo. Il tutto viene visto proprio dal punto di vista della loro essenza. Kenshiro riflette proprio sul crocifisso, seguendo un suo percorso formativo. É una cosa che non è mai successa precedentemente. Yulin Han, l'amata di Ken, è una fervente cristiana e l'intera storia potrebbe leggersi con un ottica cristiana. Fa anche capire come viene percepita la religione in oriente, senza nessuna banalizzazione.

Ok, c'è una bell'ambientazione e una bella storia, ma i combattimenti (e i disegni)?

L'ambientazione e di conseguenze i rapporti fra i vari gruppi politici che si affrontano condizionano fortemente l'ottica con cui il lettore si avvicina alle fasi d'azione. E qui abbiamo un seinen al 100% con combattimenti dettagliati e varie tavole di pura azione, ma senza molta comunicazione verbale: le mosse dell'Hokuto ci sono, ma senza sbrodolarsi in deficienti monologhi bellici. Non mancano guerrieri di varie scuole, sostanzialmente appartenenti alla Croce del sud (la vecchia nanto) e all'Orsa Maggiore (le varie scuole di Hokuto) che preservano la natura del personaggio Ken.
I disegni poi sono adattissimi alla serie: uno stile abbastanza sfuggente per definire i tratti di questi personaggi tragici, un altro stile più morbido per seguire le espressioni delle forti controparti femminili, che qui sono ben oltre che tenere fanciulle indifese e prive di volontà.

Ken il Guerriero - Le Origini del Mito Souten no Ken ci fa vedere l'hokuto in un mondo che non c'aspettavamo, credevamo fosse troppo moderno e borghese. In realtà ci regala una storia ricca di avvenimenti e di personaggi, che già in sé varrebbe la pena leggere, ma acquista un sapore maggiore in considerazione dei collegamenti al sequel, ma soprattutto alla storia ufficiale dell'Asia e a vari temi tutt'ora scottanti in Giappone (il colonialismo) e in Cina (la resistenza comunista).