Recensione Kiki Consegne a Domicilio

L'impegno e la felicità di diventar donna

recensione Kiki Consegne a Domicilio
Articolo a cura di
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Prima della streghetta Kiki nella filmografia di Hayao Miyazaki non si incontrano vere femministe.
Di quelle in minigonna e cartello a rivendicare la parità tra i sessi. Di quelle che di questi tempi insomma non se ne vedono più.
Per quanto donne forti e tenaci cavalchino le pellicole precedenti, lo stringere i denti diventa parte del loro essere a partire da una situazione di grave difficoltà. Ve la ricordate la Lana di Mirai Shonen Conan (Conan, ragazzo del futuro), fonte di coraggio in un mondo sventrato dal nucleare? O ancora meglio l'eroica Nausicaa, spirito guida del suo popolo dopo la morte del padre? O la pur fragile Sheeta di Laputa, detentrice, però, di un potere immenso? Fino a giungere a Satsuki e Mei de Il mio vicino Totoro, sospese tra ingenuità e forza d'animo lungo quel filo sottile che demarca infanzia e adolescenza?
Con Kiki Consegne a Domicilio tutto cambia per rispecchiare ancora meglio il credo politico del regista, arrabattato su posizioni progressiste. La protagonista lascia il nido paterno perchè costretta a diventare donna attraverso un lungo apprendistato lontano da casa: simbolicamente è l'abbandono di ogni forma di protezione (da parte del padre, del marito) per affermare la propria personalità all'interno di un mondo dapprincipio ostile.
La filmografia successiva stenterà a riprendere la morale su diritti e ambizioni della donna, pur proponendo figure femminili molto forti (Mononoke, Chihiro) e questo dovrebbe ben rendere l'eccezionalità della pellicola qui recensita, troppe volte considerata come film minore, esercizio registico tra i ben più celebri Totoro e Porco Rosso.

Dalle Alpi alle Piramidi

Kiki Consegne a Domicilio (Majo no takkyūbin) esce nei cinema del Sol Levante nel 1989, appena un anno dopo Tonari no Totoro, segno che Miyazaki e il suo team, quali infaticabili lavoratori, non avevano la minima intenzione di crogiolarsi al sole di una qualche località balneare del Pacifico.
No anzi, una veloce rilettura al romanzetto omonimo di Eiko Kadono, pubblicato in Italia da Kappa Edizioni, ed ecco il medesimo staff al lavoro su un progetto tutto nuovo, che alla fin fine non ha nulla a che spartire con quello precedente.
L'ambientazione anzitutto prende corpo all'interno di un arroccata cittadina dal forte sapore europeo: una collina dagli inalberati campanili sotto i quali spira l'odore di croccanti baguette, e il mare tutt'attorno da cui fluisce una salsedine tipicamente tirrenica. Fanno da modello anche Stoccolma e altre città nordiche, oggetto di un lungo viaggio da parte dello staff quando il film era ancora in pre-produzione.
Palpabile il cambio scenico, dove i boschi nipponici e il loro misurato crescere lasciano spazio ad organiche costruzioni architettoniche e tanta filosofia del vivere urbano. Perchè aldilà del Ghibli-pensiero, assai spesso bilanciato su posizioni ecologiste e tradizionali, in Kiki emerge una certa gioia, una raison d'etre, assaporabile solo nei frenetici rapporti sociali e nel caos motorizzato dei nuclei urbani d'oggigiorno.
A noi invece che di traffico e rumori assordanti ci abbiam fatto l'abitudine interesserà maggiormente notare come Miyazaki abbia voluto disegnare un'alternativa agli anni '50, in cui né la Seconda Guerra Mondiale, né la Guerra Fredda abbiano avuto luogo.
Ci credereste? Una seconda Belle Epoque anziché uno dei decenni più cupi della storia dell'Occidente.
Lo scoramento iniziale deriva naturalmente dalla confusione della protagonista, dal suo trovarsi (deliberatamente) all'interno di un universo a lei inedito. Poi il mondo le si spalanca di fronte, racchiuso nelle bonarie cornici di una madre premurosa, di una pittrice in evidente stasi creativa, di un ragazzino di nome Tombo che sogna di volare a bordo di un dirigibile, un cagnolone tanto simile al Nebbia di Heidi infatuatosi del gatto nero Jiji, compagno d'avventure della streghetta.

L'iniziazione della strega

Al compiere dei 13 anni ciascuna strega è chiamata a lasciare il nido d'infanzia dove ha sviluppato i propri poteri, nonché affinato l'abilità con la scopa. All'approssimarsi del periodo indicato per compiere il maturo viaggio Kiki scruta il cielo, s'intrattiene con le nuvole, dialoga con il vento. Poi ecco la radio rossa del padre rivelare il più recente bollettino meteo: la serata si prospetta tranquilla, un mucchio di stelle e una brezza che spira verso il mare.
E' in una località balneare che ella vuole recarsi per compiere il suo apprendistato e il suo percorso d'iniziazione. Questo mettersi in gioco, abbandonare casa e affetti è una costante di un po' tutte le culture di questo amato pianeta: c'è chi lo vive come un viaggio mentale in cerca della propria sessualità e dei valori fondanti, chi come un atto di coraggio e resistenza e chi infine come un dovere "istituzionale".
Miyazaki (e Kadono, l'autore del libro) lo vedono sotto quest'ultimo aspetto per la streghetta Kiki. La missione ultima? Regalare un sorriso ai mesti esseri umani, adoperare i propri poteri magici per il bene comune. E già che c'è magari apprendere pure un lavoro.
L'opera originale rimaneva intrisa di una struttura narrativa tutto sommato schematica composta di minute storielle a raccontare le diverse consegne che la protagonista avrà modo di fare grazie alla sua attività di spedizioniere a domicilio. Per quanto la sceneggiatura dell'adattamento cinematografico riprenda con simpatia tali divertite situazioni, essa non ci sta a portare avanti una trama priva di momenti salienti. Così alla titubanza iniziale seguono l'ambientamento e le prime amicizie, più avanti corrotte da un momento di mestizia e depressione che conducono infine alla perdita di buona parte della sua magia: dovrà fidarsi di chi gli sta attorno, ascoltare la voce del cuore, se vorrà riacquistare la propria abilità.

Giri di valzer

La tecnica dietro Kiki Consegne a Domicilio è magistrale. Con quale naturalezza lo staff di Totoro ha adeguato il proprio tratto in previsione di un cambio d'ambientazione così radicale; per la seconda volta è Kazuo Oga ad orchestrare la squadra di disegnatori dei fondali, pur non riuscendo a cogliere fino in fondo il dettaglio e la pacatezza del precedente film dello studio.
Al tempo stesso si nota un imperdonabile stacco tra personaggi in primo piano e elementi sullo sfondo, specie nelle fasi più concitate. Ma di fronte a un dispiegamento di forze così massiccio (ricreare i ritmi biologici di una grande città non è certo semplice), ad animazioni praticamente perfette e a una colorazione sempre evocativa, qualsiasi critica prende immediatamente una piega sterile.
Di pari impatto la colonna sonora affidata come sempre alle amorevoli cure di Joe Hisaishi, affiancato questa volta da un direttore del sonoro d'eccezione: Isao Takahata, regista di Una Tomba per le Lucciole e cofondatore dello Studio Ghibli. Quest'ultimo pensa alla città dove si trasferisce Kiki come pervasa da note di valzer, che possano ben restituire il carattere vissuto di tale agglomerato urbano. Il violino diviene dunque lo strumento privilegiato dell'ensemble fonico nel suo armonioso svolazzare, tipico tanto delle incursioni aeree a cavallo di una scopa, quanto dei sentimenti della streghetta sbattuti qua e là dall'incedere degli eventi.
Takahata dimostra grande coerenza nell'istruire Hisaishi ad arie ora gioiose ed eclettiche, ora malinconiche e striscianti: un unico strumento, un'unica impronta musicale per determinare una colonna sonora rigorosa e ottimamente disposta sulle pieghe della pellicola.
La soundtrack di Kiki Consegne a Domicilio si completa con una opening (Rouge no Dengon) e una ending (Ysashisa ni Tsusumaretanata), entrambe di Yumi Arai in quegli anni nel fiore dell'età e all'apice del successo come solista. Se la prima esce da una gracchiante radio annodata al manico della scopa e pare anticipare i temi del film (la lontananza da casa, la curiosità dell'esplorare, la scoperta dell'amore) con la leggerezza tipica delle canzonette; la seconda si slancia in un'ode al creato ("aprendo il sipario un tranquillo sole filtra tra gli alberi"), poiché ha avvolto con il suo amore la tenerezza di chi guarda il mondo con gli occhi di un bambino.

Il DVD italiano

Saltando a piè pari una release cinematografica nei primi anni 90, i diritti per una versione in lingua italiana sono finiti al termine del secolo nel calderone Buena Vista. Quest'ultima ha distribuito il DVD nel Novembre del 2002 sparandolo al prezzo di 26 euro, peraltro assolutamente indecoroso: primo perché l'adattamento dei dialoghi (curato da Gualtiero Cannarsi, avendo, però, le mani legate da direttive superiori) si basa sull'edizione americana improntata a una revisione pressoché totale dell'originale (inclusa l'eliminazione di un autoritratto di Miyazaki disperso tra la folla!), secondo perché l'edizione nostrana si rivela assolutamente scialba. Per il costo del DVD singolo ci si aspettava almeno un parziale restauro dell'immagine, un abbellimento sonoro e un cospicuo numero di extra (e invece compare il solo Storyboard, che interessa fino a un certo punto...).
Le sigle d'apertura e di chiusura vengono completamente riscritte e affidate alla voce di Gabriella Scalise: per quanto il risultato possa dirsi apprezzabile, storciamo sempre il naso di fronte a storpiature dell'originale all'interno di un'edizione che - visto il prezzo - si rivolge perlopiù agli appassionati.

Kiki Consegne a Domicilio Il dopo Il mio Vicino Totoro per Miyazaki è una novella destinata al pubblico infantile, che, però, serve al regista per riaffermare i propri sentimenti femministi. Kiki Consegne a Domicilio tratta del necessario apprendistato che una streghetta deve affrontare per poter diventare tale a tutti gli effetti: Kiki si trasferisce in una chiassosa città circondata dal mare e qui vive le gioie e i dolori di diventare grande. Qui sperimenta la difficoltà nel tessere leali rapporti sociali, il duro impegno lavorativo e financo l'amore. Cesellato da splendide animazioni e cristallini motivetti, il lavoro dello Studio Ghibli è ben più che un mero stuzzichino tra Totoro e Porco Rosso, ma una riuscita sperimentazione su temi e sopratutto ambientazioni ben diversi dai precedenti. Peccato per la scarsa qualità del DVD italiano: troppo esoso nel prezzo e troppo povero nei contenuti, s'attesta come l'ennesimo pessimo adattamento firmato Buena Vista che già aveva archiviato sommariamente il supporto digitale di Laputa e La Principessa Mononoke.

7.6