Recensione L'isola del tesoro - Il ragazzo rapito

Hugo Pratt corre a cercare la sua isola

Articolo a cura di
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Ricordo perfettamente, come fosse ieri, quando mio padre da una grande tasca della sua vecchia sahariana, come per incanto, tirò fuori un piccolo libro nero e me lo diede, dicendomi con un malinconico sorriso: "Un giorno anche tu andrai a cercare la tua isola... ma non preoccuparti se non la troverai subito; ce ne sono tante e quando sarà il momento la incontrerai".
Quel libro l'ho ancora con me. E' L'isola del tesoro, in una edizione abbastanza rara pubblicata da un editore di Londra, W. Heinemann Ltd.; fu inserito in una collana che prese il soprannome dato a Stevenson dai polinesiani: Tusitala, il narratore di storie. Poi mio padre se ne andò con il suo soldato di guardia kikuyo, che doveva ricondurlo nel campo di concentramento militare per i prigionieri di guerra italiani sulla strada di Harrar in Etiopia. Già era lontano quando si voltò ancora una volta per salutarmi, e gridarmi qualcosa che non riuscii a capire. Fu l'ultima volta che lo vidi.

Hugo Pratt

Tutte le grandi avventure si concludono sempre con un ritorno a casa. Jim de L'isola del tesoro, dall'Hispaniola vede la madre sventolare un fazzoletto dall'alto del promontorio. David de Il Ragazzo Rapito alla fine corre via, verso il suo luogo natale.
Hugo Pratt nel 1992, appena tre anni prima della scomparsa, può anche lui dichiarare conclusa la propria avventura, rendere omaggio al suo genitore che gli consigliò di partire alla ricerca della sua isola del tesoro. Eccola, Upolu, Samoa occidentali. E' qui, sulla cima del monte Vaea, che riposa il narratore di storie, Robert Luis Stevenson. L'isola del tesoro di Pratt si trova in questo minuscolo puntino del Pacifico, eppure il pellegrinaggio alla tomba del romanziere inglese rappresenta il coronamento di una vita, come uomo e come fumettista. Il pagamento del debito a chi più di tutti insegnò al maestro veneziano l'importanza di narrare avventure esotiche, storie magari non ricche di dietrologia, fondo psicologico o precetti morali, ma capaci di coinvolgere il lettore, entusiasmarlo, farlo sognare. A quest'ultimo ogni giudizio, ma ci sembra alquanto superficiale quell'analisi critica che denigra il romanzo d'avventura di Stevenson o di Verne, oppure il fumetto di Pratt sulla base di simili premesse.
Proprio l'autore di Corto Maltese si avvalse del proprio fiuto da viaggiatore nonché della sua profonda conoscenza sull'epopea piratesca per dare alle stampe nel 1962 un adattamento de L'isola del tesoro (seguito da Il ragazzo rapito, sempre di Stevenson) da pubblicarsi sulle pagine del Corriere dei Piccoli.
Ora entrambi i fumetti riscoprono le librerie della penisola grazie a Rizzoli Lizard: un edizione, quella qui recensita, di gran pregio, impreziosita di contributi inediti e di una serie di bozzetti dello stesso Pratt. Si tratta di un'opera doppiamente preziosa, perchè uscì quando Corto Maltese era solo una confusa idea: possiamo quindi pensare che il doppio confronto con la scrittura di Stevenson sia stata una importante molla per la creazione dell'eroe prattiano per antonomasia.

L'isola del tesoro

Uno dei classici della narrativa di formazione, l'avvincente avventura intrapresa da Jim Hawkins alla ricerca del tesoro di capitan Flint risulta ancora oggi avvincente. E' la turba adolescenziale ad avviluppare il lettore, la benefica paura dell'ignoto. Ma è anche l'incomprensibile differenza tra il bene e il male a rendere la lettura qualcosa di coinvolgente, l'ondivago schierarsi a fianco di Smollett, capitano dell'Hispaniola, oppure dalla parte di Long John Silver e la sua ciurmaglia di vecchi pirati di Flint. I due volti della natura umana irretiscono il giovane protagonista senza mai riuscire a sconfiggere la propria nemesi. Il fascino dell'avventura e il richiamo dell'esotico rappresentano i contrappunti finali all'eterogenea tavolozza de L'isola del tesoro.
La lettura che ne fa Pratt è sincera, figlia ovviamente di un rapporto di profondo affetto tra il fumettista e il romanzo di Stevenson. Non si notano giocolerie narrative e nemmeno una eccessiva preponderanza dei dialoghi, il futuro papà di Corto Maltese tende interamente la propria arte alla parvenza visiva. Lo stile è sovraccarico, le rughe sui volti sono evidenziate da molti segni a matita, stesso discorso per le pieghe delle vesti. La tensione è al massimo livello dietro ogni vignetta, come ci si aspetterebbe dalla girandola di scaramucce e inganni tra le scuderie avverse pretendenti al tesoro di Flint.
Hugo Pratt rilegge il romanzo senza nascondere le proprie simpatie per la fazione piratesca, per John Silver e i suoi sgherri: a loro dedica ampi spezzoni, ne ricalca la parlantina arguta, anticipa per certi versi l'istrionica ironia di Corto Maltese. Ai corsari dei Caraibi dedica inoltre una accurata indagine grafica, un insieme di bozzetti che hanno per oggetto la fenomenologia piratesca, estrapolata qua e là da altri libri letti da Pratt fin dalla tenera gioventù. Nonché dai racconti di viaggio di quel padre tanto adorato...

Il ragazzo rapito

L'altra storia racchiusa in volume è sempre a firma di Robert Louis Stevenson, ma non è certo famosa quanto L'isola del tesoro. Motivo per cui molti lettori saranno indotti a leggersi questo affascinante romanzo dopo aver sfogliato le pagine illustrate da Hugo Pratt.
Rispetto alle avventure di Jim Hawkins, Il ragazzo rapito presenta una maggiore varietà anzitutto in termini di situazioni: dalla campagna scozzese ai vittoriani edifici di Edinburgo, quindi un periglioso viaggio in mare a bordo di un brigantino e infine nuovamente nelle Highland inseguiti dalla cavalleria inglese. Le peripezie trovano tutte origine da una questione di eredità, che vede uno zio disposto a tutto per mettere da parte il nipote legittimo erede, anche ad imbarcarlo per i mari del sud.
Rassomiglia a un racconto di Corto Maltese, sbattuto qua e là dalla sua insana brama d'avventura, nevvero? Parentela non totalmente errata poiché l'adattamento del romanzo di Stevenson appare sul Corriere dei Piccoli nel 1967, l'anno di nascita dell'alter-ego prattiano per eccellenza.
La trama la lasciamo scoprire a voi, mentre ci soffermiamo ancora un poco sullo stile grafico di tale fumetto: la tecnica utilizzata dal maestro veneziano è la gauche, nella quale i colori non vengono diluiti in acqua, ma schiariti a colpi di bianco. Il colpo d'occhio è davvero intenso, si crea un contrasto molto acceso tra gli evanescenti fondali e la asciuttezza dei visi dei diversi personaggi che si alternano sulla scena.

L'isola del tesoro - Il ragazzo rapito Gentiluomini di mare. Questi pirati dei Caraibi che popolarono i sogni di Robert Louis Stevenson, ora dominano le attenzioni di un Pratt giovane e poco iniziato alla gloria fumettistica. L'isola del tesoro e Il ragazzo rapito, due storie ad uso e consumo dei lettori del Corriere dei Piccoli, rappresentano un documento eccezionale per comprendere il futuro autore di Corto Maltese. La riconoscenza umana verso il padre catturato in Etiopia e la stima verso la maniera di narrare di Stevenson impregnano le pagine di questi fumetti e ne restituiscono le autentiche emozioni suscitate nel petto dell'autore.