Recensione La città delle bestie incantatrici

Tra violenza ed erotismo, un classico dell'animazione hard-boiled

recensione La città delle bestie incantatrici
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Tratto dal romanzo di Hideyuki Kikuchi, La città delle bestie incantatrici (Wicked City) è assunto a vero e proprio cult del cinema d'animazione orientale, e ad oggi, ad oltre vent'anni dalla sua uscita (1987) è in grado di regalare forti emozioni. Un thriller erotico, oscuro, ricco di influenze hard boiled, che trasforma una trama apparentemente banale come quella di una lotta tra due razze, uomini e demoni, in un viaggio oscuro e decadente nei meandri della carne e della sofferenza. Ricco di colpi di scena, Wicked City vive di un estremismo visivo che esplode anche in scene erotiche fortemente esplicite, che ne hanno fatto vietare la visione ai minori. Questo però non ha impedito una distribuzione nel Belpaese da parte di Dynamic Italia, con un doppiaggio di livello più che buono.

Una tregua a rischio

Tokyo. E' da secoli che vige un segreto accordo di non belligeranza tra il mondo degli umani e quello dei demoni. Ora però, a causa di mine vaganti da parte della realtà oscura, la tregua sembra stia per vacillare, e Renzaburo Taki rischia di provarlo sulla propria pelle, abbordato da una ragazza con cui finisce a letto, per poi scoprire che questa non era altro che un demone pronto a fargli la pelle. Ma Taki non è uno sprovveduto, fa infatti parte di un' elite speciale, chiamata la Guardia Nera che, vedendo militare tra le proprie fila membri di entrambe le razze, ha il compito di preservare la pace. Riuscito a scampare al pericolo, l'agente viene chiamato per una missione in cui sarà affiancato da Makie, splendida ragazza appartenente al "Mondo Oscuro". Lo scopo è di proteggere il longevo bi-centenario Giuseppe Mayart, la cui sopravvivenza sembra cruciale ai fini della trattative per siglare una nuova pace.

Dark night

La città delle bestie incantatrici è il primo lavoro "completo" del regista Yoshiaki Kawajiri, che ha curato anche il character design, e che ha pervaso l'Opera di un'atmosfera opprimente, inquieta e magica. Il tratto, pur ancorandosi agli standard dell'epoca, non risente poi così tanto del tempo trascorso, grazie anche a delle animazioni più che convincenti. Una pellicola matura sotto tutti gli effetti, dalla violenza estrema nelle trasformazioni mostruose dei demoni, a quella sessuale, che poco lascia all'immaginazione, proponendo scene di fellatio forzate più o meno disturbanti. Ma oltre a questo sfacciato voyeurismo, Wicked City è una pellicola praticamente perfetta, con una tensione costante che aleggia dall'inizio alla fine, grazie a uno sviluppo narrativo (seppur un pò troppo "condensato" a tratti) eccelso che rende la trama appassionante, così come l'affezione per i destini dei due protagonisti, fino al clamoroso colpo di scena finale che ribalta tutte le carte fin lì messe in tavola. Uno sguardo sulla possibile integrazione di due mondi così diversi, ma con la speranza da entrambe le parti di potersi finalmente riappacificare e metter fine a tutte le sofferenze. Il tutto ambientato in una notte che sembra non avere fine, che permea luoghi e personaggi di un'atmosfera plumbea e cupa, sottolineata dalla colorazione tendente al bluastro e al violaceo. Varie definizioni si sono sprecate per cercarne di definire il genere d'appartenza, vista la continua divagazione in territori da soft hentai, ma alla fine il film è facilmente riconducibile al filone hard-boiled, seppur impregnato di erotismo e violenza. L'unica critica che può essere amputata è dovuta alla scarsa caratterizzazione dei personaggi, che, seppur complice la durata di novanta minuti, poteva essere più approfondita e che invece, stando così le cose, offre due figure potenzialmente interessanti ma appena abbozzate. Stona un pò invece il taglio comico dato al personaggio di Mayart che, complice l'età e gli istinti sessuali, ricorda una versione post-litteram del nonno-maniaco di Ranma. Difetti di poco conto, che non ledono la qualità di un film che, pur dividendo il pubblico, ha indubbiamente fatto storia.

La città delle bestie incantatrici Su una trama "semplice", Yoshiaki Kawajiri dirige un film oscuro e macabro, ricco di erotismo e violenza, che riesce a sopperire al peso degli anni grazie a una realizzazione tecnica di tutto rispetto e a una narrazione appassionante. A tratti esagerato, ma carico di un fascino sorto dall'inquietudine e dalle oscure atmosfere, La città delle bestie incantatrici è un'avvincente racconto hard-boiled anni '80 degno di entrare nella cineteca di ogni appassionato di anime. A patto che abbia già spento diciotto candeline.