Recensione Long Wei

Editoriale Aurea presenta una miniserie in dodici albi ispirata ai classici del cinema d'azione dell'Estremo Oriente

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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

“Il drago arrivò in un giorno di pioggia”: questo il titolo del primo albo di Long Wei, nuova serie a fumetti dell'Editoriale Aurea che ha visto la luce a cavallo tra giugno e luglio e che sarà distribuita in tutte le edicole per (almeno) dodici numeri. Una miniserie interessante, concepita, nella sua struttura, come fosse un serial tv e che cavalca territori nuovi per il fumetto italiano contemporaneo, pur adagiandosi sul solco del sottogenere delle arti marziali.
Long Wei, difatti, narra le (dis)avventure di un ragazzo cinese esperto di kung fu e wing chun catapultato di colpo nella Milano odierna. Non si tratta, tuttavia, di una sorta di “manga all'italiana” dato che il tratto e la scrittura non ricordano tanto i fumetti dell'estremo oriente, quanto piuttosto la sua filmografia. Tutto il primo numero è un continuo omaggio ai film di kung-fu “dei bei tempi andati”, a Bruce Lee, ai primi film di Jackie Chan e Jet Li, a quelli dei Fratelli Shaw. Del resto, lo stesso protagonista è un ex attore del genere tipico di Hong Kong.

Enter the Dragon

Long Wei, da ragazzo, ha provato con passione a tenacia a realizzare il suo sogno e diventare una stella del cinema d'azione. Tanti ruoli da comparsa, tante pacche sulle spalle, ma alla fine dei giochi per sbarcare il lunario si ritrova a fare la guardia in uno stabilimento industriale cinese.
In un momento di smarrimento, si ritrova a dover affrontare un viaggio intercontinentale per giungere infine a Milano al fine di dare una mano a suo zio “Tony”, che gestisce con alterne fortune un piccolo ristorantino di famiglia insieme ai due figli ma finisce invischiato in una brutta storia di debiti di gioco. Grazie al suo spiccato altruismo e alla sua incredibile abilità nelle arti marziali, in breve Long Wei diventa l'idolo del quartiere, la persona a cui tutti chiedono aiuto nel momento del bisogno...

È innegabile che il primo albo della serie ideata da Diego Cajelli e Luca Genovese sia infarcito di stereotipi. Ciononostante non si tratta di un'operazione mediocre che sa di già visto e annoia, anzi. Anche se i personaggi spesso non brillano per originalità (protagonista in primis) sono ben costruiti e caratterizzati, secondo lo schema classico del genere di film da cui gli autori hanno preso ispirazione. Visto sotto quest'ottica, il fumetto acquista notevole valore, soprattutto perché l'etica e l'estitica propria del genere, in fumetti occidentali (e italiani in particolar modo), si è sempre usata poco e male, spesso perché mai compresa fino in fondo. Fare le pulci a certe scelte di sceneggiatura o spigolature dei personaggi, insomma, sarebbe come farlo, con le dovute proporzioni, al Kill Bill tarantiniano, la cui visione abbisogna di una certa sospensione dell'incredulità.
Long Wei ha, inoltre, dalla sua un'ambientazione interessante, contemporanea ma soprattutto a noi vicina: città come Roma, Firenze e Milano vantano oramai comunità cinesi assai numerose e l'integrazione nel nostro contesto sociale di una “normale” famiglia oriunda è una buona base per un fumetto.
Ottima la scelta di rappresentare i combattimenti in maniera dinamica, con inquadrature e tagli tipici del cinema di riferimento e vere e proprie citazioni di scene 'mitiche' (vedasi quella delle scale). Operazione che non sarebbe riuscita senza disegnatori capaci ed adeguati: per fortuna il tratto di Luca Genovese (al quale si alterneranno molti altri disegnatori tra i quali Gianluca Maconi, Luca Bertelè e Patrick Macchi), è perfetto.
Ma la cosa che più fa sorridere, e al contempo pensare, è la morale di fondo del nostro “eroe per caso”: Long Wei difatti, nel corso della serie “diventa nella vita ciò che non è riuscito a diventare sullo schermo: un eroe”. Parola degli autori.