Recensione Lupin III - I serie TV

Il ladro più amato del mondo nella sua prima magica apparizione televisiva!

recensione Lupin III - I serie TV
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Lupin Lupin...

Per prima cosa un po’ di dati anagrafici: Lupin III vide la luce come manga nel 10 agosto del 1967 su Weekly Manga Action: era un titolo dedicato ai ragazzi dei licei, delle scuole superiori, ben lieti di affogare un po’ la mente in leggere avventure dal fascino e dal ritmo tutto americano (ebbene si, l’evidenza non la neghiamo). Piano piano nel tempo le sue avventure vennero apprezzate sempre più e si realizzò anche una serie TV che lo avrebbe portato, grazie anche ai suoi seguiti di centinaia di puntate, ad essere conosciuto in tutto il mondo. Noi qui recensiamo la prima serie che, per il fatto di contare 23 episodi, è forse la più conforme ai gusti dell’odierno acquirente. Nell’articolo non dedicheremo, come nostro solito, un paragrafo alla trama - è episodica, ed una puntata di Lupin per sapere il canovaccio scommettiamo la testa l’ha vista ogni nostro lettore - faremo invece un’analisi insolita e fuori dalla righe del personaggio per poi concentrarci sull’apporto che Hayao Miyazaki e Isao Takahata, le colonne di Studio Ghibli, diedero alla serie.

Lupin III: analisi di un mito

Lupin III a prima vista è un comune ladro - direte il più bravo al mondo, ma sempre ladro - che ha del ladro desideri, possesso di donne e denaro, e la metodologia del furto. Ma se si guardano bene gli obiettivi del ladro “tipico” - dal delinquente di quartiere fino al capo mafioso - si nota che sono gli stessi della borghesia, solo che il ladro, per poterli conseguire o per conseguirli prima, evade la legge. Diverso dal ladro “vero” c’è poi il ladro (penosamente) eroe cinematografico yankee, malvivente solo per caso ma in realtà strenuo difensore del bene autentico e sempre pronto a rientrare nel consorzio umano, nel belante gregge degli asserviti (gli animefan forse ricordano il pietoso John Wayne del finale di In Nome Di Dio).
Guardando Lupin è chiaro che non ci troviamo dinanzi ad un individuo di tal fatta, bensì ad un folle anarchico, riottoso ad ogni logica, pieno di charme e chino solo innanzi al gentil sesso, mille miglia lontano da un individuo nostalgico dell‘ordine costituito. Lupin, a differenza di un “reale” ladro che ruba per arricchirsi, ruba per gioco o per amore. È infatti sempre presentato come ricchissimo, di soldi non ne ha assolutamente bisogno; inoltre le sue imprese si concludono quasi sempre con un nulla di fatto - il bottino cade nella mani della sua bella o gli è tolto dalla sorte - tanto che più che un guadagno ne trae una perdita. E tuttavia ruba. A differenza di quello che ci propinano i prodotti Made in USA è poi completamente alieno alla volontà di riappacificarsi con lo stato o con la morale comune.
Da ciò emerge un Lupin un po’ diverso da quello accusato di esser in fin dei conti un mero ladro di fronte al coetaneo Harlock (di cui comunque riconosciamo la superiorità): Lupin come individualista al di fuori della morale (borghese), Lupin come gentiluomo amante delle donne, Lupin come ladro i cui furti non si risolvono con un suo arricchimento ma come un colpo di picchetto al sistema. In definitiva Lupin come galante ladro anarchico (cfr. Jean Paul Belmondo in Il Ladro di Parigi).

Il ruolo di Miyazaki e Takahata

Come già detto, la prima serie di Lupin è in gran parte opera di Hayao Miyazaki e Isao Takahata, ai quali fu messa in mano dal 7° episodio fino, escluse poche eccezioni, al termine. Miyazaki e Takahata sono i fondatori di Studio Ghibli, al tempo di convinta e dichiarata fede comunista (cfr. Conan pel primo, Pom Poko pel secondo), e i loro nomi accostati a Lupin, anarchico e individualista, suonano un po’ male.
Il matrimonio tra il duo e il ladro più carismatico del mondo si instaura peraltro in medias res, a sceneggiature già scritte, ed è infatti celebrato dal denaro e da questioni alimentari: ne consegue che l’impronta lasciata sulla serie, non essendo il loro talento tale da risplendere anche sotto il giogo del produttore-padrone, è quasi irrintracciabile. Tuttavia possiamo vedere apposta la loro firma nel cambio di macchina di Lupin, dalla Mercedes di hitleriana memoria alla proletaria 500, o anche in alcuni camei di Miyazaki che si fa ritrarre due tre volte nel ruolo di comparsa. Segno questo che se non sì è dei bigotti è impossibile non affezionarsi allo scapestrato ladro gentiluomo.

Un discorso, o meglio elogio, a parte andrebbe fatto per le animazioni, forse quelle che hanno meglio resistito ai segni del tempo tra tutte quelle anni ‘70. Il merito maggiore va certo imputato allo stile accattivante di Monkey Punch ma anche la coppia Miyazaki-Takahata ci ha messo del suo. In che modo? Nei personaggi secondari, soprattutto femminili, i cui canoni di realizzazione cambiano visibilmente negli episodi diretti dal duo di Studio Ghibli. Ottime anche le musiche, in prevalenza blues, che sono il tassello finale di un anime immortale (e se non ha tracce di declino a quasi 40 anni possiamo ben dirlo!).

Edizione DvD

Yamato Video ha fatto per il nostro eroe un lavoro davvero pregevole. Innanzitutto è stato recuperato il doppiaggio originale realizzato per la trasmissione sulle reti regionale al posto di quello, più noto, di Mediaset, che ovviamente censurò e tagliò un po’ a caso (debbono amare il caso questi mecenati dato che trasmisero anche le puntate in ordine sparso...).
La traccia video ha lasciato soddisfatti ì più che ne hanno compreso i difetti in virtù della vecchiezza del master originale. Per i curiosi informiamo che il bit-rate ha una media di 5 mb per secondo.
Bene anche le tracce audio che, salvo un leggerissimo fruscio di fondo, non danno adito a lamentale. Da delizia i contenuti speciali: infatti oltre a trailer, sigle originali e qualche scheda dei personaggi ( niente di ché in verità ), viene presentato anche il pilot film realizzato nel 1970 in versione TV size e Cinemascope.
Il prezzo? Un po’ ballerino! 63,00 euro di copertina, molto meno quasi in ogni sito internet dove viene proposto scontato del 20 o anche del 30 percento.

Lupin III - I serie TV Lupin III è certamente uno dei personaggi più carismatici della cultura pop dell’ultimo secolo, e si potrebbe anche dire il più carismatico. Nel nostro articolo abbiamo tentato di analizzarlo da un punto forse troppo serioso - anche perché una sua lettura convenzionale ci sembrava francamente inutile - ma egli resta principalmente una fonte di intrattenimento. Unica differenza rispetto agli altri suoi coetanei giapponesi con i medesimi scopi è che è meno buonista e ingenuo di quanto si pensi sia un anime degli anni ’70 cosicché anche oggi è al vertice della classifica dei prodotti d’intrattenimento.